Doveva essere una specie di presentazione in pompa magna del nuovo regolamento edilizio appena varato dal consiglio comunale.
Si è trasformato in uno strappo istituzionale del sindaco Raffaelli nei confronti della Regione, che ha approvato norme particolarmente stringenti per l'edilizia, e in un'offensiva delle associazioni di categoria dei costruttori edili che hanno affidato ad una durissima relazione dei tecnici dell'Ance contro il nuovo regolamento per i criteri di calcolo delle superfici, volumetrie, altezze e distanze da conteggiare nell'attività e nella progettazione edilizia.
Il convegno organizzato ieri dall'assessorato all'edilizia a Palazzo Gazzoli, è diventato lo scenario ideale per far scoppiare il "caso Terni", perché le imprese edilizie di Confindustria, Api, Confartigianato hanno fatto rilevare come il nuovo regolamento regionale condizioni pesantemente l'autonomia programmatoria del territorio in materia urbanistica ed edilizia, renda superato il regolamento comunale in molte sue parti e arrivi persino a mettere in discussioni parti importanti del Piano regolatore varato dopo dieci anni di iter dall'amministrazione di Palazzo Spada.
Offensiva comunale La prima bordata contro il regolamento della Regione è pesantissima. E arriva dal sindaco Raffaelli, che lo bolla come una
"tentazione di iper-regolamentazione dirigistica o burocratica."
Una mazzata per il documento che lunedì dovrà essere difeso dall'assessore regionale Carlo Liviantoni di fronte alla competente commissione consiliare del consiglio di Palazzo Cesaroni, dopo che le associazioni di categoria hanno deciso di presentare ricorso al Tar contro il Regolamento di attuazione, previsto dalla legge regionale sull'attività edilizia.
Raffaelli, infatti, ha colto le conseguenze della normativa regionale e difende il regolamento ternano:
"Porremo il problema di una verifica del rapporto tra la nostra pratica di regolamentazione edilizia ed alcuni degli aspetti più restrittivi delle recenti normative regionali - afferma - Il regolamento che il Comune di Terni si è dato con un largo consenso e dopo una vasta partecipazione è caratterizzato da un'idea avanzata, eco-compatibile, di flessibilità e di concertazione.
Saremo ben attenti ad evitare che questa strada venga vanificata."
Conseguenze pratiche Secondo gli addetti ai lavori, il testo regionale, pensato per realtà urbane profondamente diverse da quella ternana e modificando i criteri di calcolo delle distanze tra gli edifici e l'applicazione dei parametri urbanistici da parte dei Comuni, avrebbe avuto delle conseguenze sullo sviluppo edilizio e costruttivo cittadino.
Avrebbero avuto difficoltà realizzative enormi, ad esempio, interventi intensivi come quelli del Peep di Cardeto in corso di realizzazione, di vocabolo Staino o altre costruzioni di edilizia residenziale.
Ma c'è di più: con il regolamento regionale verrebbe totalmente cassata la possibilità offerta dalla norma ternana di realizzare i cosiddetti "sottotetti".
E ancora, aumenterebbero in maniera esponenziale i costi di realizzazione dei parcheggi interrati, costringendo i costruttori ad aumentare la profondità degli scavi, così come sarebbero messi in discussione gli indici costruttivi appena riconosciuti dal Piano regolatore generale per le nuove edificazioni.
Costruttori all'offensiva La relazione dei costruttori edili delle tre associazioni ternane è stato affidato, nel convegno di ieri, all'avvocato Pietro Re Dionigi, che ha confermato l'intenzione di Ance, Api, Confartigianato di ricorrere alla giustizia amministrativa contro il regolamento regionale.
Ma i tempi della giustizia amministrativa sono lunghi: un anno circa. La norma, invece, prevede l'obbligo per i Comuni di recepirlo entro sei mesi dalla data di pubblicazione nel Bur della Regione.
Significa che Terni, se vorrà modificarlo, dovrà aprire il confronto con la palazzo Donini al più presto.
Altrimenti la norma diverrà efficace in pieno periodo elettorale

Federico Zacaglioni
Corriere dell'Umbria Sabato 21 Febbraio 2009

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