Le ruspe del cantiere della Terni-Rieti sono ferme. Perché l'Anas ha deciso di stoppare i lavori sia a nord che a sud della galleria Tescino. Il tutto in attesa che qualcuno provveda a smaltire le acque incriminate del cantiere, quelle contenenti il cromo esavalente.
L'Anas, dopo il sequestro dello scarico sul Tescino ad opera della Procura di Terni per
"smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi contenenti sostanze pericolose per la salute"
, non si azzarda a toccarlo quel percolato. e sempre l'Anas ieri ha spedito due diffide formali: una alla Thyssen krupp-Ast, considerata il soggetto "inquinatore", l'altra alla Provincia di Terni, competente ad autorizzare lo smaltimento dell'acqua inquinata.
L'Ast, indicata dall'Anas come produttore di quei rifiuti, viene diffidata a provvedere quanto prima alla raccolta e allo smaltimento delle acque.
Il tutto per garantire una rapida ripresa dei lavori della Terni-Rieti. Alla Provincia viene chiesta una decisione. Secondo l'Anas deve dire in tempi brevi come va gestita l'acqua al cromo. L'ente stradale punta a finire presto i lavori della galleria. Il programma da parte dell'Anas era di concluderli nel giro di tre mesi. Tempi ormai incompatibili con la delicata inchiesta della magistratura culminata col sequestro dello scarico sul Tescino, chiuso a monte, nei pressi dell'imbocco nord della galleria, nella zona di San Carlo.
Un'accortezza che gli inquirenti hanno usato per evitare il blocco totale del cantiere della Terni-Rieti. Per scongiurare un nuovo stop dei lavori che per problemi ambientali sono stati fermi per nove mesi.
Invece è stata l'Anas, il cui dirigente del compartimento regionale è finito nel registro degli indagati, a disporre lo stop dei lavori della galleria.
E a chiamare in causa Ast e Provincia. Il rimpallo delle responsabilità sarebbe solo all'inizio. Perché l'Ast non ci starebbe ad essere individuata come il soggetto inquinatore. Per il semplice fatto che sulla discarica dormiente, in assenza dei lavori, l'equilibrio sarebbe rimasto inalterato.
Ora è la Procura a "scavare" sul terreno minato delle discariche del Comune e dell'Ast dove passa la Terni-Rieti. Il magistrato Elisabetta Massini ha delegato le indagini a una task force investigativa composta da Guardia di Finanza, Corpo Forestale e Polizia Provinciale di Terni.
Bisogna accertare le dimensioni dell'inquinamento da cromo esavalente della falda freatica che, se confermato, porterà la Procura a ipotizzare il disastro ambientale.
Ma non solo. Gli inquirenti acquisiranno documenti e sentiranno i responsabili degli enti competenti coinvolti nella spinosa questione del cantiere della Terni-Rieti.
A partire da chi partecipa alla conferenza di servizi, nata per vigilare su un'area, quella delle discariche di Valle, che il Ministero ha inserito tra i siti di interesse nazionale da bonificare.
Per compiere qualsiasi intervento su questo luogo sono previsti procedimenti laboriosi ed è rischioso anche muovere una paglia.
Gli accertamenti riguarderanno anche i vecchi progetti che ipotizzavano il passaggio della superstrada nel cuore del parco naturale della Cascata, a Collestatte.
Progetti abbandonati a favore del nuovo tracciato che, in fase di progettazione, doveva solo lambire l'area delle discariche.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero Venerdì 17 Luglio 2009

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