Era il 20 febbraio del 1909 quando Filippo Tommaso Marinetti scrisse sul quotidiano parigino Le Figaro:
"é dall'Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perchè vogliamo liberare questo pase dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari."
Quell'anno, con una carica eversiva animata da un profondo senso di trincea avanzata, di continua fuga e totale abnegazione verso le avanguardie, i futuristi firmarono il loro manifesto e cominciarono ad inneggiare alla modernità convulsa che rigetta ogni legame con il passato, alle città industriali "che crescono" sotto i nostri occhi, come nel quadro futurista di Boccioni.
Oggi, a distanza di un secolo da quel manifesto sottoscritto da Marinetti, non restano che le fonti delle avanguardie futuriste.
Fonti pittoriche, fotografiche, architettoniche, letterarie. Fonti di vario genere che, nel corso degli ultimi anni, hanno svelato alcuni tratti misconosciuti dell'Umbria futurista.
Nonostante la permanenza di un modello socio-economico tradizionale negli anni di diffusione del movimento, l'Umbria, infatti, ha risentito ampiamente del linguaggio e del fervore futurista.
Terni, soprattutto, grazie alla nascita di un gruppo avanguardista in loco intorno agli anni Trenta, ha vissuto una stagione urbanistica all'interno della quale, se pur con toni mitigati, si sono manifestate tutte le contaminazioni proprie dell'architettura futurista.
Un'architettura, o meglio, un periodo culturale che oggi, in occasione del centenario del Futurismo, sarà raccontato dalla mostra "Umbria Futurista 1912-1944", organizzata dal Centro per gli studi storici di Terni in collaborazione con l'archivio di stato e la biblioteca comunale.
Nella mostra, divisa in due sezioni (una collocata presso l'Archivio, l'altra presso la Bct) e aperta fino alla fine di marzo, figurano in sequenza cronologica, eventi, personaggi, progetti architettonici, libri, riviste ( non soltanto dichiaratamente futuriste), di solito sfuggiti ai precedenti lavori di stampo per lo più monografico.
Dai bozzetti della "Fontana Luce" disegnati da Mario Minocchi in occasione del concorso per la realizzazione della fontana di Piazza Tacito, alle immagini futuriste di Terni di Fortunato Depero e Umberto Bonetti, anche autore di quadri in stile aeropittorico.
Dalla plastica murale e dalle architetture effimere di Giuseppe Preziosi, ai progetti e alle realizzazioni di Arnaldo Marini e Fabrizio Ramaccioni.
Accanto ai grandi protagonisti del movimento futurista umbro compaiono i minori e addirittura le comparse, le cui biografie sono raccolte in un dizionario che annovera più di trenta voci, quantomeno aggiornate: tutti concorrono a fornire elementi per una valutazione del movimento futurista.
Il tutto secondo una logica espositiva che aspira ad indagare il movimento piuttosto che le singole personalità, a far emergere l'aspetto corale del fenomeno, attraverso la creazione di un rassemblemente ampio di artisti militanti
Eleonora Stentella
Corriere dell'Umbria Lunedì 9 Marzo 2009

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