Si parla di 500 posti di lavoro, 220mila metri quadrati di area d'intervento,
"eppure ad oggi la discussione sull'Agrivillage a livello istituzionale è ancora allo stato embrionale e le notizie riguardanti il progetto sono state riportate di recente nella commissione consiliare, nonostante fossero presenti da tempo nel sito internet del proponente del progetto (http://www.globalresol.com/narni_agrivillage.php) e quindi alla portata di tutti."
É Alfonso Morelli, consigliere recentemente approdato al Gruppo Misto tra i banchi dell'opposizione consiliare, ad analizzare con occhio critico e attento la questione dell'Agrivillage, il Centro Espositivo permanente del Made in Italy alimentare che sorgerà nei territori del Comune di Narni, tra San Liberato e Nera Montoro.
"Non è ammissibile che un intervento del genere con effetti consistenti sul tessuto socio-economico del territorio, la cui inaugurazione prevista per il 2010, non sia ancora stato reso pubblico ed ampiamente partecipato in tutti i suoi dettagli"
, prosegue Morelli. E cosa più bizzarra che
"i promotori del progetto danno tutto per scontato."
Certo, su 500 posti di lavoro più l'indotto ci metterebbe la firma chiunque ad occhi chiusi. Soprattutto per le condizioni socio-economiche del territorio narnese. Eppure un amministratore cosciente dovrebbe ponderare con attenzione costi e benefici di un progetto economico del genere.
"Ad oggi non risulta esistere una pianificazione strategica comunale - spiega Morelli e non stato elaborato un programma che preveda una sequenza di fasi ben stabilite per il rilancio del commercio, del turismo e del lavoro n risultano essere stati proposti metodi, strumenti, risorse, e obiettivi specifici per gli stessi settori."
La solita iniziativa squilibrata rispetto al contesto? La speranza che non avvenga nulla di tutto ciò. E l'idea sembra valida. Ma per tutelarsi l'ex consigliere di Rifondazione Comunista chiede di mettere alcuni paletti ben precisi.
"Chiediamo di rendere pubblico il prima possibile il progetto in esame, avviare una discussione approfondita sul progetto nelle dovute sedi istituzionali e portare avanti un percorso di discussione partecipato come previsto dal protocollo Agenda21"
, chiede Morelli.
E poi, cosa ne pensano le associazioni di categoria soprattutto del commercio, dell'artigianato, del turismo e del lavoro? Uno sguardo, sempre per la prudenza che investimenti del genere impongono, andrebbe rivolto anche alle
"garanzie dei fondi e al piano industriale della società che costruir il plesso, cos come all'impatto ambientale dell'opera e alla quantit e alla qualità occupazionale"
Cesare Antonini
Corriere dell'Umbria Venerdì 20 Febbraio 2009

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