Promesse sensazionali crea-consenso e pezze messe a tamponare le impellenze. Un brevetto sperimentato altrove, ma che sembra aver contagiato anche Palazzo Spada. Sul Comune punta l'indice la presidente della Lai, Stefania Sebastiani, responsabile della gestione del canile comunale convenzionato di Monte Argento che rischia il sequestro, con il fiato sul collo di Nas, Forestale e procura della Repubblica.
"Operai e volontari non sono messi dal Comune in condizione di lavorare a norma; intanto l'amministrazione si è fatta una gran pubblicità, sbandierando ambiguamente sulla stampa che ci avrebbero dato un pozzo di soldi.
E invece hanno pagato poco e male"
- tuona una Sebastiani che ha tirato troppo la corda della pazienza e che paga di tasca sua i farmaci e il cibo per i 450 cani e i 100 gatti ospiti della struttura di Monte Argento.
Mentre la Corte dei conti impone al Comune di recuperare compensi doppi illegittimamente erogati ad alcuni dirigenti, "i soldi per il canile" non ci sono, le dicono dagli uffici.
Così vuole vuotare il sacco.
"Primo, altro che pozzo di soldi: soltanto 130mila euro l'anno, cioè 81 centesimi a cane al giorno. Di questi 130mila, nel 2008 ce ne hanno dati circa o 65mila, cioè la somma che avremmo dovuto ricevere a giugno, pagata in trance irregolari, e ora ritardano anche i 23mila euro di agosto.
Soldi che il Comune ha racimolato qua e là da altri capitoli, perché la convenzione non è stata finanziata, e non si capisce perché, dal momento che è stata firmata"
- protesta la Sebastiani. E le ristrutturazioni?
"Dovevano essere 160mila gli euro annui - ha precisato la Sebastiani. Ci siamo accontentati in cambio delle ristrutturazioni. Di esse non c'è nemmeno il progetto. Hanno fatto soltanto, con la procedura della somma urgenza, dopo l'arrivo dei Nas, le pavimentazioni e i collegamenti in fogna di 20 box di un canile di 8mila metri quadrati di fatiscenza, con reti rattoppate e box non a norma.
Eppure - ricorda la Sebastiani - dopo la nostra protesta in consiglio comunale con i cani, il sindaco Paolo Raffaelli si era impegnato ad affrontare la questione al rientro dalle vacanze.
Invece, gli ho spedito tre o quattro lettere, ma non mi ha degnato di una risposta"
Orietta Bonifazi
Corriere dell'Umbria Lunedì 15 Dicembre 2008

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