Una pizzeria e un supermercato a Narni e Terni per ripulire il denaro del clan palermitano Lo Piccolo. L'ennesima controprova delle infiltrazioni mafiose in Umbria, figlia della presenza di detenuti eccellenti nelle carceri umbre in regime di 41bis, dell'arrivo di pentiti in regime di protezione e naturalmente di decine di prestanome dei clan ben ammanicati nel sistema delle attività immobiliari e della gestione dei rifiuti. L'operazione della Dia é l'ultimo colpo messo a segno dalla Direzione Investigativa Antimafia, in esecuzione del provvedimento del Tribunale di Palermo, Sezione misure di prevenzione: gli inquirenti hanno proceduto alla confisca di beni immobili, quote societari e complessi aziendali in provincia di Palermo e di Terni di Salvatore Lo Cricchio, siciliano di Partinico classe 1945. Il valore dei beni confiscati è di oltre 1,5 milioni di euro. Il provvedimento scaturisce dalle indagini che hanno monitorato, per più di un anno, soggetti inseriti nel mandamento mafioso di Resuttana e San Lorenzo, operanti in aree controllate dai boss Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Nicolò di Trapani, capi storici di potenti famiglie mafiose palermitane. I risultati hanno il sapore del successo per le forze dell'ordine, ma l'amaro di una conferma per chi, certi segnali, li aveva colti da tempo: le indagini hanno acclarato che Lo Cricchio (zio di Nicolò Di Trapani) al momento detenuto per una condanna per estorsione aggravata e continuata, attraverso alcuni prestanome, tra i quali la moglie Lorenza Sgroi, i figli Margherita e Pietro e un tale Paolo Faraone, quarantacinquenne palermitano trapiantato a Terni, ha svolto, in nome e per conto della famiglia mafiosa di appartenenza, un ruolo attivo nella gestione e controllo di attività economiche e nel reinvestimento di capitali illeciti proventi di "cosa nostra". Il prestanome é proprio Faraone, indagato a piede libero, la figura chiave di tutta la vicenda. Lo Cricchio, oltre al coinvolgimento dei propri congiunti, si è avvalso in particolare proprio della sua collaborazione. Un personaggio non estraneo a dinamiche illecite e soprattutto ben inserito nel contesto umbro. Nella piena consapevolezza di agire a tutela degli interessi di Lo Cricchio, l'imprenditore Faraone ha contribuito all'intestazione fittizia di attività commerciali e di beni immobili. L'attività d'indagine economico-finanziaria svolta dalla Dia, articolata da intercettazioni ambientali e telefoniche ed anche da servizi dinamici di osservazione e pedinamento svolti in Sicilia e nell'Italia centrale, si è avvalsa anche della collaborazione in Umbria del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Terni, che ha contribuito anche alle acquisizioni documentali ed alla individuazione degli immobili confiscati. In provincia di Palermo a Balestrate sono stati sequestrati due appezzamenti di terreno di 15 ettari complessivi intestate a Lorenza Sgroi, la moglie di Salvatore Lo Cricchio. A Partinico in provincia di Palermo i sigilli sono scattati in 18 particelle di terreno di 148,488 ettari in località Sirignano, intestate stavolta al figlio di Lo Cricchio, Pietro. E veniamo a Terni, i beni maggiori a quanto pare erano qui, o almeno quelli accertati. A Paolo Faraone, prestanome e factotum dei clan palermitani era intestato a Terni un magazzino in corso Vecchio del valore di 53mila euro; ad Acquasparta due grandi appartamenti in corso Lincei e un magazzino in vicolo del Vitello. Ma non solo: ha acquistato per conto del clan (ora il locale è sotto una nuova gestione) un ristorante pizzeria poco fuori Narni; nel 2008 aveva avviato l'attività di un minimarket a Terni, in via Papa Benedetto Iii, in zona San Valentino. L'Arma di Terni Il provvedimento di ieri ha chiuso definitivamente una lunga e complessa indagine svolta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Terni, diretto dal capitano Marco Belladonna.
L'attività investigativa è nata nel mese di novembre 2005: dagli ambienti dell'Arma si apprende che un noto pregiudicato ternano intratteneva rapporti di natura stabile con soggetti pregiudicati di Roma e Verona. Le indagini successive hanno documentato un vero e proprio "rapporto di affari" tra il soggetto ternano ed un palermitano incensurato, ma legato in termini di affinità parentale con il noto esponente di "cosa nostra" Salvatore Lo Piccolo. Successivamente il comando provinciale dei carabinieri di Terni ha individuato un sodalizio criminoso composto da 12 persone originarie di Terni, Verona, Palermo e Roma dedito, oltre che alle truffe, anche al riciclaggio di denaro proveniente da Palermo San Lorenzo e Resuttana, riconducibile ad affiliati a "Cosa nostra", in provincia di Terni utilizzato per l'acquisto dei beni immobili oggi confiscati. Il 27 febbraio 2007, a conclusione della prima parte dell'indagine, sono state denunciate 15 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio ed alla truffa e richiesto il sequestro delle attività commerciali in questione, beni mobili e immobili. Il 23 luglio dello stesso anno, concordando con le risultanze investigative raccolte dai carabinieri del nucleo investigativo, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni ha emesso 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere (solo 5 sono state eseguite, uno dei destinatari del provvedimento era in Brasile) per truffa: si tratta di M.P. 50enne ternano, M.P. 62enne ternano, C.C. 55enne romano, P.D. 45enne veronese, tutti pregiudicati e S.L. 32enne palermitano.
In quell'occasione il gip ternano, pur ravvisando il reato di riciclaggio, si è dichiarato territorialmente incompetente per procedere nei confronti dei rimanenti soggetti, trasmettendo tutti gli atti ai colleghi palermitani, consentendo loro di poter aggiungere importanti e determinanti tasselli investigativi nei confronti di associati mafiosi.
Il 25 luglio e il 17 ottobre 2008 il personale del nucleo investigativo di Terni e del centro operativo della Dia di Palermo, in ottemperanza di due appositi decreti emessi dall'autorità giudiziaria palermitana (articoli 321 codice procedura penale e legge 575/65), hanno posto sotto sequestro preventivo i beni immobili che ieri sono stati definitivamente confiscati e per sempre sottratti alla criminalità organizzata

Patrizia Antolini
Corriere dell'Umbria Mercoledì 17 Marzo 2010

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