Ed è un conto da lacrime e sangue. "Il risarcimento totale che deve corrispondere la ditta Ecorecuperi per il danno ambientale causato dall'incendio cominciato il 2 luglio 2009 nell'impianto di Vascigliano - ha comunicato alla commissione ambiente della Camera il sottosegretario Roberto Menia - è pari a 36 milioni e 980 mila euro.
Una cifra record, che sarebbe stata stimata per difetto. Perché il dirigente delI'Ispra, dopo sopralluoghi e accertamenti tecnici fatti nel sito di Vascigliano, ha messo in evidenza che non è facile, con gli elementi a disposizione, calcolare tutta una serie di ulteriori danni arrecati alle varie matrici ambientali per i quali il risarcimento non può essere valutato.
Per l'Ispra è l'aria tra le principali risorse lese a seguito dell'incendio di un anno fa. Purtroppo la qualità dell'aria non può essere ripristinata perché "non è più possibile identificare i volumi inquinati dalle particelle emesse dal rogo che si sono poi diluiti nel rimescolamento delle masse atmosferiche".
Di certo, per l'istituto di ricerca nazionale, c'è che "il tempo di esercizio dell'impianto necessario per emettere la stessa massa di polveri prodotte dall'incendio sarebbe di circa 47 anni". Se l'impianto avesse lavorato regolarmente, insomma, avrebbe impiegato quasi mezzo secolo per produrre le polveri che hanno invaso l'aria dal 2 luglio in poi.
E´chiaro che quell'aria non potrà mai tornare com'era e l'Ispra lo dice chiaro e tondo. e nell'impossibilità di attuare una reale "riparazione primaria" l'Ispra ha valutato "il costo di ripristino della qualità dell'aria, relativamente alle polveri emesse, come l'equivalente monetario rappresentato dal guadagno annuale previsto dall'esercizio dell'impianto (500 mila euro l'anno) moltiplicato per gli anni necessari all'impianto (nel rispetto dei limiti dell'autorizzazione) per emettere una quantità di polveri pari a quelle emesse durante il rogo".
Dai calcoli effettuati, per produrre quella stessa massa di polveri, servono 47 anni. Per cui il risarcimento di questa sola voce dedicata all'aria è di quasi 24 milioni di euro.
Nella lista della spesa c'è poi il risarcimento che devono avere tutti quelli che hanno lavorato per limitare i danni. Ovvero le pubbliche amministrazioni: vigili del fuoco, Asl, Arpa, Comune di Stroncone. E poi allevatori e agricoltori, che hanno pagato a caro prezzo i provvedimenti seguiti all'incendio: lo smaltimento dei foraggi come rifiuto, la distruzione di prodotti ortofrutticoli e del latte, l'abbattimento di animali da allevamento destinati alla vendita.
Per tutti questi aspetti l'Ispra valuta un danno che supera i tredici milioni di euro. Poi ci sono gli "ulteriori danni all'ambiente provocati dall'incendio ancora da quantificare". Come quelli sulla qualità ambientale del suolo, ad esempio l'alterazione causata dalla ricaduta di polveri contenenti contaminanti molto pericolosi per la salute. E poi i danni derivanti dalla perdita di servizi forniti dalle varie risorse lese. A cominciare dalla diminuzione del flusso turistico.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero Martedì 15 Giugno 2010


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