Vincenzo Paglia, vescovo di Terni, parla di una politica che rischia miopia e debolezza, ma anche di bisogno d'utopia, di speranza, di un grande movimento di rinascita. Nel suo studio nel Vescovado tiene in mano un rosario. Un pallido sole filtra dalla finestra che dà sull'anfiteatro romano. Al lato della scrivania l'ampia biblioteca e una foto che raffigura il vescovo insieme a Karol Wojtyla. Sul tavolo una copia della nuova lettera pastorale "Eucarestia e città" che presenterà domenica pomeriggio nel corso dell'assemblea ecclesiale. É la naturale continuazione del convegno che si è svolto a Terni il 14 e 15 giugno dello scorso anno dal titolo
"Una comune responsabilità per il futuro della città. Il problema principale delle nostre città - afferma - è lo sgretolamento o se si vuole l'indebolimento della coscienza comune. Forse stiamo meglio economicamente ma di certo siamo più soli dentro. Un profondo senso di solitudine che colpisce giovani, adulti e anziani. Vorrei suscitare una grande speranza e un grande movimento di rinascita. Coesione e sviluppo devono essere le parole d'ordine."
Eccellenza, nella nuova lettera pastorale afferma:
"c'è bisogno di una politica forte e responsabile"
e soprattutto "la politica deve rinnovarsi". Cosa è mancanza di fiducia nella politica attuale?
"La politica come è concepita oggi rischia la miopia e debolezza con la complicità passiva della società. Se la politica pretende di gestire in proprio il grande obiettivo del bene comune è destinata al fallimento. In questo senso la politica è donchisciottesca di fronte ad una società che invece richiede l'impegno di tutte le istituzioni, di tutte le classi dirigenti. Una novità questa che a mio avviso deve emergere."
Lei muove una critica alla città di Terni: di coltivare una
"memoria collettiva sovente appesantita da legami ideologici: è venuto il momento di rompere questi legami. A Terni rischiamo che prevalga un "provincialismo del cuore", un individualismo del proprio orto che impedisce la realizzazione di una sinfonia. Mi sembra che in questa città vi siano troppi monologhi ma mancano grandi tenori. Senza arrivare al do di petto di Pavarotti rischiamo di essere dei piccoli cantori isolati. A Terni facciamo fatica a innovare. Ecco, c'è bisogno di una polifonia che canti, ciascuno a seconda la propria tonalità, il bene comune."
Gli amministratori locali e i politici non solo di Terni ma anche della regione come devono interpretare le sue parole?
"Vorrei favorire in ogni modo la crescita delle diverse articolazioni della società civile. C'è bisogno di ridare ossigeno perché il bene comune è responsabilità di tutti. Per questo è importante una sana dialettica. Un provocante dibattito? Perché no. Un campanello di sveglia per tutti? Certamente sì. Le singole istituzioni e ci metto anche la Chiesa, non possono pensare solo a difendere se stesse. Ci vuole uno scatto spirituale oltreché culturale per metterci, idealmente, attorno a un tavolo e dibattere insieme il bene di Terni e della nostra regione."
Eccellenza, mi scusi ma lei in questo modo non pensa di fare politica?
"Se per politica si intende interessarmi al bene comune della città, come potrei non farla. Come mi auguro che nessuno si sottragga a questa responsabilità. Paolo VI parlava della politica come una delle maggiori manifestazioni della carità. Alla Chiesa e anche a me interessano la società intera nella quale vivo."
L 'idea di città deve scaturire da quella che lei chiama
"dinamica orizzontale e non solo dal comando del potere politico. Bisogna ragionare ad una città poliarchica, dunque come città senza un vertice ma con molti vertici."
Ma la politica pensa che sarà d'accordo su questa sua visione?
"Mi auguro che l'intera società comprenda questa prospettiva. L'enciclica "Caritas in veritate" con il termine poliarchico indica la nuova condizione della società. É indispensabile che tutte le classi dirigenti - sottolineo tutte - non solo quella politica, comprendano la nuova situazione nella quale noi viviamo. Occorre uno scatto di coscienza e di responsabilità. Mi consenta una battuta: rischiamo di parlare troppo l'inglese perché è l'unica lingua dove l'io è scritto con la lettera maiuscola. La prevalenza dell'io non ci permette di parlare di noi."
