La gestione dei rifiuti è una questione centrale per il governo, per la vivibilità e per l'immagine di un territorio, per la difesa della legalità, ma anche per la sopravvivenza o lo sviluppo di interi settori economici.
E la cronaca degli ultimi anni, a volte drammatica, dimostra che tutti, non solo gli addetti ai lavori, abbiamo il dovere di discutere vecchie e nuove soluzioni.
(Azzerare i rifiuti, Guido Viale, Bollati Boringhieri, 2008)

Quale Filosofia Per un Buon Governo Dei Rifiuti?
Così come consideriamo l'acqua un bene comune ed il suo accesso un diritto -allo stesso modo- specularmente, consideriamo i rifiuti un "mal comune" che è nostro dovere ridurre, gestire e smaltire attraverso una gestione integrata che tenga conto innanzi tutto e sopra tutto la salute delle persone e dell'ambiente che devono essere anteposti agli interessi economici dell'impresa di gestione dei rifiuti sia essa pubblica o privata.
Questo è un principio condiviso dal Nuovo Piano Regionale di gestione rifiuti e tale è apparso nel corso degli incontri di Vas e nel corso degli altri appuntamenti di partecipazione.
Ma quello che è condiviso in linea di principio è poi realmente praticato o almeno ci sono le premesse perché sia, ragionevolmente, possibile praticarlo in futuro?
Per fare un esempio concreto mettiamo a confronto le due diverse filosofie di gestione dei rifiuti che emergono dalle dichiarazioni dei rappresentanti del Comune di Berlino e della Azienda Pubblica dei Rifiuti berlinese, la Bsr, (ben raccontata nella puntata di Report di Milena Gabanelli, dal titolo L'oro di Roma, di Paolo Mondani, andata in onda il 23-11-2008) e quella che emerge dalle opinioni – espresse ripetutamente anche all'interno degli appuntamenti Vas - e dagli atti gestionali dei nostri decisori politici e degli amministratori di quelle aziende che, sempre nella nostra regione, gestiscono i sevizi pubblici locali, tra cui i rifiuti, quasi tutte S.p.a.
con netta prevalenza, però, di capitale pubblico.
La filosofia berlinese (a Berlino hanno cominciato 30 anni fa con la rd e oggi sono al 41%, le discariche hanno cominciato a chiuderle e agli inceneritori viene conferito solo quello che non si riesce a riciclare e Berlino è tra le grandi città tedesche quella con le imposte dei rifiuti più basse) è ben sintetizzata nelle parole di Sabine Thümler, Portavoce Bsr Berlino:
"...perché come azienda pubblica non puntiamo ad avere alcun profitto ma solo a portare il bilancio a pareggio.
Quindi il cittadino non è costretto a finanziare dei profitti.
E non siamo meno efficienti del privato.
L'efficenza a noi serve per abbassare il costo del servizio."
Un'altra filosofia esprimono con le dichiarazioni e con gli atti i nostri decisori e gestori: una filosofia di gestione che tiene, se non prioritariamente, sicuramente in gran conto il fare utili come una qualsiasi s.p.a., facendone spesso motivo di orgoglio manageriale.
Naturalmente ci vuole anche una sana gestione economica ma questa deve comunque subordinare il profitto, agli interessi pubblici e questo deve essere ancora più vero quando si "fa impresa" coi soldi del contribuente; e lo si può fare senza perdere d'efficacia tecnica come l'esperienza berlinese sta lì a dimostrare.
e la riprova di questa filosofia della gestione dei rifiuti, teorizzata e praticata dai nostri amministratori e dalle nostre aziende, che antepone le ragioni dell'economia a quelle dell'ecologia è la continua richiesta, anche durante gli incontri di Vas, di ripristino generalizzato dei Cip6.
Nel momento in cui la Ministra dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, dopo aver concesso una proroga ai Cip6 per gli inceneritori in tutte le aree minacciate dall'emergenza rifiuti, si preparano ad estendere la proroga a ogni tipo di impianto ci attendiamo un segnale positivo come inserire nel Nuovo Piano Regionale di gestione rifiuti una netta contrarietà al ripristino generalizzato dei Cip6 e magari non se ne prevedesse l'utilizzo per incentivare, in Umbria, l'incenerimento dei rifiuti.

