Quello dei Boc, i buoni obbligazionari comunali utilizzati dal Comune per coprire alcune spese correnti sul bilancio anziché investimenti, sembra un caso infinito.
La complessa indagine della Corte dei conti si era chiusa l'estate scorsa, dopo mesi di accertamenti, ed aveva portato ad una sentenza-pilota per la pubblica amministrazione italiana: i consiglieri comunali che votano come utilizzare i finanziamenti derivanti dai "bond" municipali sono tenuti a verificare che servano per pagare investimenti e non spese correnti o manutenzioni.
Per questa ragione, 27 consiglieri di Palazzo Spada sono stati condannati a rifondere all'ente 103 mila euro di sanzioni per tre casi di "colpa grave", mentre altri casi di spendita illegittima sono stati derubricati dalla Corte presieduta da Lodovico Principato alla "colpa lieve" non sanzionabile.
Da questa vicenda è scaturita una vivace polemica politica tra maggioranza e opposizione con comunicati, conferenze stampa, richieste di dibattiti straordinari in consiglio comunale e con una logorante diatriba interna al centrosinistra sulla strategia da seguire per affrontare il giudizio della magistratura contabile sul piano dell'immagine e della comunicazione.
Tra chi voleva seguire il profilo basso e chi riteneva fosse meglio affrontare a petto in fuori l'opinione pubblica, rivendicando la correttezza e la bontà delle operazioni condotte, l'ha spuntata il secondo partito.
Uno schieramento proprio dal sindaco Raffaelli, che ha sempre sostenuto la correttezza dell'impostazione comunale e che ha criticato la sentenza perché
"impone una visione restrittiva degli interventi di investimento, ingiusta e paralizzante."
I partiti del centrosinistra hanno scelto i manifesti per difendere i loro consiglieri e hanno avviato una colletta per le spese legali.
Ma Raffaelli è andato oltre: ha fatto spedire 50 mila lettere ai ternani, definendo la campagna una "operazione verità".
Nelle missive ha elencato tutti i lavori finanziati coi Boc, accompagnando la lista con un'arringa difensiva per i consiglieri condannati.
Per spedire la lettera l'ente ha speso 12 mila e 500 euro del bilancio comunale, sulla base di una determina dirigenziale istruita e firmata dal capo di gabinetto Semproni.
Un'operazione contestata dall'opposizione, che diffuse subito comunicati stampa.
Nei giorni scorsi il procuratore Chiappiniello ha chiuso il suo lavoro, chiedendo conto al sindaco e al dirigente della violazione della legge 241 del 1990, poi modificata dalla più recente legge 150, che regola la comunicazione istituzionale.
Le ipotesi accusatorie sono state costruite anche sulla base di numerosi precedenti e sulla base di una consolidata giurisprudenza.
Dopo il ricevimento delle controdeduzioni, la procura valuterà anche se sussistono ipotesi di danno d'immagine cagionato al Comune dal comportamento dei due indagati

Federico Zacaglioni
Corriere dell'Umbria Mercoledì 11 Marzo 2009

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