Avrebbero rubato in poco più di un anno migliaia di tonnellate di materiale ferroso, binari, rotoli di rame e scambi ferroviari che poi riciclavano e vendevano con guadagni da capogiro.
Con quest'accusa la polizia ferroviaria ha sgominato una banda composta da sei persone. A capo dell'organizzazione, che operava nel centro Italia e ricettava la refurtiva, c'erano, secondo l'accusa, due imprenditori: il sessantunenne ternano Paolo Crisostomi, titolare della ditta Alekos di via Casagrande, e un settantenne che invece risiede a Prato.
Il materiale sottratto alle ferrovie sarebbe stato riciclato anche dall'azienda ternana. Paolo Crisostomi è stato arrestato giorni fa dalla polfer. All'alba gli agenti sono andati a prenderlo nella sua abitazione. L'uomo è stato colto da malore e proprio per questo motivo i medici del carcere di Sabbione lo hanno tenuto sotto stretta osservazione.
Ma con il passare delle ore le sue condizioni di salute sono peggiorate tanto da richiedere un ricovero d'urgenza in ospedale dove l'imprenditore è ancora piantonato dagli agenti della polizia penitenziaria.
Con ogni probabilità, viste le sue precarie condizioni di salute, l'uomo presto potrebbe ottenere la scarcerazione.
Nel frattempo proseguono le indagini della polfer, coordinate dalla procura della Repubblica di Civitavecchia.
La banda aveva creato una sorta di mercato parallelo in cui avrebbero avuto un ruolo di primo piano anche alcuni dipendenti della Rete ferroviaria italiana (Rfi).
Dei sei arrestati, quattro sono ai domiciliari. A vario titolo sono accusati di concorso in peculato, furto aggravato e tentata truffa ai danni delle Fs.
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Civitavecchia (Roma), è partita nell'estate 2007, dopo una denuncia presentata da Rfi per il furto di circa 450 tonnellate di binari fuori uso avvenuto nello scalo di Tarquinia (Viterbo).
La polfer ha portato così alla luce l'organizzazione che sottraeva sistematicamente il materiale ferroso in scali del Lazio, in particolare a Maccarese nei pressi della Capitale, vicino alla stazione Roma Trastevere, a Civitavecchia e nella tratta dismessa per l'aeroporto di Fiumicino.
Secondo l'accusa i furti avvenivano in pieno giorno proprio per la connivenza di dipendenti Rfi. Il materiale veniva caricato su camion e portato in fonderie o aziende, tra cui la ditta di riciclaggio di rottami e materiali ferrosi che ha sede nei pressi del raccordo Terni-Orte.
Gli inquirenti hanno potuto ricostruire che parte dei binari è stata usata per costruire la tratta interna dell'interporto di Civitavecchia.
Milionario il giro d'affari. Basti pensare che una tonnellata di acciaio può costare 600 euro. Giorni fa, a Montecastrilli, i carabinieri avevano denunciato due operai che lavoravano alle dipendenze di un'officina di carpenteria metallica del posto.
Due recordman dei furti di metalli visto che in poche settimane si erano portati a casa qualcosa come 1.200 chili di lastre in acciaio inox.
a Terni, invece, era stato denunciato un operaio che aveva sottratto alla Tk-Ast 12 chili di rame

Antonio Mosca
dal Corriere dell'Umbria Sabato 22 Novembre 2008

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