Dal Nera un fiume di energia

Un paio di domande "esplorative" sono già arrivate sui tavoli della Provincia. Qualche telefonata a dimostrare un interesse verso lo studio della facoltà di ingegneria dell'Università di Perugia che aveva individuato diciotto possibilità di piccole centrali lungo l'asta del Nera, due lungo il Paglia, sotto Orvieto, una addirittura sul torrente Naia e l'altra sul fiume Velino.
Se potessero essere tutte sfruttate si potrebbe ricavare addirittura 500 Mwatt di potenza, come una media centrale, solo che però verrebbe alimentata ad energia rinnovabile.
Dice Fabrizio Bellini, assessore all'ambiente della Provincia:
"Ci puntiamo come su ogni altra forma d'energia rinnovabile.
Con la massima attenzione, però: non possiamo sbarrare il fiume ogni cento metri in quanto perderebbe la sua funzione vitale e si trasformerebbe in una serie di vasche.
Però ci aspettiamo molto dal Nera e dal suo sfruttamento ulteriore."
Molte delle possibilità viste dall'Università di Perugia sono nient'altro che un razionale utilizzo di opere di presa già funzionanti, che, insomma non avrebbero alcun impatto come i 13 metri di salto del Nera a Torre Orsina che potrebbero produrre 700.806 Mwh all'anno o l'ulteriore opera di presa sul canale Cervino che con un metro cubo al secondo d'acqua per realizzare 1024 Mwh all'anno.
Solo esercitazioni tecniche? Mica tanto! Ad Umbertide, il Comune ha costruito una centralina sul Tevere, lì poco più di un torrentello, spendendovi una decina di miliardi delle vecchie lire di investimenti: ora l'ha abbondantemente recuperate ed ha cominciato pure a guadagnare.
Il poco interesse che i Comuni ternani che sorgono lungo l'asta del Nera hanno dimostrato per questo tipo d'impianti è dato dalla loro condizione di "comuni rivieraschi", in quanto nel loro territorio insistono le opere di produzione elettriche, dighe, laghi e centrali, e quindi hanno diritto ad un indennizzo.
Intorno ai cinque milioni per Terni, un milione per Narni, soldi che hanno impedito di spingere verso il recupero dei salti idrici.
"Sarebbe anche questa una forma incentivante dell'economia - sostiene Fausto Fucili, ingegnere e responsabile della Pmi Umbria, associazione di piccole e medie imprese - non è detto che si debba fare dei grandi impianti.
Ci vorrebbe ora concertazione e pianificazione per cercare tutte le possibilità di intervento."
Anche il sindacato guarda con attenzione al Piano provinciale:
"Concettualmente siamo favorevoli alla possibilità di recupero di ogni salto, specialmente quelli che non impattano con l'ambiente, di quelli che non abbisognano di grandi opere di presa - sostiene Stefano Cancellieri, sindacalista degli elettrici della Cgil - Certo, noi non possiamo che rimanere alla finestra nella speranza che ci sia davvero un'imprenditoria adeguata per quella che potrebbe essere un'occasione."
Va più avanti Daniele Latini, l'assessore allo sviluppo economico del Comune di Narni:
"Aspettiamo l'evoluzione ma se non dovesse presentarsi alcun imprenditore avremmo noi il dovere di stimolare gli investimenti con un intervento diretto: che sò, penso all'Asit, all'Asm, che qualcosa ha già fatto ad Alviano.
Le nostre municipalizzate dovrebbero essere chiamate anche a costruirsi un patrimonio non soltanto dividendo le bollette dell'immondizia tra i cittadini."
di Marcello Guerrieri
Il Messaggero Mercoledì 12 Agosto 2009

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