ICSIM in memoria di Gino Papuli


L'ICSIM per ricordare Gino Papuli, socio onorario italiano dell’Istituto per la Cultura e la Storia d’Impresa «Franco Momigliano», venuto a mancare il 19 giugno scorso, ha reso disponibile sul sito www.icsim.it il download gratuito de "La macchina e il monumento. La grande pressa di Terni".
Di seguito riportiamo uno stralcio dell'opera:

La cultura del “congegno”

Secondo lo storico americano David S. Landes, “la Rivoluzione industriale è stata simile, nei suoi effetti, al gesto compiuto da Eva allorché gustò il frutto dell’albero della conoscenza”.
Nelle vicende che ci accingiamo a raccontare – la vita di una grande macchina – la Rivoluzione industriale è un “peccato di origine” che non può essere trascurato se si vuole vedere tale macchina come congegno e non come semplice oggetto.
Congegno, infatti, deriva dalla parola latina ingenium, che indica la capacità intellettiva e creativa dell’uomo. E questa pressa da 12.000 tonnellate di potenza è, in realtà, una espressione eminente dell’ingegno umano, degna erede di quel famoso “maglio di Terni” che costituì il massimo limite di dimensioni e di potenza nel campo delle macchine ad urto.
Vi sono esseri umani che nascono pesando un chilo o quattro chili, che sono intelligenti od ottusi, che vivono poco o a lungo, che giungono alla notorietà o restano ignoti. Lo stesso accade per gli esseri meccanici. Al maglio di Terni – che aveva una massa battente di 108 tonnellate e che esercitava, ad ogni colpo, un lavoro di 540.000 chilogrammetri – i genitori avevano dato il gigantismo (qualità ambita e consentita dalla Rivoluzione industriale) e la docilità di carattere;
ma non potettero garantirgli la longevità.
Entrato in funzione nel 1887, esso cessò di lavorare nel 1910 lasciando il posto alla prima di una nuova stirpe di macchine – le presse idrauliche – che operavano per compressione. Di questa stirpe fa parte la pressa da 12.000 tonnellate di cui ci occupiamo: un mezzo di produzione improntato dal culto per il “kolossal” e da quella “libera immaginazione” che proprio la Rivoluzione industriale aveva reso possibile. Oggi, questa macchina – il cui ciclo vitale ha inizio nel 1934 e termina nel 1993 – è un bene di archeologia industriale e fa parte dell’insieme di testimonianze del profondo processo di industrializzazione del territorio ternano.

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