Indagini a tappeto sulla diossina che assedia la conca. La Procura vuole vederci chiaro ed è pronta a dichiarare guerra agli inquinatori. Il sostituto procuratore, Elisabetta Massini, ha aperto un fascicolo contro ignoti per violazione dell'articolo 279 del testo unico sull'ambiente. Con l'accusa di superamento dei limiti di emissione. Un reato che prevede anche l'arresto per chi, nell'esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione o le prescrizioni stabiliti dall'autorizzazione.
Ad un perito il compito di individuare l'origine vera della diossina presente nella conca ternana. Con nuove analisi a tappeto e altri campionamenti che serviranno a far luce su un inquinamento che c'è ma che oggi, dopo centinaia di controlli, ancora non si sa da dove arriva. Ormai quella su cui si lavora è più che un'ipotesi. Perché la diossina venuta fuori durante i campionamenti seguiti all'incendio della Ecorecuperi di Vascigliano non può essere attribuita soltanto al rogo di luglio 2009.
Anche i risultati delle analisi fatte dall'Arpa nove mesi fa confermavano che a Terni c'è un inquinamento diffuso. Con la diossina che, man mano che ci si allontana dall'epicentro dell'incendio che ha divorato la Ecorecuperi, ha una diversa composizione chimica. Con un diverso rapporto tra diossina e Pcb che obbliga un approfondimento degli accertamenti. Per capire l'origine di un fenomeno che si allontana dall'area di Stroncone ma che invece è presente in una zona vasta che tocca i territori di Terni e Narni.
Il nuovo impulso alle indagini partite dopo il rogo di Vascigliano lo ha dato la relazione del dipartimento ambiente dell'istituto superiore di sanità.
Un dossier tecnico di difficile lettura per chi non è esperto. Messo nero su bianco dall'istituto dopo aver ricevuto i risultati delle analisi dall'Asl4 e averli esaminati.
Per l'istituto superiore di sanità
"una fonte di inquinamento è l'incendio ma non è l'unica. La diffusa contaminazione da composti ad azione diossino-simili ha diverse origini, ma i dati a disposizione non sono sufficienti a capire l'origine dell'inquinamento."
Nel documento si parla di uno
"stato di contaminazione piuttosto diffuso dovuto a differenti sorgenti presenti sul territorio."
Per l'istituto di sanità
"per valutare l'impatto dell'inquinamento chimico nell'area dovrebbero essere prese in considerazione sorgenti locali quanto distanti. Con un potenziale di diffusione su scala regionale."
Il rogo di Vascigliano, così la pensano gli esperti ha sicuramente influenzato la presenza di diossina. Ma l'assenza di precedenti valutazioni sulle matrici primarie di esposizione come suolo e aria e particolato sospeso limitano la diagnosi.
La conclusione dell'istituto superiore di sanità non lascia spazio a dubbi.
"Deve farsi uno studio ad hoc - si legge nel documento - per capire le fonti di questo inquinamento da diossina."
Per la Procura altri mesi di lavoro. Con indagini che di fatto ripartono da zero. Per scavare a fondo fino a giungere all'individuazione delle vere fonti di un inquinamento da diossina che è più ampio di quello che ci si aspettava. E che, oggi, un anno e mezzo dopo l'incendio di Vascigliano, non può essere attribuito solo alle conseguenze di quel rogo. Un sospetto che durante l'inchiesta legata alla vicenda Ecorecuperi era emerso a più riprese. Anche per via di animali che dovevano essere "puliti" e che invece sono risultati misteriosamente positivi alla diossina.
Il Messaggero Mercoledì 26 Gennaio 2011

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