Per un Buon Governo Dei Rifiuti.
"affrontare il Problema Partendo Dalla Testa": la Gerarchia Europea Delle 4r
Il richiamo, in esergo, alla cronaca drammatica degli ultimi anni, è naturalmente alla Campania dove – osserva Guido Viale – per oltre quattordici anni ci si è ostinati ad "affrontare il problema dei rifiuti partendo dalla coda", cioè progettando di costruire 1, 3, 10 o addirittura 24 inceneritori.
Il risultato di questo aver voluto "affrontare il problema dei rifiuti partendo dalla coda" in Campania è sotto gli occhi di tutti: nessuna politica di riduzione; poca raccolta differenziata (nonostante le nobili eccezioni degli attuali 118 "comuni ricicloni" con percentuali di Raccolta Differenziata oltre il 40% su un totale di 551) niente compostaggio; niente Cdr.
Nella nostra regione, sull'onda lunga emotiva del caso Campania è sembrata prevalere la paura che quello che è successo in quella regione potesse ripetersi nella nostra ed è così che nei fatti tutto il dibattito attorno al Nuovo Piano (che inevitabilmente ne porta i segni) ha cominciato, sempre più, a ruotare attorno alla questione dell'incenerimento, con molti amministratori e la totalità delle aziende di gestione dei rifiuti a reclamare il ripristino dello "scandaloso" Cip6.
Di fatto, pur ribadendo l'accettazione della gerarchia delle 4r europee (Riduzione dei rifiuti alla fonte, Riuso, Riciclo e solo alla fine, Recupero di energia) si rischia di ricadere nell'errore campano del voler "affrontare il problema dei rifiuti partendo dalla coda" subordinando tutto il piano alla soluzione incenerimento che, a tutti, appare sempre di più come già decisa in partenza e sempre più "blindata".
Un'altra spia del rischio che l'Umbria possa cadere nell'errore campano è l'ostinazione (anche questa verificata ad ogni incontro del processo partecipativo della Vas) con cui i decisori politici e tecnici negano che discariche e, soprattutto gli inceneritori, siano temibili concorrenti del Riciclaggio, della Raccolta Differenziata e della Riduzione alla fonte; dal nostro osservatorio invece quel che vediamo è esattamente il contrario soprattutto quando gli impianti sono sovradimensionati in numero e potenzialità.
Tutti, sulla carta, concordano nel voler affrontare il problema "dalla testa e non dalla coda", rispettando la gerarchia europea delle 4 r ed anche gli incontri della Vas sono cominciati col discutere di Riduzione e rd e impostando il problema dell'incenerimento e dello smaltimento finale in discarica tarandolo correttamente su quel 65% di rd che la legge impone di raggiungere entro il 2012.
Ma basta questo per dire che in questo modo si "affronta il problema rifiuti partendo dalla testa"?
Noi crediamo che per "affrontare il problema rifiuti partendo dalla testa" e rispettare realmente la gerarchia delle 4r, sia necessario prevedere una tempistica per la realizzazione degli interventi in base alla quale qualsiasi eventuale nuovo impianto di trattamento termico dedicato venga preso in considerazione solo dopo che le azioni per la rd avranno potuto dispiegare tutte le loro potenzialità: ad esempio, solo dopo che la raccolta differenziata abbia raggiunto la percentuale del 60% entro il 2011.
In questo modo si avrebbe anche un po' di tempo per decidere se quella dell'incenerimento è davvero la scelta giusta per il trattamento finale prima dello smaltimento in discarica.
Questa la principale proposta di Legambiente Umbria nel procedimento di Vas: rimandare l'eventuale realizzazione del nuovo impianto di trattamento termico dedicato previsto per la provincia di Perugia e la scelta della sua tipologia solo dopo che la rd e Riciclaggio abbiano raggiunto soddisfacenti obiettivi di riduzione dei rifiuti residui.
Questo proposta "fuori dal coro", ci sembra comunque pragmatica, responsabile e realistica se teniamo nel debito conto, il quadro attuale della situazione rifiuti regionale; il quadro generale di gravissima crisi economica, e la conseguente necessità di razionalizzare la spesa indicando precise priorità; degli alti costi degli impianti di incenerimento; se teniamo nel debito conto il fatto che mentre il Nuovo Piano durerà cinque anni un nuovo impianto di incenerimento durerà anche 4-5 volte tanto; e tenendo nel debito conto la concorrenza (sleale nel caso, più che probabile, fossero reintrodotti indiscriminatamente i Cip6) degli inceneritori nei confronti della riduzione, del riuso e, soprattutto, della raccolta differenziata e del riciclaggio; ed infine gli impegni presi per la riduzione delle emissioni di Co2 e per non parlare poi di quanto tempo dovrebbe doverosamente essere speso per affrontare la preoccupazione per la salute che tali impianti ingenerano, a torto o a ragione, nella popolazione.

