La leggenda vuole che il patrono del paese difese la comunità locale dalle invasioni. Per questo gli venne dedicata una chiesa.

San Nicolò contro i Barbari

Il patrono di Collescipoli è San Nicolò che, secondo la tradizione, gli abitanti avrebbero visto in sella a un cavallo per difenderli dalle orde barbariche attorno al 569.
Per questo gli è stata dedicata anche una chiesa risalente al Vi° secolo. L'edificio ad alto pregio artistico è situato al centro del paese. Di evidente struttura romanica, ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli. L'interno è a tre navate, divise da pilastri ottogonali in mattoni sormontati da originali capitelli, e vanta pregevoli affreschi come l'incoronazione della
"Vergine tra i santi Nicola da Bari, Michele e Rocco"
, opera del pittore Evangelista Aquili.
Preziose testimonianze d'epoca sono visibili un po' ovunque in questo edificio. Nel XV secolo la chiesa di San Nicolò divenne la collegiata di Collescipoli. Ma nel piccolo borgo collescipolano c'è un'altra chiesa che merita attenzione: la collegiata di Santa Maria Maggiore che si suppone fosse stata edificata su un tempio pagano.
I documenti, però, testimoniano la sua esistenza soltanto dal 1215. Nel XV secolo fu rifatta totalmente, e divenne collegiata nel 1454. Il portale è del 1515 con pregiate decorazioni. Ogni anno la comunità offriva alla collegiata, in occasione della festa dell'Assunta, un cero di due scudi e cinquanta baiocchi.
Nel 1688 la chiesa subì un restauro con l'aggiunta di cornici e stucchi ad opera di Michele Chiesa. Gli affreschi che adornano sia gli altari e le pareti sono opera del maestro pittore Tommaso Cardani e dei suoi discepoli che li eseguì con i suoi allievi.
Una tela raffigurante la Madonna con Bambino è attribuita al Pomarancio. Il 29 agosto del 1695 qui fu portato il corpo di San Vincenzo proveniente dalla capitale da dove giungeva grazie al fiume Tevere navigabile fino a Otricoli.
Da lì proseguiva via terra seguito da una moltitudine di fedeli. In altre cappelle laterali sono conservati i corpi di San Flavio e San Severino martire. Anche in Santa Maria Maggiore è situato un altissimo campanile, il quale è stato sovrapposto all'arco di Porta Santa Sabina nel 1539.
La struttura della torre campanaria, di forma quadrata ha finestroni a bifora e a sesto acuto merlettato, con guglie ai quattro angoli e una ottogonale al centro.
Pregevoli le campane dove si legge ancora la data di fusione 1577. Nel 1730 la chiesa subì un rifacimento della facciata. Numerosi, come detto i luoghi di culto. Le chiese più piccole sono: Santo Stefano, San Giovanni decollato del 1554, che era associata al patronato dell'omonima compagnia; le chiesine della Madonna del Colle del 1625 e della Madonna di Loreto del 1621.
Qui esisteva anche un convento di monaci Silvestrini del 1538 e fu soppresso da Innocenzo x° nel 1635, un altro convento di frati riformati, e, in fine il convento di Santa Cecilia che merita una più degna conservazione.
L'edificio sorse nel 1605 e la comunità contribuì con 2000 scudi e 50 rubbi di grano.

di Carlo Favetti
Dall'inserto "La Provincia" abbinato al quotidiano il Corriere dell'Umbria del 18 Ottobre 2002

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