Volti, espressioni, parole levigate o accese, severe o soavi, drammatiche o leggere si alternano in dissolvenza, veloci, una dopo l'altra, a sottolinearne le affinità e i contrasti. Novantuno in tutto, tanti quanti sono stati partecipanti al casting dell'anteprima del film "Perdere la testa per amore" del regista Paolo Baiocco.
É anni che il narnese Baiocco lavora attorno alla sua ambiziosa progettualità di un film su San Valentino che non conosce barriere e che più o meno venerato al di là delle confessioni e delle convinzioni da circa quattro miliardi e mezzo di persone in tutto il pianeta.
Un infinito potenziale bacino di spettatori che a vario titolo potrebbero essere interessati al film. La cui produzione è a tutt'oggi al vaglio di soggetti diversi coinvolti nel duplice tentativo di sondare il terreno in più direzioni: a quello più canonico delle grandi produzioni cinematografiche a cui il soggetto è già stato inviato e su cui si stanno attendendo risposte, è stato affiancato il composito mondo istituzionale, Università, Regione, Provincia e Comune. Insomma, Paolo Baiocco si sta proponendo alla pubblica opinione come colui che riporti Terni nell'alveo di un vecchio sogno che pure la città ha tentato di perseguire con più tentativi negli anni passati: il desiderio sfumato di diventare la seconda città del cinema a cui furono dedicate molte energie sia con gli Studios di Papigno che con il Videocentro. Intanto un primo consistente passo è stato compiuto con i provini e con la realizzazione dell'anteprima che verrà proiettata questa sera alle 21 al Cityplex (ex Politeama) nell'ambito dell'Umbria International Film Fest, con modalità che esulano dalla proposizione di un vero trailer. "Tenteremo - afferma Baiocco - di far interagire la platea e il set in un scambio continuo in cui attori e cantanti sono realmente in scena in una sorta di prova di preparazione.
All'anteprima parteciperanno anche due importanti "voci" del panorama operistico che proporranno tra l'altro il suggestivo Stabat Mater di Pergolesi: Maria Papaioannu (soprano) e Serena Pasqualini (mezzosoprano). Per il resto il film "Perdere la testa per amore" rimane un vero e proprio work in progress. Con un soggetto già stabilito nei suoi dettagli, il fermo convincimento che il film debba essere patrimonio peculiare delle potenzialità del territorio, sia nelle "maestranze" che nelle location, e la ancor più decisa volontà di arrivare al primo ciak entrò la metà del prossimo anno. Tutto parte da una testimonianza scritta risalente al IV secolo dopo Cristo, in cui la figura di Valentino è descritta in tutta la sua ampiezza e la sua complessa articolazione, un prospetto che sfugge quindi alla banalizzazione di Santo protettore degli innamorati, per assurgere a figura contrastata e combattuta in difesa dell'amore nelle sue molteplici forme: l'amore filiale, madre-figlio, padre-figlio; l'amore del mentore per i propri discepoli, seppur frainteso e interpretato come perversione pedofila. Ma il tema archetipico dell'amore che si ripropone uguale a se stesso nel corso di tutte le varie epoche dell'umanità, non è cristallizzato nel passato pur prendendo spunto da esso. É piuttosto argomento affrontato nella modalità della vita moderna e negli specifici luoghi che caratterizzano il patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico di Terni e del suo hinterland. Ciò che però più tiene a sottolineare Baiocco è che il film non rappresenta che il primo passo verso un progetto più ampio in cui la storia locale si fa pretesto per ampliare gli orizzonti e diventare "grande storia" che travalichi non solo i confini cittadini e regionali, ma anche nazionali.
"Perdere la testa per amore" non vuole quindi rimanere fatto episodico, ma vuole essere emblema di una progettualità ben più ampia. Qualche cifra. Il film avrà un casting che prevede ottanta ruoli diversi tra piccoli e grandi, coinvolgerà in tutto centocinquanta persone per contribuire a rilanciare il vecchio slogan: Terni, dall'immagine della fabbrica alla fabbrica dell'immagine. A questo punto per dare gambe al progetto non mancano che risorse; problema non secondario. Ma contro tutte le evenienze sfavorevoli, Baiocco tira fuori dal suo cilindro magico la proposta di un azionariato popolare che contribuisca alla realizzazione del film, sulle orme di quanto fece negli anni Cinquanta il regista genovese Carlo Lizzani con "Achtung! Banditi!" in cui coinvolse economicamente l'intera città al sostentamento del progetto
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria Mercoledì 11 Novembre 2009

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