A livello nazionale dicono di fare la battaglia per le preferenze, per il rapporto diretto dell'eletto con gli elettori.
Ma a Terni, per amministrare il decentramento amministrativo nelle tre circoscrizioni che dovranno nascere, si apprestano a cancellare l'elezione diretta del presidente.
E a ritornare al vecchio metodo della spartizione decisa dalle segreterie dei partiti e dai patti di coalizione, perché poi sarà il consiglio di circoscrizione a nominare il presidente di ciascun ente.
Il centrosinistra ternano, che su questa vicenda ha trovato spalla nell'Udc di Melasecche e Bongarzone, è rimasto scottato dai casi di alcuni presidenti che, nel corso dell'ultima consiliatura, hanno deciso di marcare la propria autonomia: Leo Venturi e Paolo Quintiliani, alla Colleluna e alla Cervino, che addirittura sono usciti dai rispettivi partiti e che sono alla guida della lista civica "Terni Oltre".
Ma anche, ad esempio, di Carla Pirro della Interamna, la circoscrizione del centro cittadino, che al suo partito, il Pd, non le ha mandate a dire e che ha condotto battaglie popolari in difformità all'azione della giunta Raffaelli.
La riforma delle circoscrizioni comunali approda oggi pomeriggio in consiglio comunale.
Prima, con ogni probabilità, dovrà essere chiuso il punto, aperto e mai trattato fino in fondo, della richiesta dei commercianti di aprire la zona a traffico limitato per Natale.
Una vera e propria metafora dell'inefficienza dell'assemblea: chi doveva fare i regali li ha già fatti, la Ztl non si riaprirà, la risposta alle associazioni del commercio non è stata data, ma si sono consumate sulla questione ben tre riunioni dell'assemblea di Palazzo Spada.
La commissione speciale presieduta da Marco Malatesta (pd), al contrario, in queste settimane ha lavorato sodo.
E ha varato una proposta di modifica dello statuto per recepire il dettato dell'ultima finanziaria targata Prodi, che dà la facoltà ai Comuni di realizzare una circoscrizione ogni 30 mila abitanti.
Da nove attuali, a Terni si passerebbe a tre.
Ed è già una bella sconfitta politica per una maggioranza che ha sempre rifiutato, sindaco Raffaelli in testa, di discutere della riforma degli enti di decentramento, sostenendone l'assoluta intoccabilità.
Poi, è arrivato Padoa Schioppa e ha deciso che delle circoscrizioni se ne può fare benissimo a meno.
e così, per tutta l'estate, il centrosinistra si è arrovellato su formule e proposte tra le più disparate, compresa quella di costituire dei municipi, piccoli comuni dove c'erano le antiche municipalità.
La riforma varata, invece, prevede tre circoscrizioni, l'elezione del presidente in capo al consiglio di circoscrizione, il metodo elettorale proporzionale a collegi plurinominali (che dovrebbe garantire la rappresentanza di tutti i territori, ma che più complesso non si può), la reintroduzione della vecchia Consulta delle Circoscrizioni, con dentro presidenti e consiglieri di maggioranza e minoranza.
Per varare la riforma servirà la maggioranza qualificata dei due terzi dell'assemblea, cioè almeno 27 voti.
Il centrodestra dice di essere contrario e punta sul decentramento delle funzioni e degli uffici senza rappresentanza politica.
Però, se alla fine gli altri approvano la riforma, non è che gli dispiacerà poi troppo.
Nel centrosinistra è partita la precettazione dei consiglieri, ma potrebbe essere determinante il soccorso scudocrociato dell'Udc.
E così Melasecche e Raffaelli, che si sono fatti la guerra per dieci anni, chiuderanno il percorso votando insieme la riforma.
Federico Zacaglioni

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