Smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi contenenti sostanze pericolose per la salute. Con il rischio che il percolato con dentro temuti inquinanti, come il cromo esavalente, penetrato nel sottosuolo, possa aver inquinato le falde acquifere.
É la pesante ipotesi di reato formulata dal gip, Maurizio Santoloci, nel decreto che ha sancito il sequestro dello scarico sul Tescino.
L'inchiesta della Procura di Terni sul presunto inquinamento provocato dalle ruspe che stanno lavorando nel cantiere della tormentata superstrada Terni-Rieti va avanti senza sosta ed è circondata da un riserbo assoluto.
Tanto che i sigilli sono stati apposti in gran silenzio dalla polizia provinciale venerdì scorso. Lo scarico sul Tescino è stato chiuso a monte, nei pressi dell'imbocco nord della galleria, nella zona di San Carlo.
Un'accortezza che probabilmente gli inquirenti hanno voluto usare per evitare il blocco totale del cantiere della Terni-Rieti.
Per scongiurare un nuovo stop dei lavori che per problemi ambientali sono stati fermati per nove lunghi mesi.
La polizia provinciale, con in mano il decreto di sequestro del gip Santoloci, ha provveduto a bloccare il deflusso dell'acqua contaminata dal cromo esavalente nel Tescino, che è in secca da anni.
Con la conseguenza che il rivolo di acque contaminate, dal mese di marzo, finiva direttamente nel terreno.
E con il rischio di andare ad incidere in modo pesante sulle falde acquifere. Negli uffici della Procura in queste settimane si è lavorato senza sosta. Su queste nuove ipotesi di reato che hanno chiamato in causa l'Anas, ma anche attraverso l'acquisizione minuziosa di altri documenti ritenuti utili alle indagini.
Come quelli chiesti al Ministero dell'Ambiente per chiarire tutti i dettagli dell'iter autorizzativo di interventi che vengono svolti su un sito inserito tra quelli di interesse nazionale da bonificare.
O come quelli chiesti all'Arpa e relativi alle decine di campionamenti effettuati in questi mesi sull'area del tormentato cantiere che sta realizzando la superstrada Terni-Rieti.
Il nuovo fascicolo aperto in Procura a carico dell'Anas nei giorni scorsi aveva fatto finire nel registro degli indagati il responsabile del compartimento regionale dell'Umbria dell'ente stradale.
L'ipotesi di reato formulata dal sostituto procuratore, Elisabetta Massini era quella di scarico di reflui industriali contenenti sostanze pericolose non autorizzato.
Ma per il gip Maurizio Santoloci, c'è di più. Perché disponendo il sequestro dello scarico sul Tescino finito sotto inchiesta, Santoloci arriva a ipotizzare uno smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi con dentro sostanze pericolose per la salute.
Che le ruspe della Terni-Rieti stiano scavando su un terreno minato, ovvero proprio nel cuore dell'area delle discariche dell'Ast e del Comune che da decenni ricevono rifiuti di ogni tipo, è cosa nota a tutti.
Per questo l'Arpa e la polizia provinciale di Terni sono impegnate ormai da mesi nel monitoraggio costante della delicata situazione ambientale.
In più di un'occasione le analisi svolte hanno messo in evidenza la presenza di cromo totale e di cromo esavalente.
In concentrazioni non sempre allarmanti, ma comunque sufficienti a far scattare la lunga e complessa indagine coordinata dal Procuratore Fausto Cardella e dal suo sostituto, Elisabetta Massini.
Ma che fine fa ora l'acqua inquinata dopo il sequestro dello scarico sul Tescino? Per raccogliere il percolato delle acque di falda che vengono continuamente bucate dalle ruspe è stata creata una sorta di vasca di raccolta nel cantiere.
Le acque vengono accumulate qui e poi devono essere smaltite con un'autobotte. Non è chiaro se lo smaltimento potrà avvenire in fogna, oppure se sarà necessario utilizzare le rigide accortezze previste dalla legge per il trattamento e la gestione dei rifiuti.
Ora si apre la fase più delicata della complessa inchiesta della Procura. Perché sono appena cominciate le verifiche, svolte attraverso i pozzi realizzati dalla Tk-Ast, per capire che tipo di impatto ha avuto quell'acqua inquinata sul sottosuolo.
E di conseguenza sulle falde acquifere della zona. Indagini a tutto campo la magistratura ternana le sta svolgendo anche sulle modalità di attuazione delle opere di bonifica in un'area, quella delle discariche dell'Ast e del Comune, che il Ministero dell'ambiente a suo tempo inserì nei siti di interesse nazionale.
Prevedendo conferenze di servizi nate ad hoc e procedimenti laboriosi e molto onerosi. Perché quello scavato dalle ruspe della Terni-Rieti è un terreno minato, nel quale per oltre cento anni sono stati ammassati rifiuti di ogni genere.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero Mercoledì 8 Luglio 2009

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