L'anno de li du' mila è un anno lontano. Terni non lo dimentica, ma ormai è in là da esser storia. Più di mezzo secolo, dal 1953 a oggi, e la città operaia che i licenziamenti di allora volevano violentare c'è ancora, solida e scabra, silenziosa e cocciuta.
Le acciaierie hanno un altro nome, di quelli tedeschi che fanno venire i brividi: ThyssenKrupp. Gli stessi che costruivano i panzer per Hitler, gli stessi di Torino, degli operai bruciati vivi. Gli stessi che a forza di maneggiare ferro e acciaio nel mondo danno lavoro a 200mila persone, questi tedeschi.
Sandro Portelli a Terni ha trovato una seconda casa, e non da oggi, e non da oggi indaga la sua anima operaia profonda.
Quando qualche anno fa si mise a studiare la vicenda del risanamento programmato dalla Finsider di Oscar Sinigaglia per tirarne fuori un lavoro proprio in occasione del cinquantennale, Portelli non sapeva che dall'oggi al domani si sarebbe ritrovato nell'occhio di un nuovo ciclone.
Il 29 gennaio 2004 la multinazionale annunciava la chiusura del reparto magnetico, e il conseguente licenziamento di quasi mille persone, tra dipendenti e indotto.
Un nuovo tentato stupro a cui la città reagì con la stessa risolutezza dimostrata nel 1953, riuscendo anche stavolta a salvare il fulcro della sua vita economica e sociale.
Portelli c'era, coi suoi collaboratori.
"Credevamo di fare storia, stavamo facendo cronaca"
, scrive nelle prime pagine del libro che è nato dall'esperienza di quei giorni e da anni di ricerca sullo stato delle cose della siderurgia negli altri punti caldi del pianeta.
"Acciai speciali. Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione"
(Donzelli, 25 euro, 232 pagine) è insieme un atto d'amore e un atto dovuto di quello che è considerato uno dei fondatori della storia orale in Italia.
Doveva essere solo l'aggiornamento d'un altro libro scritto sulla Terni operaia a metà anni Ottanta, e invece ne è venuta fuori un'opera ricca di testimonianze e significati, in cui si intrecciano i racconti di oltre ottanta persone, tra lavoratori, sindacalisti, giornalisti, politici.
Il filo è tracciato dalle parole degli operai ternani, operai di ogni età che nell'inverno di cinque anni fa si sono ritrovati uniti a combattere per il diritto a continuare a lavorare in quello che è il motore principale della città dall'alba della sua storia moderna.
Una città che allora come cinquant'anni prima si è stretta senza esitazioni intorno a loro in nome della difesa di un'identità che a dispetto dell'evaporazione del concetto stesso di classe operaia si è rivelata invece saldamente radicata nel suo tessuto sociale e culturale.
Un coro a più voci, quello di Portelli, o ancor meglio un mosaico in cui le sembianze della Terni di oggi prendono forma gradualmente e non solo per sedimentazione ma anche e forse soprattutto per confronto rispetto alle altre realtà industriali del villaggio globale contemporaneo.
Oggi pomeriggio "Acciai speciali" verrà presentato alla sede della Cgil di Terni

Giovanni Dozzini
Corriere dell'Umbria Lunedì 9 Marzo 2009

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