L'Umbria non è terra di mafia, ma in Umbria i mafiosi ci sono: trafficano, riciclano, reinvestono e si mescolano a quella parte sana della società che per il momento reagisce ma che, alla lunga, potrebbe cadere schiacciata sotto il gioco intimidatorio dei colletti bianchi e delle teste di legno che coprono gli interessi di capi ubicati in altre regioni. É il sunto del quadro che ieri sera, alla Camera di Commercio di Terni, è stato delineato dagli illustri partecipanti al convegno
"La mafia, il suo Ghota e le infiltrazioni nell'Italia centrale"
indetto da Confesercenti e dalla Sos Impresa. Una tavola rotonda chiarificatrice che, ci si auspica, rappresenti solo l'inizio di un dialogo con la cittadinanza basato sulla trasparenza e la concretezza dei dati ormai sotto l'occhio di tutti. E di dati, report, indagini in materia ce ne sono fin troppe. Talmente tante da giustificare la necessità di cominciare a smantellare quell'ideale di "isola felice" che da tempo accompagna l'Umbria. Solo lo scorso mese di marzo, per esempio, un rapporto dei servizi di sicurezza presentato ai massimi vertici dello Stato ha infatti collocato il cuore verde d'Italia al quinto posto nella classifica nazionale per la presenza di clan e gruppi mafiosi e camorristici. Gruppi che sarebbero cresciuti nel numero soprattutto grazie a 3 fattori: l'immigrazione di interi nuclei famigliari nel territorio per via della presenza cospicua di detenuti del 41bis, la ricostruzione post-sisma del 1997 e la crisi economica. Nella regione la presenza più incombente sarebbe quella dei camorristi, principalmente legati al business della droga che oggi si innesta con la complicità di gruppi di prostituzione e immigrazione extra-comunitaria, e dei 'ndrangheristi, maggiormente interessati al controllo degli appalti. Ma le sfumature non mancano e nel variegato mondo delle associazioni a delinquere tutto trova posto. Come i reati diversi nella forma ma non nella sostanza perché, come rilevato anche dall'Abi (associazione banche italiane) nel 2009 e riportato dal cronista Rai Alvaro Fiorucci,

"ad oggi risulta che solo il 77% dei capitali umbri si muove attraverso attraverso canali bancari ufficiali. Il narcotraffico. Proprio in relazione ai reati di stampo mafioso esistono delle profonde divergenze tra i due capoluoghi. Se a Terni, come dichiarato dallo stesso Procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, "la partita si gioca principalmente sui reati ambientali ", nel Perugino la mafia si innesta principalmente nello spaccio di sostanze stupefacenti tanto che, nel 2007, sono stati rilevati molteplici decessi (32 su 38 totali). A tal proposito, e volendo tornare ad una dimensione più generalista, i dati ufficiali collocano da una decina d'anni l'Umbria al quarto posto fra le regioni italiane per quantitativi di cocaina sequestrati. Il mercato umbro della droga, nel quale si calcolano siano venduti circa 6mila dosi al giorno, raggiunge anche un altro triste primato relativo ai decessi per abuso di sostanze stupefacenti (2,88 ogni 100mila abitanti). Inoltre, è accertato da tempo (relazione della Commissione Antimafia) che a gestire il mercato del narcotraffico siano direttamente organizzazioni criminali straniere (principalmente di nazionalità nigeriana, albanese, slava, cinese e magrebina) in collaborazione con camorra e 'ndrangheta. Organizzazioni che, nel Perugino, orbitano intorno al quartiere universitario, a via della Viola, lungo le stradine laterale di via dei Priori, nei dintorni delle zone industriali e periferiche vicino alla stazione Settevalli. L'ecomafia. Diversa la situazione per quanto concerne l'altro capoluogo umbro dove, come ricordato sempre da Cardella, "la mafia non trova organizzazioni vere e proprie sul versante del narcotraffico mentre si insinua maggiormente su quello dello smaltimento dei rifiuti e sugli appalti dell'edilizia ". É questa la vera piaga del Ternano dove, comunque, non sono mancati arresti e sequestri di beni per altri reati. Episodi sporadici? "Per il momento si ", argomenta Cardella, ma intanto nel 2010 sono stati setacciati innumerevoli conti correnti e sequestrate 12 unità immobiliari. Si sono verificati alcuni episodi di estorsione (alcuni dei quali conclusi con l'incendio di attività commerciali) e sono state scoperte diverse case a luci rosse (l'ultima a piazza Dalmazia di una lunga serie che ha portato al sequestro di 15 appartamenti e l'arresto di 11 persone, così come sono state rimpatriate numerose prostitute extracomunitarie clandestine)

Eleonora Stentella

Corriere dell'Umbria Venerdì 19 Novembre 2010

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