Il marchio Favorito, dopo sessantacinque anni di vita, emigra a Milano. I laboratori di San Gemini stanno per essere smantellati. Macchine e attrezzature imballate con cura partiranno proprio oggi per iniziare una nuova avventura.
Ma come mai un marchio che a Terni ha fatto la storia della pasticceria locale non trova le risorse per continuare a vivere nella propria città?
"Prima di accettare la proposta di Milano ho provato altre strade, tante - spiega Francesco Favorito attuale proprietario della pasticceria - io sono legato alla mia città e avrei voluto continuare a lavorarci ma nessuno ha voluto rilevare il marchio, e chi era interessato non aveva i mezzi finanziari. Così ho accettato la proposta della ditta di Milano."
Sta di fatto che a Natale quest'anno i panettoni di Favorito, sempre preparati secondo la ricetta di nonno Valentino, saranno in vendita sugli scaffali della Nord Carolina però con un altro marchio: "La dolce vita", premiata pasticceria di Milano.
"Io spero che si venderanno anche a Terni, ci tengo troppo"
, tiene a precisare Francesco.
Tornerà a casa il dolce preparato seconde la ricetta della pasticceria Favorito che negli anni Settanta e Ottanta era una delle più apprezzate della città, la terza dopo Pazzaglia ed Evangelisti?
Proprio il panettone, che ora emigra negli Stati Uniti, ha fatto la fortuna della pasticceria Favorito, è stato il dolce con il quale è iniziata la seconda era della ditta. Nel 1980 Antonio Favorito sfornò 110.000 panettoni confezionati nella scatola gialla e blu che tanti ternani ricordano.
"Quelli erano tempi in cui una pasticceria artigianale riusciva ad essere competitiva con la grande distribuzione. Il panettone Favorito costava 2.500 lire mentre per un Bauli ce ne volevano 8.500"
, ricorda Francesco.
Il panettone Favorito era il dolce degli operai che finito il turno in Acciaieria passavano nei laboratori di via Rosselli, sotto al bar Aci, per portarlo a casa ancora caldo. In quei locali oltre a tutta la famiglia Favorito Antonio, sua moglie e i due figli Francesco e Alessandra, lavoravano altre sessanta persone.
La ricetta che ancora oggi Francesco custodisce è quella di nonno Valentino il capostipite della pasticceria, aperta nel 1945 in via Eugenio Chiesa, dove oggi c'è una sede del Pd. A Valentino succede Antonio, negli anni Sessanta, che assume altri dipendenti e si trasferisce nei locali sotto al bar Aci.
"Quella situazione oggi sarebbe improponibile si andava contro le leggi sulla sicurezza alla grande"
, nota Francesco.
Poi arrivano i tempi duri e Francesco nel 1995 è costretto a prendere le redini della situazione e a trasferirsi a Collescipoli.
"Mio padre non capì che si doveva cambiare rotta, passare da ditta artigianale ed industriale. I tempi non erano maturi per una nuova mentalità. Così mi sono messo a studiare, ho cercato di allargare gli orizzonti per capire il mercato e realizzare prodotti che andassero incontro al pubblico. Sono arrivate le prime soddisfazioni la nomina come insegnante, maestro pasticciere alla Boscolo accademy che ora aprirà una nuova sede a Tuscania. Anche questa è un'altra occasione mancata per Terni perché in principio la scuola avrebbe voluto aprire qui da noi ma non c'è stato verso di trovare i locali ne di avere alcun aiuto."
Il Messaggero Giovedì 1° Luglio 2010

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