Il futuro della Meraklon Terni

“E’ un brutto periodo per fare l'amministratore unico di un’azienda in crisi come la Meraklon”.
L’esordio di Rosario Gravagno non è dei migliori, soprattutto se si parla delle prospettive di un’azienda storica del territorio ternano che conta attualmente 267 dipendenti.
A distanza di undici mesi dall'acquisizione, da parte della Novalis Holding dell’imprenditore laziale Giampaolo Fiorletta, della Meraklon, impresa del polo chimico che produce filo e fiocco, le difficoltà non mancano.
Gravagno fa un elenco impietoso delle cose che non vanno:
“Abbiamo ereditato una situazione pesantissima - spiega - con circa 25 milioni di euro di debiti, una perdita secca di 500mila euro al mese, macchinari obsoleti, personale demotivato, con la lavorazione del filo in costante caduta.
Altro elemento che ha pesato come un macigno è l'aumento vertiginoso del costo del petrolio (i prodotti Meraklon sono derivati dell’oro nero), da trenta a centoquaranta dollari in due anni che si assomma alla crisi internazionale e al mercato che non tira”.
Sotto esame dell'amministratore unico è una gestione precedente “tutt'altro che oculata”.
“La Meraklon - prosegue Gravagno - risente del proprio passato d'industria di Stato, ex Montedison, quindi con difficoltà a stare sul mercato senza stampelle. Un esempio su tutti: in passato i venditori hanno stipulato con i clienti contratti a lunga scadenza in cui non era previsto un adeguamento del prezzo in caso di aumento del costo delle materie prime. Con il costo vertiginoso del petrolio ci troviamo a lavorare in perdita, bisogna sudare sette camicie per adeguare i vecchi contratti di un centesimo. Siamo costretti a non vendere, a ridurre le forniture. Malgrado ciò non siamo ricorsi, in accordo con i sindacati e le istituzioni, ad un giorno di cassa integrazione per non perdere quote di mercato”.
Dopo questa analisi impietosa dell'amministratore unico, il sogno di un immediato rilancio dell'azienda sembra tramontare definitivamente.
Eppure, solo qualche mese fa, si riponevano molte speranze intorno all'acquisizione di Fiorletta degli stabilimenti ex Polymer, considerato che l'imprenditore di Frosinone è un esperto del settore essendo proprietario di una ben gestita fabbrica gemella nella cittadina laziale.
Con una trattativa lampo che fece arrabbiare più di un rappresentante istituzionale tenuto all'oscuro di tutta l'operazione, il 23 agosto del 2007 Giampaolo Fiorletta rilevò dalla Basell e da Banca Intesa gli stabilimenti della ex Polymer.
Stabilimenti che da anni versavano in una crisi inarrestabile.
“La Basell - ricorda l’amministratore unico - si ritrovava nella posizione ambigua di acquirente e venditore essendo, al tempo stesso, proprietaria degli impianti e fornitrice della materia prima, mentre Banca Intesa, avendo acquisito azioni in seguito a prestiti precedentemente accordati, era totalmente disinteressata intorno al piano industriale o a strategie di rilancio che richiedessero ulteriori investimenti”.
Il sogno s'infrange, le aspettative di un pronto rilancio si dissolvono dopo soltanto undici mesi. La fabbrica storica del polo chimico ternano, vanto della città della grande industria, dove nel 1959 Giulio Natta inventò la plastica moderna, il polipropilene, sembra oggi vicina al collasso.
Tanto che
“se non si assisterà presto ad un'inversione di tendenza - dichiara Gravagno - la proprietà sarà costretta a portare i libri in Tribunale”.
Un'ipotesi che lo stesso amministratore unico definisce allo stato attuale remota, malgrado le tante difficoltà. Le conclusioni dell’incontro sono ben più rassicuranti:
“Dobbiamo collaborare tutti, proprietà, maestranze, istituzioni, affinché la Meraklon risorga”
conclude Gravagno.
"Qualche risultato positivo lo abbiamo già portato a casa: la situazione debitoria è sotto controllo, abbiamo investito un milione di euro in innovazione tecnologica, stiamo stipulando contratti significativi con clienti di tutto il mondo. Abbiamo in cantiere un progetto di realizzare una centrale di cogenerazione per produrre energia elettrica e vapore per garantirci un approvvigionamento a costi competitivi, vogliamo stabilire una stretta sinergia produttiva tra gli stabilimenti di Terni e Frosinone. Dobbiamo proseguire su questa strada, non è nostra intenzione disimpegnarci ma serve l'impegno di tutti”

Alberto Tomassi dal Corriere dell'Umbria

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