Da Carsulae a Dunarobba

La strada che da Terni si dirige a nord verso Acquasparta, ci conduce alla scoperta dei tesori archeologici dell'Umbria meridionale.
Superato il parco delle fonti di San Gemini, essa attraversa un vasto pianoro dal quale emergono le vestigia dell'antica Carsulae.
Fondata nel III sec.a.C., la città costituiva un importante snodo viario sul ramo occidentale della Flaminia. Il riassetto urbanistico realizzato in età augustea segnò il periodo più fiorente nella storia di questo centro, collocato in posizione stategica sul corso di uno dei maggiori tracciati consolari del tempo.
Ampia e suggestiva è l'area archeologica che delinea l'abitato, con il foro, il quartiere degli spettacoli e le cisterne per l'acqua.
Le tracce lasciate dai carri sul lastricato sono visibili nel cuore della città.
Poco oltre, il maestoso teatro e il grande anfiteatro sorgono a ricordare l'antico splendore.

Proseguendo verso nord si giunge ad Acquasparta, tappa centrale del nostro percorso.
Qui è possibile sostare per il pranzo ed eventualmente trattenersi per la notte.
Il toponimo è di origine latina e deriva da ad aquas partas. La località possiede, infatti, sorgenti termali e oligominerali, note già in epoca romana. La cittadina presenta un impianto cinquecentesco, sebbene siano in parte conservate le mura e le torri medievali. Tra i monumenti più significativi spicca Palazzo Cesi, elegante residenza del nobile casato che, nel XVII secolo, prese il potere sul territorio.L'edificio, dalle pregevoli sale affrescate, accolse Galileo Galilei.

Il viaggio continua verso Avigliano Umbro, dove troviamo un centro di documentazione sulla Foresta di Dunarobba. Essa rappresenta la meta finale dell'itinerario e si estende ai margini dell'abitato omonimo. Dal Centro di Paleontologia Vegetale partono le visite guidate che illustrano la bellezza e la rarità di questa straordinaria foresta fossile.
In una vasta conca, al di là di un lago frequentato da uccelli di passo, ecco apparire i tronchi, una cinquantina di esemplari appartenuti a una specie di sequoia ormai estinta.
Si tratta di un bosco di 2 milioni di anni fa, perfettamente fossilizzato poiché coperto dalle argille fluvio-lacustri. Analizzando il legno e i pollini rinvenuti nel deposito, gli studiosi hanno potuto ricostruire il paesaggio così come appariva allora, nel Pliocene Superiore.
Il clima era caldo e umido, gli appennini si stavano sollevando e il mare, ritraendosi, aveva lasciato alle sue spalle il lago Tiberino.
Sulle sue sponde crebbero le sequoie, che vennero inglobate nel fango, mantenendo la loro posizione in vita. Miniera di informazioni per gli specialisti, spettacolo della natura per gli appassionati, la Foresta Fossile di Dunarobba è tra le meraviglie della paleontologia italiana.

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