Riduzione Dei Rifiuti Alla Fonte e Riuso
La Riduzione dei rifiuti alla fonte ed il loro Riuso sono "la testa di un'efficace gestione integrata dei rifiuti"; è questa la vera sfida che i rifiuti pongono a tutti noi, decisori politici e tecnici, associazioni, comitati e semplici cittadini: fare in modo, in primo luogo, di produrli.
La Riduzione, in Italia soprattutto, è molto sottovalutata nonostante che le direttive europee stabiliscano che nel ciclo della gestione dei rifiuti è questo l'obiettivo prioritario gerarchicamente sovraordinato a tutti gli altri verso cui dovrebbero tendere tutte le politiche in materia.
Anche nel Nuovo Piano la riduzione ci appare per lo meno economicamente sottostimata: i progetti previsti per i detersivi alla spina, il latte alla spina le fontanelle d'acqua frizzante sono senz'altro positivi ma c'è bisogno di progetti più incisivi che aiutino i consumatori a cambiare mentalità ad auto educarsi a consumare di meno ed a far comprendere ai produttori che è loro dovere ma anche convenienza economica occuparsi anche degli imballaggi, dello smontaggio, dei vari residui e di tutti i rifiuti della produzione e della commercializzazione, della logistica di ritorno e così via.
In un'Italia che ha il record mondiale del consumo pro capite di acque minerali ed in una regione come la nostra dove, secondo uno studio di Confesercenti, "l'acqua minerale, l'acqua con le bollicine, ha un mercato che vale circa 45 milioni di euro ed alto è anche il consumo regionale di bibite alcoliche e analcoliche, tutte bevande imbottigliate, importante ed incisivo (con forte valore educativo) potrebbe essere un progetto per incentivare il ritorno del "vuoto a rendere" delle bottiglie di vetro finalizzato sia al riciclaggio che al riuso perché, ad esempio, pulire, sterilizzare e rietichettare una bottiglia usata richiede minore energia in confronto al riciclaggio di bottiglie di vetro e delle lattine d'alluminio che fondono a 660°c.
a questi vantaggi si aggiunge il risparmio di carburante per il trasporto visto che i vuoti possono essere raccolti dagli stessi corrieri delle consegne e riportati agli impianti di imbottigliamento.
e' importante contrastare un così grande consumo di acqua minerale – e di questo si parla ne Nuovo Piano ma senza dargli il necessario peso e la necessaria incentivazione economica - .
e' importante, anche per la riduzione di rifiuti, disincentivare il consumo di acqua imbottigliata e incentivare l'uso dell'acqua del rubinetto come fa Imbrocchiamola! promossa dalla rivista Altreconomia assieme a Legambiente che non a caso l'ha inserita nella sua nuova campagna "Ridurre si può".
Una campagna per evitare un grande spreco di risorse, montagne di bottiglie di plastica da smaltire e tante emissioni di Co2 per il trasporto su gomma che potrebbero essere risparmiate.
Infine la presenza in Umbria degli stabilimenti Novamont, leader nel settore della chimica verde, potrebbe incentivare l'impegno regionale contro la plastica inutile con la promozione degli shopper biodegradabili magari anticipando il divieto di utilizzare i sacchetti della spesa in plastica non biodegradabile, meglio se dichiaratamente come fase intermedia, in attesa che diventi d'uso comune (magari incentivandolo) l'ancor più più ecologico shopper di stoffa.

