A tre anni dall'indulto si è di nuovo, praticamente, al punto di partenza. Millecinquecento i detenuti nei 4 istituti penitenziari umbri, di cui 300 reclusi a Terni. Oltre quattrocento dunque i detenuti in più nelle carceri umbre rispetto alla capienza "regolamentare" che fissa il tetto a 1.136 posti (siamo invece sotto la capienza cosiddetta "tollerabile", ossia quella oltre cui il trattamento di recupero è seriamente compromesso, che arriva a 1789 posti). Un sistema dunque che soffre quello umbro, secondo i dati forniti dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, ma considerato in rapporto alla mappa del sovraffollamento delle carceri in Italia, l'Umbria non pare versare in una condizione di vera e propria emergenza. Basti pensare che nel 2009 in regioni come la Lombardia, la Sicilia e la Campania il numero dei detenuti (rispettivamente 8900, 7800, 7700) ha superato e di molto anche la capienza "tollerabile". Un quadro "ragionato" del sistema penitenziario nazionale e regionale è emerso nel corso del convegno
"Carcere Oltre lo stereotipo, detenzione e reinserimento"
organizzato a Terni ieri mattina dall'Arci dell'Umbria, da Ora D'Aria di Terni e Arcisolidarietà Ora d'Aria di Perugia che operano per tutelare e promuovere i diritti delle persone che stanno espiando la pena in carcere o soggette a misure alternative o ex-detenuti, impegnandosi per il loro reinserimento nella società.
"Gli istituti penitenziari in Italia vivono una condizione di estrema difficoltà - ha sottolineato Federica Porfidi per l'Arci Umbria - carceri sovraffollate, un numero elevatissimo di suicidi, tutto questo sposta l'intervento sul paradigma del controllo mettendo a rischio la possibilità per i detenuti di usufruire di un valido trattamento di recupero, o di fruire di progetti per il reinserimento nella società, oggi il carcere è ancora percepito come luogo di violenza e sofferenza, ma potrebbe diventare la palestra di una nuova esistenza."
Preoccupa il lento ma continuo aumento della popolazione carceraria in atto negli ultimi anni a fronte di una dotazione di personale che rimane sempre la stessa. Si calcola che la proporzione tra i poliziotti e i detenuti delle carcere umbre sia di 1 a 50. La situazione, secondo il sindacato Ugl, sarebbe particolarmente critica a Terni dove nel carcere di vocabolo Sabbione sono reclusi circa 300 uomini (non ospita donne), la metà sono stranieri e 25 attualmente in regime di 41 bis . A vocabolo Sabbione, dice l'Ugl,
"il rapporto tra detenuti e agenti in servizio è di 0,567"
(0,849 a Perugia e 1,255 a Spoleto).
"Il sovraffollamento al carcere di Terni è ancora sotto controllo anche se siamo tornati ai livelli raggiunti prima dell'indulto - ha sottolineato il direttore della casa circondariale di Terni, Francesco Dell'Aira - per cambiare la vita dei detenuti occorrono misure precise come una nuova e costante sinergia tra gli enti locali e le istituzioni penitenziarie, l'aggiornamento del personale, migliore rapporto con l'informazione per abbattere il muro della diffidenza e l'istituzione anche in Umbria del garante dei diritti dei detenuti."
Prosegue intanto al carcere di Terni la costruzione del nuovo padiglione che sarà terminato entro il 2011 destinato alla reclusione ma anche ad attività trattamentali. Nel corso dell'incontro inoltre, più volte è stato posto l'accento su un'evidente anomalia del sistema italiano che alimenta pericolosamente il sovraffollamento delle carceri. E cioè il ricorso troppo frequente alla misura cautelare in carcere fa si che dei circa 65mila detenuti nelle carceri (65.067) il cinquanta per cento risulta in attesa di giudizio e tra questi circa un 30 per cento, si calcola, viene assolto all'esito del processo
Chiara Damiani
Corriere dell'Umbria Sabato 13 Febbraio 2010

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