Ora a "scavare" su quel terreno minato delle discariche del Comune e dell'Ast stracolmo di rifiuti, dove passa il tracciato della superstrada Terni-Rieti, non sono solo le ruspe.
Perché da ieri è al lavoro una vera e propria task force investigativa composta da Guardia di Finanza, Corpo Forestale e Polizia Provinciale di Terni.
Un nutrito gruppo di inquirenti al quale il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, ha delegato indagini su più fronti.
Per accertare le dimensioni dell'inquinamento da cromo esavalente della falda freatica che, se confermato, porterà la Procura a ipotizzare il disastro ambientale.
Il pool di investigatori è nato perché il lavoro da fare è improbo. Perché ci sono tanti documenti da acquisire e valutare con attenzione, molti dei quali saranno messi insieme dalla Forestale.
Gli inquirenti nei prossimi giorni cominceranno a sentire i responsabili di tutti gli enti competenti coinvolti a vario titolo nella spinosa questione del cantiere della Terni-Rieti.
A partire da chi partecipò alla conferenza di servizi, nata per vigilare su un'area, quella delle discariche di vocabolo Valle, che il Ministero dell'Ambiente ha inserito tra i siti di interesse nazionale da bonificare.
Per compiere qualsiasi intervento su questo luogo sono previsti procedimenti laboriosi e molto onerosi perché si tratta di un terreno minato, stracolmo di rifiuti.
Dove diventa rischioso anche muovere una paglia. i controlli sono stati fatti a regola d'arte? o ci sono passaggi non del tutto chiari? La polizia provinciale cercherà di scoprirlo ascoltando i rappresentanti di Regione dell'Umbria, Provincia e Comune di Terni, dell'Anas, della Tk-Ast, dell'Arpa e del Ministero dell'Ambiente.
Alla Guardia di Finanza di Terni il compito di seguire un altro pezzo importante dell'inchiesta. Quello che, a partire dalla galleria Tescino, porterà gli inquirenti a scavare sull'intero tracciato della superstrada Terni-Rieti.
Sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle finiranno anche tutte le opere di bonifica previste per l'area delle discariche dell'Ast e del Comune.
Con un occhio rivolto al passato. A quei vecchi progetti che ipotizzavano il passaggio della superstrada a poche centinaia di metri dalla Cascata, a Collestatte.
Progetti poi abbandonati a favore del nuovo tracciato che, in fase di progettazione, doveva solo lambire l'area delle discariche.
Perché all'epoca l'ampliamento della discarica dell'acciaieria non era previsto. Indagini complesse che avranno bisogno di tempo. Partite due anni fa dopo un sopralluogo della polizia provinciale per una frana all'interno della discarica, hanno coinvolto l'intero sito dove c'è il cuore del cantiere della Terni-Rieti.
Il colpo di scena venerdì scorso, quando la polizia provinciale si è presentata nel cantiere con in mano il decreto di sequestro dello scarico sul Tescino, all'imbocco nord della galleria.
Un provvedimento chiesto dal sostituto procuratore Elisabetta Massini, che ha ipotizzato lo
"smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi contenenti sostanze pericolose per la salute."
Con il rischio che il percolato con dentro temuti inquinanti, come il cromo esavalente, penetrato nel sottosuolo, possa aver inquinato le falde acquifere.
Un'ipotesi sposata dal Gip, Maurizio Santoloci, che non ha esitato a firmare il decreto di sequestro dello scarico sul Tescino.
Un'ipotesi che ora dovrà essere accertata dal pool di investigatori già al lavoro.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero Venerdì 10 Luglio 2009

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