Ieri è apparso sul Corriere dell'Umbria un articolo riguardante il precario stato del Pronto Soccorso dell'Ospedale Santa Maria di Terni. Nell'articolo venivano rimarcate le lunghe ore di attesa che i cittadini erano costretti a fare per farsi visitare e per essere ricoverati.

La situazione è senz'altro critica ma dare la colpa, come ha fatto la rappresentante dei diritti del malato di Terni , di tale emergenza al fatto che i medici di famiglia ricoverano troppo ed intasano le corsie mi sembra sia una affermazione gratuita e priva di ogni fondamento.

Dati alla mano, forniti da varie ricerche fatte , dimostrano che i medici di famiglia ricorrono all'ospedalizzazione soltanto in una parte minoritaria rispetto ai ricoveri "autonomi" e a quelli proposti dagli stessi medici ospedalie Aggiungiamo poi che i cittadini si rivolgono al Pronto soccorso per poter effettuare in tempi brevi analisi, elettrocardiogrammi, radiografie che , se si rivolgessero agli sportelli CUF per un appuntamento, richiederebbero giorni e giorni(quando va bene) se non mesi di attesa e che per qualsiasi piccolo incidente è richiesto dalle assicurazioni un certificato del Pronto Soccorso.Negli ultimi anni inoltre i posti letto dell'ospedale si sono quasi dimezzati rispetto al 1999 mentre la popolazione che si rivolge al nosocomio ternano è andata via via crescendo, sia per la qualità delle prestazioni erogate sia per un oggettivo incremento della popolazione.
I medici di famiglia, almeno la maggior parte,esclusi rari casi,sono disponibili per i propri assistiti dodici ore al giorno e in molti casi gli ambulatori sono aperti più di sei ore al giorno.Se vi fosse un servizio che garantisse un adeguato e veloce iter diagnostico in modo da poter dare risposte ai nostri pazienti, questi non si rivolgerebbero al Pronto soccorso ma a chi da tempo riscuote la loro fiducia riguardo la salute.

Le affermazioni gratuite della signora Di Giuli non corrispondono al vero e mi stupisco che un giornale possa riportare tali affermazioni senza sentire i rappresentanti dei medici generali.

Se la situazione sanitaria in questa città è riconosciuta come buona il merito, oltre che all'ospedale, i maniera prioritaria va ascritto ai medici generali che quotidianamente svolgono un ruolo di prevenzione, riconoscimento precoce delle malattie e cura.

estratto da Facebook: Note di Roberto Fabrini

1 commenti

  1. Anonimo  

    19 giugno 2009 12:34

    Il problema del ruolo del Medico di Medicina Generale, oggi, è molto serio e non può essere esaurito in poche battute. Bisogna prendere intanto coscienza della gravità del fenomeno e possono essere utili a riguardo i seguenti motivati propositi del vice Ministro Fazio.
    Dr. Giancarlo Giovannetti
    Direttore del Pronto Soccorso di Terni


    Fazio presenta i cinque modelli organizzativi per le cure primarie
    Cinque modelli organizzativi per superare il cronico sovraffolamento dei pronto soccorso utilizzati improrpiamente come punti di diagnosi: ambulatori per la gestione dei codici di minore gravita', punti di primo intervento (PPI), presidi ambulatoriali distrettuali, assistenza territoriale integrata e ambulatori territoriali integrati. Il sottosegretario Ferruccio Fazio ha spiegato che si tratta di modelli sperimentali anche se gia' presenti in molte realtà territoriali che devono essere messi a sistema per mezzo delle linee guida contenute nell'accordo siglato tra il ministero della salute e le parti sociali. Per dare il via alla sperimentazione si e' aumentata, dal 20 al 25 per cento, la quota delle risorse messe a disposizione delle regioni per la realizzazione degli obiettivi prioritari del piano sanitario nazionale per l'anno 2009. Le regioni nel loro complesso potranno fare leva su 352 milioni di euro complessivi da distribuire in base alla popolazione. L'obiettivo e' quello di dare al paziente la sicurezza di poter rivolgersi a strutture in grado di fare diagnosi e prestare cure specialistiche in tempi brevi, senza ricorrere ai pronto soccorso. Il costo del ricorso improprio ai pronto soccorso ammonta infatti a 15 miliardi di euro l'anno, il 10 per cento del costo dell'intero sistema sanitario nazionale. Per quanto riguarda i modelli organizzativi, gli ambulatori per la gestione dei codici di minore gravita', i codici bianchi, sono strutture da attivare presso i presidi ospedalieri cittadini nei quali il pronto soccorso registra un afflusso superiore alle 25mila unita' annue o condizioni di flussi periodicamente elevati o irregolari. I percorsi di accesso, in questo caso, devono essere ben differenziati rispetto a quelli dei pronto soccorso. Il secondo modello e' quello dei punti di primo intervento, strutture che, distribuite in maniera omogenea sul territorio, dispongono di competenze cliniche e strumenti in grado di fronteggiare e stabilizzare, temporaneamente, le emergenze fino alla loro attribuzione al pronto soccorso dell'ospedale di riferimento. Gli altri tre modelli riguardano invece il livello territoriale. Il presidio ambulatoriale distrettuale è un luogo fisico dove il cittadino deve trovare risposta assistenziale continuativa 24 ore su 24 situato in aree distanti dai presidi ospedalieri, ad alta densita' abitativa. Per assistenza territoriale integrata si intende invece dello sviluppo di una collaborazione tra piu' professionisti che rende possibile lo scambio di opinioni e pareri clinici, la condivisione di spazi e attrezzature per la loro ottimale fruizione, l'utilizzo piu' efficiente del personale di supporto. I medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, riuniti in associazioni potranno svolgere la loro attivita' anche in studi medici collocati in sedi diverse ma dovranno essere collegati funzionalmente tramite idonea rete informatica. Infine gli ambulatori territoriali integrati sono presidi territoriali dove operano i professionisti che svolgono insieme la loro attivita', secondo le modalita' organizzative ispirate alla medicina di gruppo (2-04-2009)

Posta un commento

Offerte di lavoro a Terni e Provincia

News dalla Provincia di Perugia