Piove sempre sul bagnato, recita un vecchio proverbio. Questa volta sarebbe il caso di essere più precisi: piove sempre sulla Ternana. Dopo l'incendio appiccato alla porta della sede di via Aleardi (di cui parliamo nell'inserto sportivo), nella notte tra lunedì e martedì a essere preso di mira è stato il magazzino che si trova a vocabolo Sabbione.
I malviventi, dopo aver forzato la porta d'ingresso, sono penetrati all'interno, appropriandosi di circa cinquemila euro in contanti, di maglie e tute rossoverdi e di materiale medico, tra cui alcuni cardiofrequenzimetri.
Ma non si sono fermati qui. Dopo aver sfondato e spaccato tutte le porte interne i banditi sono passati al piano superiore, dove si trova un'azienda di computer.
E la razzia è continuata. I malviventi si sono dileguati, infatti, con apparecchi e materiale elettronico. La notte brava di vocabolo Sabbione è poi proseguita con un altro colpo messo a segno ai danni della tipolitografia Federici.
Qui dopo essersi impadroniti di computer, apparecchiature e materiale vario, i banditi hanno caricato il bottino su un furgone della stessa ditta e si sono dileguati nella notte.
É la seconda volta che la Federici viene svaligiata negli ultimi due mesi. i tre furti sono stati scoperti soltanto ieri mattina al momento dell'apertura. Immediatamente sono scattate le ricerche, ma dei banditi neppure l'ombra. A mettere a segno i colpi, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe essere stata una stessa banda "in trasferta", forse dal Sud.
Le indagini proseguono, comunque, a 360 gradi, anche se pizzicare i colpevoli sarà impresa tutt'altro che facile per le forze dell'ordine.
Ritorna così prepotentemente, come abbiamo scritto e sottolineato più volte, l'allarme furti nelle zone industriali.
Sabbione e Maratta sono già state pesantemente colpite in passato da finire addirittura sulle pagine del "Sole 24 Ore" per una situazione da "allarme rosso".
E così lo stillicidio continua. Molti i colpi messi a segno con la stessa tecnica: forzare l'ingresso dell'azienda e caricare il materiale in un camion in attesa, prima di dileguarsi con i favore delle tenebre.
A essere presi di mira sono stati, soprattutto, i depositi di rame, il cosiddetto oro rosso, molto apprezzato sui mercati, specialmente dell'Est europeo.
Ma evidentemente le bande adesso operano a tutto tondo e nessuna azienda è più sicura. Da tempo gli imprenditori che operano tra Maratta e Sabbione chiedono una maggiore presenza delle forze di polizia soprattutto di notte e l'installazione di sistemi di videosorveglianza.
Il "Corriere dell'Umbria" ha sostenuto queste battaglie alla luce di una situazione sempre ad alto rischio, come dimostrano questi ultimi tre colpi messi a segno.
Come difendere le aree industriali e artigianali, ricorrendo a un mix di interventi che garantiscano sicurezza, risparmio, professionalità e semplicità nell'attuazione del progetto? Non è semplice.
Le forze dell'ordine si sono impegnate con controlli a macchia di leopardo, ma la zona è troppo vasta e non può bastare.
Il dato che emerge da recenti studi e indagini dallo studio è inequivocabile: tutte le attività presenti, in quanto poste in zone ad alto rischio, dovrebbero affidarsi a un consulente della sicurezza per poter meglio studiare quale tipo di allarme sia necessario, quali forme di sicurezza adottare, quali costi ottimizzare e come impostare al meglio un proprio "piano sicurezza".
Ma ancora più determinante sarebbe avere una forte collaborazione e uno stretto rapporto operativo tra le forze dell'ordine e gli Istituti di vigilanza che debbono garantire la sicurezza nelle zone a rischio.
Oltre, ovviamente, all'utilizzo delle nuove tecnologie. Intanto le razzie continuano in una zona industriale isolata, ma anche dimenticata

Riccardo Cecchelin
Corriere dell'Umbria Mercoledì 25 Febbraio 2009

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