L'Ultima trincea: il set a Polino

I terribili conflitti a fuoco della Grande Guerra sono tornati: sulle montagne di Polino si gira "L'Ultima trincea", miniserie di Rai Fiction che andrà in onda in due puntate in autunno su Rai Uno.
Le riprese continuano dall'inizio del mese, e, a parte la pausa di ieri per un piccolo infortunio del regista, Albero Sironi, che lega ormai il suo nome a quello del Commissario Montabano, il set resterà attivo fino al 25 giugno, con un cast davvero intrigante: è il caso di dire "tutti pazzi per" Neri Marcoré, e ci sono anche Flavio Insinna, Angelo Russo e Ambra Angiolini.
Il film, prodotto da quella Compagnia Leone Cinematografica che fu fondata da Federico Fellini e Elio Scardamaglia, ha anche un grande scenografo, Luciano Ricceri, che sui film di Fellini si è formato per poi diventare sodale di Ettore Scola.
Un distillato di eccellenza, tutto concentrato a Polino, il più piccolo Comune Umbro, con meno di 300 abitanti.
Il paese è entusiasta di fare da set cinematografico, e ha messo a disposizione vecchie stalle, antichi interni, piazze, fino agli splendidi scenari montani che hanno stregato Francesco Cotone, assistente di Ricceri e figlio del Mario Cotone inventore della Città del cinema di Papigno:
"Abbiamo setacciato la zona, e davvero, io che conoscevo bene la Bassa Valnerina fino a Papigno non immaginavo montagne così belle."
Una scoperta queste montagne, non solo per Cotone, ma anche, come location cinematografica, per il riconfermato sindaco di Polino Ortenzio Matteucci, che colta al volo l'occasione ha individuato subito il punto adatto al film per scavare una trincea, l'ultima, quella dove si andava a morire, perché la più esposta al fuoco nemico.
E sulla montagna de La pelosa, a Collebertone, a quota 1400 metri, tutte maestranze locali hanno costruito una trincea che sembra vera, anche perché non è stata fatta con calchi sintetici ma con pietre calcaree, trovate sul posto, che ben si addicono al paesaggio carsico.
Una scenografia non invasiva, armonizzata con la natura. Scavata nel terreno, con sacchi di sabbia, secchi, gavette di latta, fucili, lumini ad olio e acetilene, corre per oltre 50 metri intorno al monte, sovrastata dalle croci di legno con le fotografie di giovani soldati morti, la bandiera issata in alto, sopra i cavalli di Frisia, verso la Valle di Fuscello, da dove, con un salto spazio-temporale, nel film arrivano i nemici austriaci.
Lì, i fruitori del film rivivranno la prima guerra mondiale dal punto di vista emotivo dei militari al fronte.
Si riapproprieranno di una parte di storia che ha dato inizio al secolo breve. Anche Polino segna un inizio: non tutto per il cinema in Umbria deve per forza andare come gli Studios, perché credere in un progetto è compiere già metà dell'opera. [...]
Orietta Bonifazi
Corriere dell'Umbria Venerdì 19 Giugno 2009

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