"Un anno e più non è uno scherzo, può renderti diverso, un anno è la fotografia di te stesso che vai via"
: lo canta Ivano Fossati nello splendido "Di tanto amore", brano del 1977 pubblicato un paio di anni dopo ("tanto per essere sicuro che mi piacesse…", spiega col sorriso sulle labbra il cantautore genovese) che strappa l'ovazione di un teatro "Verdi" vicino al tutto esaurito.
Alla fine del concerto, il primo nel cartellone degli eventi valentiniani 2009, gli oltre mille spettatori presenti tributano una autentica ovazione a un Fossati in stato di grazia (e non solo a livello interpretativo) e agli straordinari musicisti che lo accompagnano (Pietro Cantarelli pianoforte e tastiere, Fabrizio Barale chitarra elettrica, Riccardo Galardini chitarra acustica, Claudio Fossati batteria e Guido Guglielminetti basso).
e lui li ripaga alla grande con 21 "poesie in musica" (bis compreso), 21 istantanee senza tempo di un percorso artistico iniziato 37 anni fa con "Dolce acqua" e poi snodatosi attraverso 18 album, fino al recente "Musica moderna", che dà il titolo al tour attuale.
Sono proprio i pezzi trainanti del disco uscito qualche mese fa a farla da padrone nella prima parte dello spettacolo, dal brano omonimo alla hit radiofonica "Il rimedio", dalla "Guerra dell'acqua" a "D'amore non parliamo più".
Si spazia dalla denuncia sociale ("… per strada ho visto l'angelo del bene, è un cretino di una multinazionale… tutto questo aveva un nome poco tempo fa, nuova economia…") alla retrospettiva vagamente autobiografica di un uomo maturo e ormai pronto a "rileggere" le proprie relazioni con le donne ("…rivedo le tue labbra di ragazza … ero un campione di baci e di bugie…") fino alla nostalgia lancinante per la propria terra ("…che vita è questa, che vita sarà… e io sto qua, in una città lontana, in una città straniera…").
La gente si scalda, applaude, partecipa e inevitabilmente il livello di emozione condivisa sale nella seconda fase del concerto, quando a prevalere sono i pezzi storici, da "La musica che gira intorno" a "Italiani di Argentina", da "Una Notte in Italia" a "i treni a vapore", anche se restano fuori dalla scaletta alcuni brani-cult del passato come "La mia banda suona il rock" e "Panama" ma anche la struggente "c'è tempo" (2003, album "Lampo viaggiatore").
Fossati commuove, diverte e si diverte, tiene il palco con atteggiamento composto, senza slanci istrionici, ma parla con gli spettatori, "si confida" con loro, spiegando e spiegandosi, soffermandosi su ricordi, simboli e significati della propria produzione musicale.
"Il filo che lega i miei pezzi - afferma - è l'amore.
E non è un filo razionale ma emotivo, perché le canzoni a volte si contraddicono ed è giusto che sia così.
Ho scritto un brano nel quale la parola amore non compare mai, ma mi sono rifatto con un altro in cui è presente 14 volte.
E il secondo non parla d'amore più del primo...."
Le gente apprezza e si entusiasma anche per canzoni poco note al grande pubblico come "L'uomo coi capelli da ragazzo", amaro affresco della realtà degli ospedali psichiatrici ("... l'uomo avrà 40 anni e i capelli da ragazzo, in mezzo al cortile tiene l'anima per sé... il medico tranquillo lo ascolta ...così parlano del tempo, di questo vento che porta via...").
Tutto molto bello e molto curato (arrangiamenti e giochi di luce compresi), ma la rinuncia alla splendida "Oh, che sarà" appare inspiegabile, anche se l'interpretazione perfetta de "Il bacio sulla bocca" riempie le anime e i cuori
Luca Giovannetti
Corriere dell'Umbria Lunedì 9 Febbraio 2009

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