La palla torna al pubblico ministero. Che ora dovrà decidere come andare avanti.
Di certo c'è che ieri mattina, davanti al gip di Terni, Maurizio Santoloci, si è chiuso l'incidente probatorio avviato nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Giorgio Moretti, l'ex capo turno dell'inceneritore Asm stroncato nel giugno 2008 da un tumore, e sulle malattie di altri tre suoi colleghi.
Al centro dell'udienza c'era la richiesta del pm, Elisabetta Massini, di integrare la perizia svolta per accertare il nesso causale tra l decesso di Moretti e le malattie che hanno colpito i dipendenti dell'impianto di Maratta e l'ambiente di lavoro. Santoloci ha proposto un'analisi più approfondita dei singoli casi ma i tre periti hanno definito impossibile un'integrazione della perizia, definendola
"un'attività inutile, lunga e dispendiosa."
Prima di chiudere l'incidente probatorio, il gip ha dato spazio alle domande che i legali delle parti offese e degli indagati hanno rivolto ai tre esperti che hanno redatto la perizia. Incassando il plauso dell'avvocato Dino Parroni, legale della famiglia Moretti.
"Santoloci -afferma- ha applicato correttamente le norme processuali facendo in modo che i tre consulenti fornissero i chiarimenti richiesti."
Il legale è tornato sul dato relativo alle sigarette fumate da Giorgio Moretti.
"Aveva smesso nel 1992 -dice Parroni- dopo aver fumato per dieci anni venti sigarette al giorno e non quaranta come risulta dalla perizia. Tenendo conto di questi elementi, il nesso di causalità tra la malattia e l'ambiente di lavoro sarebbe più probabile che plausibile, come invece indicato dai periti."
L'inchiesta coinvolge undici indagati, tra i quali ex amministratori e gli ex vertici della società municipalizzata, tutti accusati di omicidio e lesioni colpose.

Il Messaggero

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