Il collegio dei revisori dei conti ha espresso parere negativo sull'assestamento di bilancio proposto dalla giunta comunale, per una somma contestata superiore ai 3 milioni e mezzo di euro.
Per ora il niet del gruppo di professionisti, presieduto da Roberto Raminelli, coadiuvato da Giorgio Norcia e Gialuca Di Mei e che si occupa del controllo interno ed esterno delle scritture contabili di Palazzo Spada, è provvisorio e non è certificato da un parere ultimativo.
Ma ieri mattina, all'unanimità, i tre revisori hanno dato l'ultimatum al ragioniere capo del Comune Francesco Saverio Vista e all'assessore al bilancio Lamberto Morelli: se il documento contabile non cambierà entro lunedì, il collegio non apporrà il proprio parere favorevole.
Aprendo scenari imprevedibili per l'amministrazione Raffaelli alle prese con l'ultimo bilancio del mandato, da approvare entro il 30 novembre.
Non a caso, ieri mattina, nella prima riunione partecipativa della terza commissione consiliare presieduta da Sandro Piccinini, erano stati molti i consiglieri di maggioranza e opposizione a chiedere alla giunta quale fosse il parere dei revisori sulla delibera della sezione regionale della Corte dei conti sugli swap e sulle plusvalenze da alienazioni.
In realtà, poco dopo, nella riunione con il collegio di revisione ad esplodere è stato un altro problema inatteso rispetto a quelli che avevno creato le fibrillazioni più recenti e che ha convinto i revisori a opporre un momentaneo diniego all'assestamento.
Chiedendo alla giunta di ripresentarsi lunedì con una soluzione che possa coprire le diseconomie originate da una voce giudicata "illegittima" dai tre commercialisti.
Si tratta, in particolare, del recupero dei contributi di Stato sull'Ici dei fabbricati di categoria d, capannoni e insediamenti industriali per i quali, dal 2001, il bilancio statale anticipa una somma agli enti locali.
Entro l'anno successivo, a norma di legge, l'ente avrebbe dovuto comunicare eventuali differenze al ministero delle Finanze, che avrebbe proceduto all'eventuale conguaglio o, viceversa, al recupero delle somme eccedenti.
In realtà, in passato il Comune di Terni non ha mai fatto questi calcoli, né richiesto il pagamento dei conguagli.
Nel frattempo la legge è cambiata, i termini per richiedere indietro i soldi mancanti sono diventati da ordinativi a perentori e, adesso, c'è il rischio di prescrizione.
Cioè, che quelle cifre richieste dal Comune non possano mai essere recuperate. Nel corso dell'anno l'assessorato al bilancio ha dato incarico ad una società esterna di effettuare una perizia, per la quale si è impegnato a pagare il 10 per cento dell'importo recuperato.
Secondo il conto effettuato, dunque, Palazzo Spada dovrebbe incassare dallo Stato 3 milioni e 648 mila euro.
Ma secondo l'analisi dei revisori, per ora, ci sarebbe la certezza di incassare circa 700mila euro relativi al 2007.
Il resto correrebbe il rischio di essere prescritto.
"a meno che - spiega il consigliere di An, Carlo Orsini - non venga convertito in legge un decreto del governo Berlusconi che potrebbe salvare i Comuni, come quello di Terni, che in questi anni hanno accumulato pesanti negligenze gestionali e amministrative, non richiedendo i conguagli dell'Ici nei tempi utili.
Un paradosso, l'ennesimo, per un sindaco come Raffaelli che grida allo sciopero dei bilanci, ma che deve sperare in un miracolo per sperare che il suo ultimo documento contabile sia presentabile"












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