Raccolta Differenziata
La Raccolta Differenziata è "il cuore del problema rifiuti" e della sua soluzione.
Per quanto riguarda la parte delle proposte per la rd il Nuovo Piano è in larghissima parte condivisibile perché ripropone, adattandole con intelligenza alla situazione locale, tutte le buone pratiche maturate nel corso degli anni, a cominciare naturalmente dalla raccolta differenziata domiciliare, dai sistemi di verifica puntuale per l'utente dei rifiuti differenziati, per i sistemi di incentivo e disincentivo economici per le Amministrazioni Comunali, ecc.
Condivisibili anche i progetti di incremento della rd per Terni, Marsciano e Gubbio che però sono già in ritardo rispetto ai tempi d'attuazione previsti.
Ora però va detto che gli stessi elementi positivi erano già presenti, almeno in parte, nel Piano attualmente vigente e, a nostro avviso, se essi non sono stati attuati è dipeso in larga parte dalla concorrenza sleale dei prezzi bassi della discarica e degli incentivi "contro natura" e contro le regole del libero mercato dei Cip6 che hanno trasformato l'incenerimento in un "affare" e, non da ultimo, dal fatto che Riduzione, Raccolta Differenziata, Riciclaggio, Recupero di energia e discariche sono dipese (e per il futuro non si pensa a soluzioni diverse) da uno stesso soggetto gestore con un evidente "conflitto di interessi" all'interno del quale prevalevano gli interessi economici di incenerimento e discarica.
Anzi, in futuro, con le razionalizzazioni/concentrazioni previste, tali contraddizioni, in mancanza di adeguati contrappesi, non previsti dal Nuovo Piano, potrebbero aggravarsi facendo prevalere, una volta di più gli interessi economici su quelli generali come la salute.
Occorre allora, ribadiamo, tenere al riparo la rd dalla concorrenza di incenerimento e discarica, scaglionando la realizzazione delle azioni e degli impianti previsti nel Nuovo Piano secondo la gerarchia europea, step by step, in modo da concentrare tutte le risorse progettuali ed economiche, prioritariamente, per raggiungere obiettivi di riduzione, attraverso quote rilevanti di Rd; attraverso il "riciclaggio", a valle della rd della frazione organica dei nostri rifiuti per la produzione industriale di compost di qualità e con produzione di energia; e attraverso il trattamento (tmb) per la produzione C.d.r.
di qualità; e attraverso gli altri trattamenti con i quali si può ulteriormente ridurre la quota di rifiuto residuo e, solo alla fine, realizzare azioni ed impianti per la quota non riciclabile.
e nel frattempo non smettere di confrontarsi (va dato comunque atto all'Assessore Bottini di aver promosso la partecipazione, nelle forme previste, più di altri ed in misura maggiore che nel passato) in maniera ancor più diffusa e non selettiva (rispetto al problema rifiuti tutti siamo portatori di interessi e, come ricordato in esergo, tutti i cittadini, non solo gli addetti ai lavori, hanno il diritto-dovere di discutere le soluzioni) con quanti più cittadini possibile sulle modalità per chiudere un ciclo, quello dei rifiuti, che, come i cicli naturali, va comunque chiuso, e per discutere se l'incenerimento sia o meno una soluzione economicamente, socialmente, ecologicamente sostenibile e se non esistano invece altre soluzioni magari tra quelle indicate dal Rapporto Conclusivo Della Commissione Per le Migliori Tecnologie di Gestione e Smaltimento Dei Rifiuti del 2007.

Riciclaggio
Rimanendo nel "cuore del problema rifiuti" contribuiamo con una rapida osservazione sul Riciclo che può avere successo, dando un grande contributo alla riduzione dei rifiuti, solo spingendo al massimo la raccolta differenziata, sia quella dei rifiuti urbani che quella dei rifiuti delle imprese.
La cosa più importante da osservare a proposito del Riciclaggio, non presente nel Nuovo Piano (forse perché non è una funzione che compete direttamente alla regione in materia di gestione rifiuti o forse perché in Umbria sono già presenti un buon numero di impianti per il riciclaggio soprattutto di rifiuti da imballaggio) è che gli impianti di riciclaggio (non solo quelli per rifiuti da imballaggio ma Raee, metalli, inerti da costruzione/decostruzione, veicoli fuori uso, ecc.) devono essere il più possibile locali e dove mancano bisogna costruirli incentivandoli anche con vantaggi localizzativi (che implementino gli attuali accordi e le convenzioni coi consorzi di filiera) all'interno degli strumenti di pianificazione che devono sempre più considerare gli impianti della nuova industria del riciclaggio basata su materie seconde tra le (poche) opportunità di progresso economico e sociale davvero capaci di futuro perché capaci di far crescere nuove imprese e posti di lavoro salvaguardando e migliorando l'ambiente e inserendo la nostra regione nei processi globali di riconversione ecologica dell'economia già in atto e che subiranno un'accelerazione.
Altro aspetto non trascurabile per incentivare, il più possibile, la localizzazione dell'industria del riciclaggio è che senza impianti locali la raccolta differenziata dei rifiuti stenterà a decollare, mentre farà bene alla rd che il cittadino possa verificare, "a due passi da casa", che i rifiuti differenziati con tanta "fatica" in casa poi non è vero finiscono tutti nel mucchio.
Questo è comunque un settore industriale maturo ed in crescita e il riciclaggio è la fase della gestione integrata dei rifiuti dove si allocano le maggiori possibilità, per il pubblico e per il privato, di fare profitti senza confliggere con la priorità della difesa della salute delle persone e dell'ambiente.

