Umbria Jazz a Terni? Ritorno all'antico ... forse

Sul versante delle politiche culturali, il Comune di Terni sta attuando un'ampia revisione, uno sforzo per la razionalizzazione delle risorse con il duplice obiettivo di renderle più produttive e di apportare degli elementi di innovatività.
Rispetto alla passata legislazione, quindi, l'intento comune dell'intera giunta è quello di testare la funzionalità di manifestazioni e iniziative e di apportarne le relative modifiche o i sostanziali mutamenti. Rispetto ad un budget per le politiche culturali che lo scorso anno ha subito un netto taglio pari al quaranta percento del totale, ogni decisione, ogni scelta deve essere attentamente valutata e razionalizzata.
É così che è scaturita nei giorni scorsi, nel quadro di uno scrupoloso screening sulle politiche culturali e sulle strategie politiche, una sorta di avance dell'assessore alla cultura Simone Guerra nei confronti di Umbria Jazz sostenendo come sia paradossale, al di là dei risultati ottenuti dai fratelli Vanni soprattutto nella stagione invernale, contrapporsi alla "corazzata" Umbria Jazz sul suo stesso terreno. Nei giorni scorsi un'attenzione maggiore nei confronti di Terni e delle sue politiche culturali è stata sollecitata all'assessore regionale Silvano Rometti mettendo sul tavolo il riavvicinamento della città a Umbria Jazz, e primi contatti sono stati presi, in una delicata operazione di riavvicinamento, con il patron di Umbria Jazz, Carlo Pagnotta. Il sindaco Leopoldo Di Girolamo pare però piuttosto prudente e inserisce la questione jazz nell'ambito molto più ampio del quadro generale delle
"risorse economiche-finanziarie, delle opere pubbliche, delle politiche culturali e di quelle sociali. L'obiettivo è in sostanza coniugare qualità e allo stesso tempo produttività. E per quanto riguarda Umbria Jazz lo stesso sindaco si dice possibilista ma in una posizione mediana, volta a non annullare con un colpo di spugna quanto già fatto dai fratelli Vanni, ma semmai di integrare i risultati già ottenuti con la risonanza del marchio Umbria Jazz creando un collegamento diretto tra le due manifestazioni. "
Stiamo valutando - afferma Di Girolamo - se mantenere Terni in jazz nell'ambito di una sua autonomia, o se crearne un collegamento con Umbria Jazz. L'assessore competente Guerra sta attentamente vagliando la situazione e si farà poi promotore di una proposta operativa su cui collegialmente prenderemo una decisione dopo la ricognizione dell'esistente
". In altre parole, il quadro che si va delineando è con tutta probabilità questo: da un lato i fratelli Vanni che continueranno a gestire la stagione invernale, dall'altro invece Pagnotta con la progettualità di un festival estivo con il marchio di Umbria Jazz. Intanto sull'ipotesi di un rinnovato coinvolgimento di Terni nell'ambito di Umbria Jazz dovrà esprimersi la nuova Fondazione che, anch'essa collegialmente, dovrà valutare la situazione anche in base alle indicazioni dell'Associazione Umbria Jazz. Carlo Pagnotta ha sempre sbandierato ai quattro venti che due festival (Perugia e Orvieto) in Umbria sono più che sufficienti, ma la questione del rapporto di Umbria Jazz con il proprio territorio di riferimento, è aperta. Una considerazione che dovrà essere affrontata nella sua interezza, anche perché la corsa dei vari comuni umbri a Umbria Jazz e al suo marchio, è ormai senza freni. Attualmente, a vario titolo, sono coinvolte più o meno direttamente nella progettualità del festival jazz più famoso in Italia, oltre ad Orvieto, Todi con il Todi Festival, Spoleto con la sinergia con il Festival dei Due mondi, Narni con Il Black Music Fest e il Trasimeno con Trasimeno Blues. Sarà quello del rapporto tra il marchio Uj e il territorio, uno dei temi che la Fondazione dovrà affrontare alla ripresa dell'attività invernale
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria
Mercoledì 23 Settembre 2009

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