Voglia di secessione Leonessa si sente trascurata C'è chi la mette esclusivamente sul piano poco elegante dei soldi. E dice che i circa dodici euro a testa che si spenderanno per svolgere il referendum si potrebbero spendere in modo migliore.
Ma tant'è. Quei ventottomila euro hanno già la strada segnata. Parliamo di Leonessa, del piccolo comune che vuol lasciare il Lazio e traslocare entrare armi e bagagli in Umbria.
E domenica 30 novembre "entrerà" nelle urne per fare la sua scelta. Dopo mesi di polemiche che hanno diviso, e dividono, l'opinione pubblica, politici e amministratori.
Su 2734 residenti sono 2285 coloro che hanno diritto a esprimere la loro opinione, scegliendo il futuro politico e amministrativo del comune.
Affinché il referendum sia valido dovranno votare la metà degli aventi diritto più uno. Intanto i due Comitati che combattono la duplice battaglia, quella del sì e quella del no, vanno avanti a dire la loro.
Convinti delle loro buone, anzi ottime ragioni. In un recente forum organizzato dal Corriere di Rieti - uno dei giornali del nostro gruppo editoriale - i portavoce dei due Comitati hanno detto la loro.
E negli oltre settanta minuti di faccia a faccia ognuno ha tirato le frecce del proprio arco. Paolo Trancassini che guida il gruppo che sostiene il sì e Giuseppe La Bella che invece è portavoce di chi vuole che dalle urne esca un no tondo tondo.
Meglio la regione Umbria, più a misura d'uomo, per il futuro di Leonessa, si afferma. Chi scappa ha sempre torto, meglio rimanere nel Lazio, si replica. Queste, in grande sintesi, le ragioni delle due opposte fazioni esposte nel confronto del forum. Secondo Trancassini il primo ottimo motivo per fare le valige e traslocare in Umbria, è la maggiore attenzione che un piccolo comune come Leonessa potrebbe avere.
"La provincia di Terni - dice - ci ha proposto di migliorare la viabilità esistente che ci collega a Polino.
Inoltre fare sistema con Cascia e Norcia è un progetto sicuramente affascinante, come è affascinante dare una vetta al lago di Piediluco."
Per La Bella l'unico lato positivo del can can referendario è l'attenzione che si è attirata su Leonessa.
Ma se si vincerà il referendum si arriverà a una condizione di oblio
"perché verrà messa in frigorifero in attesa che il Parlamento possa ratificare o meno il verdetto comunale.
Cosa che probabilmente non accadrà perché c'è tutta la volontà politica trasversale di non spezzare i collegi elettorali, quindi sarà una bocciatura."
Secondo Trancassini la provincia di Rieti è piccola come una traversa di via Aurelia a Roma,
"perciò Rieti è marginale e invece qui c'è un forte bisogno di politica."
Ma La Bella replica duro:
"In venti anni di amministrazione di centrodestra, di cui Trancassini è stato autorevole esponente, non si è mai sentita l'esigenza di evadere in Umbria.
Il referendum è strumentale, altrimenti si sarebbe parlato di opere pubbliche. É una clava agitata per una autocandidatura di Trancassini alla Provincia. Che io auspico, del resto, perché nutro per lui molta stima."
L'"avversario" replica per le rime:
"Sei l'unico che mi ha candidato. La realtà è un'altra. Faccio un esempio. Quello della borsa internazionale del turismo. Le altre regioni ci sono. Sicilia, Sardegna, Umbria. Andate in quella del Lazio e trovate solo Roma. Se vai allo stand e chiedi di Leonessa, quelli ti danno un euro per comprarti un caffè. Per questo ci siamo guardati intorno e abbiamo scelto il modello dell'Umbria dove almeno saremo tutti uguali"
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 24 Novembre 2008

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