Compostaggio
Non molto da aggiungere a quanto contenuto nel Nuovo Piano se non ribadire la straordinaria importanza per la riduzione dei rifiuti (ma anche per un miglioramento delle pratiche agricole e per una nuova politica energetica) della produzione di compost di qualità dal trattamento dei rifiuti organici, post Rd, in impianti di compostaggio integrati a impianti di digestione anaerobica per ottenere una gestione sostenibile degli scarti organici e al contempo produrre energia dai rifiuti senza Co2.
Questo, e nessun altro, è il modo con cui l'Europa ci invita (e incentiva) a produrre energia con la frazione organica dei rifiuti.
Straordinariamente importante per il forte valore simbolico e di autoeducazione ambientale l'autocompostaggio domestico da incentivare maggiormente.

Altri Trattamenti
Per la frazione secca, a valle della Rd, vanno privilegiati gli impianti Tmb, che producono C.d.r.q, un combustibile con potere calorifico elevato e ben definito e che quindi, accoppiandosi a filiere per il recupero energetico impostate su poteri calorifici elevati, non necessariamente dedicati, non pregiudica l'ipotesi di future raccolte separate dell'organico.
Questi impianti si realizzano in breve tempo e possono diventare con opportune ma leggere modifiche tecniche impianti per la produzione di compost di qualità man mano che la raccolta differenziata si diffonde.

