"Non ho una casa. Sono stufo di dormire su lastre di marmo." Diceva così, alcuni giorni fa, un ternano di 40 anni dall'interno di una casa popolare di via Brodolini nella quale si era introdotto.
Ancora è lì dentro e da lì non si muove. Nessuno è riuscito a convincerlo ad andarsene. Fino a fine maggio era sistemato a spese del Comune presso un appartamento gestito da un'associazione.
Ma ora i termini sono scaduti e lui si è ritrovato in mezzo alla strada. Non lavora, non ha famiglia, non ha trovato una nuova occupazione e neanche un alloggio. Come lui ci sono anche altre persone che, non sapendo dove andare, occupano le case popolari sfitte.
In qualche caso sembrano aspettare che si liberino, come è accaduto di recente con un altro alloggio popolare appena lasciato da un'assegnataria spostata in un'altra casa.
Una volta libero l'appartamento, subito è stato occupato abusivamente. In città di casi di questo tipo ce ne sono solo quattro, ma sono sufficienti a creare imbarazzo al Comune ed all'Ater.
Tanto che ora l'Associazione territoriale per l'edilizia residenziale accelera i tempi per murare tutte le case popolari sfitte ed in attesa di riassegnazione.
Gli inquilini abusivi battono a tappeto le case popolari, bussano agli usci e si introducono negli appartamenti se non ricevono risposta.
Ci sono persino assegnatari di case popolari che hanno paura ad andare in vacanza perché temono di tornare e trovarle occupate.
C'è pure chi sospetta un "passa parola".
"Come fanno questi a sapere – si domandano persone che abitano vicino a case occupate – che da queste parti c'è una casa sfitta?"
Sono dei disperati, che sfondano la porta, entrano dentro e si autodenunciano.
Un reato con tutti i crismi, ma per l'Ater ed il Comune, così come per i vigili urbani e le forze dell'ordine, l'uso della forza non è facile.
Ci vuole un'ordinanza. E diventa tutto più difficile se l'occupante si porta figli o nipoti minorenni. Si procede per carte bollate. Con notifiche. O con la diffida seguita, in caso di mancata risposta, dall'ordinanza di rilascio. Ma per tempi burocratici passano, come minimo, due mesi. L'Ater chiude con un muro di cemento gli ingressi di queste case, in tutto un centinaio, che sono tra quelle ancora non assegnate.
Tra queste ci sono pure le 74 per le quali è da poco partito l'intervento di ristrutturazione in base al decreto 159 del 2007 che prevede appositi finanziamenti.
La casa occupata in via Brodolini è tra queste, tanto è vero che si contava di cominciarci presto i lavori.
"L'Ater mura le case, invece di darle a chi ne ha bisogno"
, dice un abitante di via Brodolini. Ma il presidente dell'istituto, Domenico Rosati, spiega le procedure.
"Intanto sgomberiamo il campo da inutili allarmismi. Non ci sono bande organizzate, né fenomeni di "
passa parola
". Sono appena quattro casi, su un patrimonio di 4.500 case, legati a persone disperate. Capisco le loro delicate situazioni, ma questo non li autorizza ad occupare le case. Murare gli ingressi è un'accortezza in più in difesa della legalità. Oltre a questo ed alle denunce, non si può fare altro. Il Comune farà sgomberare le case abusivamente occupate e vedrà come comportarsi, tramite i servizi sociali, con gli occupanti."
Al Comune, un invito:
"Si dovrebbe accertare meglio lo stato di salute mentale delle persone assistite, anche per prevenire certe situazioni."
Un invito anche per i cittadini disagiati:
"Non c'è bisogno di fare occupazioni abusive, quando c'è la possibilità di partecipare ai bandi per ottenere la casa popolare."
di Paolo Grassi
Il Messaggero Domenica 5 Luglio 2009

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