"7-14-21-28" stasera per Es.Terni 5

Siamo già nel futuro, nell'era cibernetica, dove i numeri assurgono al ruolo di decodificatori della realtà, anzi sono l'unica realtà disumanizzante che è possibile vivere in un'egemonia dispotica di tipo orwelliano. Tutti nella stessa barca, da Oriente a Occidente, da Nord a Sud, il mondo è omologato e ha annullato tutte le diversità, veri elementi di arricchimento. La performance teatrale di Flavia Mastrella e Antonio Rezza "7-14-21-28" in programma questa sera al teatro Sergio Secci nell'ambito di Es.Terni 5 è una disperata proiezione in avanti che coniuga i metalinguaggi del corpo e della musica per calarsi in una dimensione straniante, il disfacimento, le decomposizione, la destrutturazione. Non c'è speranza, o forse sì se è vero che l'uomo al termine del suo cammino si ritroverà non seppellito sotto terra, ma nello spazio-cosmo di una tabella, una geometria confusa associabile al Caos, al magma dei numeri da cui nascerà un nuovo equilibrio, una nuova speranza. "7-14-21-28": i numeri dettano legge? "7-14-21-28" - rispondono Flavia Mastrella e Antonio Rezza - è ispirato agli ideogrammi cinesi ed è un progetto dove l'arte incontra il teatro" Ma come si articola lo spettacolo? "Nel lavoro che portiamo in scena - replica Antonio Rezza - si parte da uno spazio dove il mio corpo va a finire e le due entità finiscono per combaciare. Quando lo spazio dello spettacolo viene rielaborato, è perché siamo insoddisfatti di un'opera che prima di andare in scena viene rimessa in discussione".
Un continuo work in progress? "Almeno all'inizio sì, durante le prove sicuramente. Poi prende una sua fissità quando per noi diventa perfetto". Torniamo ai numeri, hanno un significato simbolico? L'incontro tra numeri e ideogrammi - risponde Flavia Mastrella - rappresenta la globalizzazione, la civiltà numerica è globale. L'ideogramma è il motivo estetico dello spettacolo e diventa l'habitat dove Antonio prende coscienza del problema". Di un individuo spoetizzato, senz'anima? "Più che altro di un individuo omologato, che vive la sua straniante medietà come descritto benissimo da Pasolini nel film Teorema". Danza, parole, ritmi: di cosa vi avvalete? "Ci sono ritmi, ci avvaliamo soprattutto di elementi scultorei usati come strumenti, ritmi suonati, è un primo passo verso il musical". Quale sono i suoi punti di rifermento artistici? "In genere - risponde ancora Flavia Mastrella - mi rifaccio al gruppo neo-dadaista Fluxus, agli anni Settanta, alla pop art, uso la mia cultura di arte contemporanea, di pittura, di scultura". Ma c'è un messaggio? "Lo spettacolo è fortemente anti-narrativo, non crediamo nel racconto. É un flusso di energia che crea questo scambio; uno spettacolo molto parlato, dove il corpo si sfianca e lo spazio detta il movimento"
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria Domenica 26 Settembre 2010

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