Pacifici non si candida

La candidatura a sindaco per il Partito dei Pensionati di Fabrizio Pacifici, assessore ai servizi sociali e fondatore di "Aiutiamoli a vivere" e "Terni per Terni, Anch'io", è durata 24 ore.
Scandite da telefonate, colloqui, litigi furibondi e pure da qualche veleno, che ha lasciato scorie e tossine nei commenti dei protagonisti, dal sindaco Raffaelli al segretario comunale del Pd Finocchio fino a quello dei Pensionati Palotti, che è uscito inviperito dalla conferenza stampa.
La parata a Palazzo Spada di extracomunitari, disabili, madri di famiglia in difficoltà, anziani, volontari delle associazioni, operatori delle cooperative sociali è diventata una platea di gente delusa, sconvolta dal passo indietro del candidato in pectore.
Che ha lasciato tutti di stucco ed ha chiarito che abbandonerà la politica dopo le elezioni. a Palazzo Spada la coreografia è pronta: ci sono le bandiere dei pensionati, c'è una platea da convention americana con tutte le categorie del disagio cittadino.
Ci sono persino i manifesti elettorali. Il segretario del Partito Pensionati, Massimo Palotti, presenta il progetto politico del suo movimento
"che - dice - ha le mani libere e si muove con propri candidati anche alla Provincia e con alleanze diverse dagli schemi nazionali."
Poi tocca a Pacifici, accolto da un'ovazione di quella che definisce la sua gente. Tutti pensano che sia un discorso d'investitura. Invece…
"un caro amico mi ha fatto capire che in questa città, in questo modo di fare politica, per me non c'è posto.
Molti non andranno a votare, perché non credono più nei partiti, vecchi e nuovi: ma io con queste condizioni politiche, da solo, non posso garantire alla mia gente la città che vorrebbe.
Sono costretto a fare un passo indietro. Tutti i politici sono uguali: lo sento ripetere tutti i giorni. Io, non ci sto. Io sono diverso."
Gli amici interdetti La gente non capisce. Qualcuno prende la parola. C'è anche chi piange. Il giovane Cristian Mannoni, che si era proposto per le primarie del Pd, si dimette in diretta dai Democratici.
E aderisce ai Pensionati. Pacifici sale nel suo ufficio e articola il ragionamento:
"Resto in giunta - attacca - perché sono fedele all'impegno preso con Paolo Raffaelli, non tradirò mai la sua amicizia.
Ma la spinta propulsiva dei primi 5 anni di mandato si è esaurita. In questo secondo mandato ci sono state luci e ombre. Ho fatto da tappabuchi, ho coperto anche le mancanze di altri colleghi. Torno a fare politica nell'associazionismo, nella Fondazione Aiutiamoli a vivere. Io sono una persona semplice, figlio di un falegname che ha creato grandi progetti internazionali, che in questi dieci anni ha affermato in città un nuovo modello di welfare e socialità.
Ma i partiti non me lo riconoscono, nessuno si è fatto avanti. Avevo aderito al Pd, ne avevo intravisto le potenzialità di innovazione, ma la selezione delle candidature, il metodo è stato deludente.
Non abbiamo bisogno del grande nome calato dall'alto, sia esso un giudice o un senatore."
La risposta del Pd Raffaelli affida la sua risposta ad una lettera aperta, pubblicata sul sito del Comune. Ci sono riconoscimenti e parole di comprensione:
"Se sono io l'amico che ti fa sentire costretto all'esilio politico - argomenta il sindaco - sappi che non ci siamo capiti: ti considero una risorsa politica ed umana importante che deve continuare a spendersi nel centrosinistra.
C'è differenza tra chi, come noi, ha investito ingentissime risorse finanziarie nel welfare e chi, come il centrodestra, vuole operare tagli enormi."
Parole apparentemente distensive, ma che sono anche stoccate all'assessore che in questi anni ha gestito la parte più consistente del bilancio comunale.
Chi ci va giù più duro è il coordinatore comunale Democratico, Giorgio Finocchio, che bolla Pacifici come
"membro, seppur poco partecipante, degli organi del Pd.
In questi mesi ci siamo sentiti più volte. E l'assessore si è ritrovato concorde con l'individuazione di Di Girolamo come candidato alle primarie.
Il giudizio sulla sua esperienza da amministratore è positivo. Si deve rilevare, però, come un eccessivo protagonismo nelle candidature alla presidenza del Cesvol ed alla Consulta degli immigrati non siano stati d'aiuto"
Federico Zacaglioni
Corriere dell'Umbria Venerdì 23 Gennaio 2009

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