La procura della Repubblica ha chiuso le indagini sui reati ambientali legati alla gestione dell'inceneritore Asm di Maratta e sulle presunte vessazioni nei confronti del personale che vi era impiegato.
Il pm, Elisabetta Massini, ha dunque completato il suo lavoro e adesso i legali degli indagati avranno 20 giorni di tempo per fare le loro mosse.
Non appena sarà completata la consegna degli avvisi di chiusura indagini, gli interessati potranno accedere a tutti i fascicoli che finora erano coperti, almeno in parte, dal segreto istruttorio.
Ciò significa che la difesa potrà avere piena cognizione di tuti gli atti e delle accuse formulate nei confronti degli indagati.
Poi spetterà ai loro difensori avanzare le loro richieste in relazione agli eventuali riti alternativi prima dell'udienza preliminare quando il gup sarà chiamato a scegliere tra il rinvio a giudizio o il proscioglimento.
Gli indagati sono una trentina in tutto, tra amministratori pubblici e vertici dell'Azienda speciale multiservizi.
Il fascicolo fu aperto nel novembre del 2006 dal sostituto procuratore Elisabetta Massini. L'indagine ha riguardato in particolare lo scarico nell'atmosfera e nel fiume Nera di sostanze inquinanti prodotte dall'inceneritore che fu sequestrato a gennaio e che da allora, pur essendo stati tolti i sigilli, non è più ritornato in funzione.
Al centro degli accertamenti anche sei casi di mobbing, con pressioni che avrebbero ricevuto alcuni impiegati e demansionamenti.
Basti pensare alla vicenda di Rodolfo Staffieri, il coordinatore elettrico che l'azienda aveva sospeso perchè si era rifiutato di indossare la divisa da netturbino.
Tutti gli indagati hanno comunque sempre sostenuto la correttezza e la legittimità del loro operato.
Per quanto riguarda il primo e più corposo troncone dell'indagine, sono 34 i capi d'imputazione formulati nei confronti dei 24 indagati.
i reati contestati al sindaco Raffaelli, al presidente dell'Asm, Tirinzi, all'ex Porrazzini, al direttore Onori e a tutto il Cda riguardano il disastro ambientale, ma anche la truffa ai danni dello Stato attraverso la distrazione di fondi pubblici.
Un altro capitolo riguarda lo smaltimento non autorizzato e il traffico illecito di rifiuti. Nel mirino anche i "controllori" che forse non avrebbero vigilato abbastanza. A cominciare dal Servizio Ambiente della Provincia di Terni, deputato alla vigilanza sull'aria. Più ridotti gli indagati per i casi di mobbing accertati dalla procura. Sei le presunte vittime e altrettanti i destinatari degli avvisi di garanzia

Antonio Mosca
dal Corriere dell'Umbria Mercoledì 10 Dicembre 2008

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