I dati Istat sono impietosi: la raccolta differenziata si va progressivamente riducendo. Dati oggettivi, numeri rilevati sui dati forniti dal Comune di Terni, che segnano un arretramento sensibile fino al 2007 del principale sistema di contenimento dei costi e di miglioramento ambientale del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
La raccolta differenziata è ferma al 27,8 per cento rispetto al 28 per cento del 2004 (era tracollata nel 2006 al 24,6) mentre crescono i rifiuti totali raccolti, arrivati a 629 chilogrammi annui per abitante contro i 618 dell'anno precedente.
Insomma, lo slogan che dovrebbe fare da guida ai nuovi progetti di riordino del sistema di smaltimento (minore produzione di rifiuti alla fonte e incremento della raccolta differenziata) parte da una situazione che è esattamente opposta.
La parola d'ordine, per questa ragione, è cambiare subito registro, varando presto il nuovo progetto di raccolta differenziata "porta a porta", fermo per i ritardi nelle scelte politiche e programmatorie.
Mentre la Regione ha varato una superconsulenza da 250mila euro per redigere il progetto del nuovo piano regionale dei rifiuti, a Terni si è impantanata quella da 90mila che serve per mettere in campo il progetto esecutivo del nuovo modello di differenziata.
I consiglieri comunali non si mettono d'accordo su chi deve pagare: secondo alcuni tocca all'Asm, altri dicono che spetta al Comune.
E la macchina si è bloccata. I cassonetti dovevano sparire dal primo ottobre in tre circoscrizioni: Tacito, Colleluna e Cervino, le più popolose.
Resteranno lì. Perché proprio quel giorno scadrà il bando di gara da 6 milioni e 450mila euro per la gestione del servizio di raccolta differenziata della frazione vetro, della frazione plastica/lattine, della frazione carta, della frazione cartone e della frazione organica, per un periodo di 36 mesi nelle tre circoscrizioni.
E tra tempi tecnici di espletamento della gara, affidamento e inizio del servizio, sblocco del progetto e compagnia cantante, si rischia di superare dicembre.
E con esso di vanificare il raggiungimento degli obiettivi. Che tradotto significa altri costi per i cittadini, che già si sono ritrovati in tasca l'ultima "stangatina" di fine anno, che prevede un aumento del 3 per cento della tariffa di igiene ambientale.
Se entro la fine dell'anno non si raggiunge l'obiettivo di legge del 45 per cento, il Codice ambientale prevede l'applicazione di una penalità pari al 20 per cento dell'ecotassa con aggravio a carico del Comune.
Una voce che incide oggi sulla tariffa per circa 5 euro a tonnellata e che rischia di arrivare a 6 euro in meno di tre mesi.
A questo si aggiungano gli extracosti di conferimento in discarica: dal 13 agosto scorso, Terni paga alla Sao di Orvieto, per conferire i rifiuti nella discarica de "Le Crete", altri 700mila euro di incrementi tariffari per l'entrata in vigore delle nuove tariffe di conferimento.
Una spesa che si potrebbe risparmiare se oggi, in Regione, venisse dato il via libera alla riapertura dell'impianto di preselezione dei rifiuti, chiuso a gennaio dalla procura della Repubblica nell'ambito del procedimento giudiziario per il sequestro dell'inceneritore e rimasto inattivo per carenze autorizzative.
I tecnici di Regione dell'Umbria, Comune e Provincia di Terni si riuniranno nella Conferenza di Servizi per il rilascio dell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, che dovrà servire a rimettere in marcia l'impianto.
Federico Zacaglioni
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 22 Settembre 2008

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