A Terni, dopo un lungo enigmatico silenzio, la sinistra ha deciso finalmente di tornare a parlare di politica e lo ha fatto cimentandosi con un tema particolarmente delicato, la questione dei rifiuti, che costituisce un'ottima cassa di risonanza. Con un comunicato congiunto, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia e libertà e Italia dei valori hanno preso posizione contro il piano d'ambito e contro l'ipotesi di un ritorno all'incenerimento dei rifiuti nel territorio comunale, sottolineando come il patto politico alla base della costituzione della giunta di centrosinistra, di cui fanno parte, menzioni "il superamento dell'incenerimento come strumento di chiusura del ciclo dei rifiuti"e indichi la "realizzazione di un polo del recupero e del riciclaggio."

Il sindaco Di Girolamo, per tutta risposta, ha detto che i rifiuti non possono mangiarli i cittadini. Probabilmente deve essere stato preso alla sprovvista e non ha considerato il fatto che possano esistere dei problemi per i quali le ordinanze da sceriffo, a cui ha finora abituato i ternani, servono a poco. Il tema in questione è "caldo", anche se al momento nessuno dei tre inceneritori presenti a Terni è in funzione. Quello di proprietà Asm, che bruciava rifiuti di ogni tipo, è stato chiuso a seguito del procedimento giudiziario che coinvolge i vertici dell'azienda per i quali sono ipotizzati reati che vanno dal disastro ambientale al mobbing; quello Printer, autorizzato a bruciare solo biomasse, è fermo per motivi poco chiari e quello che era inizialmente di proprietà della Tad di Agarini ed ora è passato al gruppo Acea, che doveva bruciare solo biomasse e palper di cartiera, è fermo per la ristrutturazione. Questo revamping lo porterà, secondo il piano d'ambito contestato, a poter bruciare anche altri rifiuti, consentendo così la ripresa dell'incenerimento che a Terni ha messo sempre d'accordo tutta la politica, mostrando con i fatti quanto, malcostumi berlusconiani a parte, centrodestra e centrosinistra siano politicamente interscambiabili.

Il primo inceneritore realizzato a Terni è quello dell'Asm, costruito nella zona industriale di Maratta negli anni ‘70. La giunta Ciaurro, di centrodestra, circa vent'anni dopo avvia la costruzione di un altro inceneritore nella stessa zona industriale, quello Tad, con una delibera presentata da Enrico Melasecche, all'epoca assessore a favore dell'incenerimento e oggi alla testa delle manifestazioni contro gli inceneritori: strani casi della politica! Con la caduta della giunta Ciaurro inizia il decennio Raffaelli, in cui giunge a termine la realizzazione dell'impianto Tad e se ne costruisce un altro, quello Printer. Eppure all'epoca dei fatti, con l'ingrandimento della discarica di Orvieto e l'inceneritore Asm già presente sul territorio, se si fosse puntato su una forte raccolta differenziata e sulla riduzione dei rifiuti, conducendo accordi sugli imballaggi con la chimica verde della Novamont, che in quegli anni metteva piede a Terni, si sarebbe potuto tranquillamente evitare che la conca ternana diventasse il polo di incenerimento che è poi diventata.

Ma la politica ha scelto di bruciare, e adesso con i tre inceneritori fermi, una produzione che aumenta e una percentuale di raccolta differenziata ben al di sotto della soglia prevista, i rifiuti ternani viaggiano in camion verso la discarica di Orvieto, che è rimasta l'unico polo di smaltimento attivo sul territorio provinciale. Tuttavia i viaggi per Orvieto costano: secondo Federcon-sumatori dal 2006 ad oggi i costi di conferimento dei rifiuti nella discarica di Orvieto sono aumentati di circa il 75%, comportando il relativo aumento della tariffa per i cittadini e rendendo le forze politiche sempre più nervose. La partita, insomma, è piuttosto delicata. Il piano regionale per la gestione dei rifiuti stabilisce di pervenire ad una soglia di raccolta differenziata del 65%, ma contestualmente prevede di ampliare la discarica di Orvieto, di costruire un nuovo inceneritore nel territorio di Perugia e di riprendere l'incenerimento dei rifiuti anche a Terni. La raccolta differenziata e l'incenerimento riguardano la stessa tipologia di rifiuti e se veramente si portasse la differenziata al 65%, quello che del rimanente 35% potrebbe interessare il business della termovalorizzazione resterebbe ben al di sotto della soglia prevista dal piano regionale, poiché le plastiche, vero oggetto del desiderio di chi gestisce gli inceneritori, sarebbero già tutte avviate a riciclo.

Per bruciare i rifiuti è, infatti, fondamentale che non vengano differenziati e quando ci sono in ballo forti interessi a non riciclare, la differenziata non si fa; non a caso a Orvieto, dove c'è la grande discarica, la differenziata è ferma al 16%. Non vorremmo raccontare ancora una volta che in Umbria i rifiuti continuano a bruciare, che qualcuno continua ad arricchirsi e i cittadini ad ammalarsi. Temiamo, però, che saremo costretti a farlo.


Micropolis dicembre 2010
Lunedì 27 Dicembre 2010

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