Eccellenza lei parla di pochezza dell'azione politica oltrechè di assenza di visione. Critiche non certo tenere.
"Il rischio semmai è della pochezza dell'intera società compresa quindi anche la politica. Per quanto mi riguarda la critica è rivolta anche alla comunità ecclesiale."
La sua dunque è un'autocritica. E allora la domanda viene spontanea: dove pensa di aver mancato?
"Nella nostra comunità ecclesiale è ancora troppo forte l'individualismo anche religioso. É debole la profezia di una visione ed è ancora opaco il sogno di una realtà ecclesiale che spende tutta la sua vita per il bene di tutti. Il cambiamento della città di Terni, a mio avviso, non avviene partendo dalle strutture ma accade se cambia il cuore e la cultura di ciascun credente, di ciascun abitante. Le città non le fanno né le case né le leggi ma gli uomini e in questo vedo un compito straordinario per la chiesa."
Tra pochi mesi si vota in Umbria per il rinnovo del consiglio regionale e l'elezione del presidente della giunta. Secondo lei il mondo cattolico come dovrebbe muoversi.
"Posso dire che non è più possibile che la politica sia legata al solo momento del voto. Sento l'urgenza di dire ai cattolici che debbono avere una responsabilità maggiore anche nei confronti della vita pubblica. Il voto è un momento di grande responsabilità. Il passaggio elettorale richiede una riflessione ampia da parte di tutti. Quello che manca, a mio avviso, è non solo il dibattito ma soprattutto quello attorno al bene comune per il quale anche la politica deve operare."
Speranza e cambiamento sono le grandi prospettive che interessano la Chiesa stessa. Non è un caso che auspica le Chiese come luoghi non anonimi ma spazi di amicizia e di presenza amica.
"Esatto. Bisogna ripartire proprio da qui. Il mio è un invito a tutte le parrocchie che diventino sempre più luoghi di aggregazione."
Parrocchie, luoghi qui a Terni, veramente dinamici che per certi versi sostituiscono spazi che mancano in città soprattutto per i giovani.
"Sono d'accordo. Ma il Vangelo ci chiede di essere più ambiziosi. La solitudine è ancora enorme e noi non possiamo stare tranquilli finchè c'è un anziano solo, un giovane che non sa dove andare, un ragazzino di 12 anni che si ubriaca perché nessuno lo considera, o adolescenti che danno vita a baby gang. Abbiamo bisogno di uno scatto ulteriore. Le Chiese devono essere aperte anche la sera e si devono adeguare all'attuale contesto della società. Le edificazioni di luoghi di culto devono ridare un'anima ai quartieri anonimi delle periferie spesso costruiti in maniera dissennata senza la presenza di una piazza. Le nuove chiese vanno realizzate all'interno di un tessuto urbanistico per ridare un'anima al quartiere"
Un ruolo fondamentale, a suo avviso, assume la festa dei Patroni.
"Certo anche se queste celebrazioni vanno in qualche modo ripensate. Non deve essere visto come momento di divertimento. Vorrei che non fossero solamente feste di evasione ma dove ognuno gusta la bellezza di una solidarietà più forte delle fazioni, degli egocentrismi. Insomma una festa più solida."
Sono quasi dieci anni che lei è vescovo di questa diocesi. Che trasformazioni ha notato?
"Ho visto una città che si è ingrandita, che è riuscita a vincere alcune battaglie. Sul piano ecclesiale c'è stata una maggiore crescita di frequenza alla messa. Restano tutte le debolezze che prima dicevo. Abbiamo assistito ad uno splendido, straordinario arricchimento di arte sacra che ha reso la diocesi un esempio nazionale. Dobbiamo lavorare ancora molto attorno al tema della coscienza comune, larga. Ripeto siamo ancora troppo parcellizzati."
Umbria e Terni nel terzo millennio come se le immagina?
"Penso a una piccola regione con grandi possibilità di coesione e sviluppo. Se questa regione riuscirà a individuare e a coniugare coesione e sviluppo insieme a una profonda riforma spirituale e morale, potremo dare ai nostri giovani una regione bella e capace di dire qualcosa di importante all'Italia e agli altri paesi del mondo"
Diego Aristei
Corriere dell'Umbria Venerdì 23 Ottobre 2009

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