Incenerimento
Abbiamo cercato di ragionare attorno alla scelta dell'incenerimento (nel Nuovo Piano indicato come trattamento termico prevedendo un nuovo impianto dedicato in provincia di Perugia e l'utilizzo di impianti esistenti, non meglio identificati, in provincia di Terni) in maniera non ideologica.
La prima considerazione è che nonostante la gran quantità di rifiuti (prodotti e residui impossibili da riciclare) indicata nel Nuovo Piano e che ci pare francamente eccessiva, (soprattutto se tenuto conto della necessità di ridurre comunque i rifiuti alla fonte e durante il percorso di gestione e di farlo nel più breve tempo possibile come ci ribadisce l'Europa) quando la rd avrà raggiunto l'obiettivo del 65%, da incenerire non resterà molto, quasi solo la plastica che non rientra nella categoria imballaggi e che potrebbe anche essere oggetto di un circuito di raccolta specifico.
Così un nuovo inceneritore, quello da costruire in provincia di Perugia, fatta salva l'autosufficienza degli ambiti, rimarrebbe probabilmente sotto utilizzato e forse prima ancora di essere ammortizzato soprattutto se si riuscirà a fermare, grazie anche all'Europa cui Legambiente è pronta ad appellarsi, la vergogna della reintroduzione generalizzata del Cip6.
Un'altra considerazione ci preme: se è vero che tutto il ciclo integrato è finalizzato alla riduzione dei rifiuti come sarà possibile conciliare un flusso di rifiuti in continua doverosa (e ineludibile) decrescita con un impianto come l'inceneritore che abbisogna tecnicamente ed economicamente di un flusso continuo e stabile di rifiuti?
e quand'anche fosse tecnicamente possibile il sotto utilizzo di un impianto gestito dal pubblico in nome della riduzione dei rifiuti e della riduzione del danno che comunque qualsiasi forma di incenerimento produce; chi mai potrebbe obbligare un privato a rinunciare alla sua libertà di impresa, al suo diritto al profitto in nome di un interesse generale?
Chi e in nome di cosa potrebbe obbligare un'impresa privata, ad esempio, a non importare rifiuti da altre regioni o da altri paesi così come gli inceneritori tedeschi sono stati economicamente rivitalizzati dal flusso di rifiuti generato dall'emergenza campana?
Tralasciamo al momento la possibilità di altre tecnologie pure indicate nel Rapporto Conclusivo Della Commissione Per le Migliori Tecnologie di Gestione e Smaltimento Dei Rifiuti del 2007 che hanno caratteristiche di flessibilità e modularità che ben si adatterebbero invece alla decrescita dei rifiuti post rd e Riciclaggio perché richiederebbero studi e verifiche, raccolta ed elaborazioni dati che al momento non siamo, credibilmente, in grado di intraprendere.
Una soluzione potrebbe essere quella dell'inviare (magari come soluzione transitoria in attesa di una stabilizzazione delle percentuali di rd e di rifiuto residuo) la frazione secca combustibile, post Rd, trasformata da impianti Tmb in C.d.r.
di qualità e ad alto grado calorifero ad impianti già esistenti, così come previsto per la provincia di Terni, in grado di utilizzarlo come combustibile addizionale; la spesa sarebbe quella di dotare gli impianti di apparati adeguati di abbattimento delle emissioni, diverse per qualità e quantità che ne verrebbero generate.
Questi impianti potrebbero essere (possibilità indicata anche da Confindustria umbra – che certamente non è possibile ascrivere tra gli ambientalisti; e sempre come possibilità perfino da Guido Viale che sicuramente non è possibile ascrivere al partito degli inceneritori) cementifici o centrali elettriche alimentate a carbone o acciaierie che usano comunque combustibili più inquinanti del Cdr di qualità e che una volta minimizzato il rifiuto residuo potrebbero tornare ai precedenti combustibili dopo aver reso possibile evitare la costruzione di un nuovo impianto dedicato.
Naturalmente lo stesso ragionamento qui fatto per la soluzione di trattamento termico previsto per la provincia di Perugia vale per la soluzione - utilizzo di impianti preesistenti - prevista per la provincia di Terni.
Nel caso della provincia di Terni è importante decidere quale degli impianti esistenti utilizzare e quanti e quali adeguamenti per l'abbattimento delle differenti (per qualità e quantità) emissioni che ne verrebbero generate.
Ed importante sarà ribadire, vista la più che probabile proprietà privata dell'impianto, la transitorietà del conferimento del co-combustibile che dovrà inevitabilmente ridursi nel tempo parallelamente alla riduzione del rifiuto residuo.
Nel tentare di giudicare l'opportunità o meno del ricorso all'incenerimento per il trattamento finale prima dello smaltimento in discarica abbiamo volutamente lasciato per ultime le considerazioni sul rapporto emissioni da incenerimento dei rifiuti e salute delle persone.
Se è vero che un inceneritore inquina quanto uno svincolo autostradale e se è vero che è difficile stabilire scientificamente, in maniera unanimemente condivisa, una connessione tra le emissioni di un determinato impianto di incenerimento e l'insorgenza di malattie nelle persone che vivono nelle vicinanze è vero anche che esiste una tale mole di dati da ingenerare molti dubbi tanto da giustificare l'applicazione del principio di precauzione che è principio scientifico e di buon senso, principio normativo alla base di trattati internazionali, norme nazionali e sovranazionali "in base al quale di fronte al ragionevole dubbio che da un'azione o un comportamento possa derivare un danno grave e potenzialmente irreversibile alla collettività, anche in assenza di prove certe e unanimemente condivise che dimostrino tale rischio occorre adottare le contromisure necessarie a prevenirlo" (da: Dizionario del pensiero ecologico, a cura di Roberto Della Seta, Daniele Guastini, Carocci, 2007)
Da tutte queste considerazioni, nell'ordine gerarchico con cui le abbiamo indicate, scaturisce il nostro no all'ipotesi di un nuovo impianto di incenerimento dedicato per la provincia di Perugia trovando preferibile la stessa soluzione prevista per Terni di utilizzo di impianti esistenti da adattare per la co-combustione di C.d.r.Q

Discarica
a proposito di discariche c'è solo da ribadire, così come ricordato anche nel Nuovo Piano che non sono la soluzione al problema rifiuti e tutto il ciclo deve tendere al loro superamento.
Per concludere non possiamo non sottolineare, anche per aggiungere ragioni al nostro rifiuto della costruzione di un nuovo impianto di incenerimento dedicato, che gli inceneritori non servono a chiudere le discariche ma al contrario contribuiscono a nutrire le discariche con le loro scorie e con i sottoprodotti dei sistemi di filtraggio dei fumi tutti materiali altamente tossici.



Condividi o salva questo articolo
Facebook OKNotizie Diggita Fai Informazione Upnews Wikio Segnalo Bookmark.it

Articoli correlati



0 commenti

Posta un commento

Cerca su Terni Mania

Trova per argomento

Trova per mese di pubblicazione