lunedì 10 novembre 2008

Un libro per la chiesa parrocchiale della frazione di Monterivoso

Un libro sulle bellezze storico artistiche della chiesa parrocchiale della frazione di Monterivoso, un vero gioiello di architettura e ricco di tradizioni popolari legate alla fede dei santi patroni, come Sant'Antonio Abate e Santa Lucia.
Il volume è stato fortemente voluto dalla popolazione di Monterivoso, al fine di recuperare i fondi per il restauro del prezioso organo collocato all'ingresso dell'edificio.
Il libro
"Castel - Rivoso, arte, storia, tradizioni gastronomia"
sarà presentato per le prossime festività patronali, durante una conferenza, che si svolgerà presso la stessa chiesa.
I testi del volume, riguardanti l'aspetto storico e artistico e architettonico, sono curati dal giornalista e scrittore storico Ferentillese Carlo Favetti; quello sulle tradizioni e leggende dalla poetessa ferentillese Luigina Sapora Riffelli; quello delle tipicità gastronomiche da Eleonora Venanzoni Alpini.
Ma! andiamo a vedere di cosa tratta il prezioso volumetto. L'antica chiesa di Castel Rivoso ha subito in questi ultimi anni un forte recupero, che ha riguardato l'intera struttura e alcune opere d'arte in essa contenute.
É posta in cima all'abitato a picco sul vallone del fosso di Riti. La parte più antica risalente al XIV secolo è inserita nel contesto delle mura castellane culminanti con l'alta torre quadrata, anche questa di recente restaurata.
L'interno è composto da un'unica navata coperta da caprigliate, e sulle pareti laterali sei altari padronali abbelliti da stucchi settecenteschi e pregevoli tele.
Prezioso il dipinto su tavola con cimasa e predella, raffigurante
"l'Orazione nell'Orto dei Getsemani"
, che adorna l'abside, realizzato nel 1538 da Francesco Nardini di Sant'Angelo in Vado.
Altri affreschi emersi dopo i restauri sono del XVI secolo di grande pregio. Le tele che adornano gli altari sono state realizzate a cavallo tr! a gli inizi del XVII e i primi del XVIII secolo come quella ch! e raffig ura la Madonna di Loreto tra Santo Stefano e un Santo Francescano dipinta da Nicola De Amicis Maceratense nel 1725.
Insomma, un volume che sicuramente riuscirà a far conoscere la singolarità di un luogo ricco di arte e storia, ma soprattutto di misteriose leggende e detti popolari, di profumi e sapori genuini di una volta.
dal Corriere di Viterbo Lunedì 10 Novembre 2008

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