Terni riscopri il tuo orgoglio!

Nell'articolo su Terni la città immaginata edito dal Messaggero alla fine dell'anno 2010, noto un senso di malinconica rinuncia per le varie speranze sfumate di miglioramento della città, misto però alla solita frase sottintesa "te l'avevo detto io" tipico di chi sta a guardare, non ha idee e quindi non produce progetti, che altri chiamano sogni ma, si sa, senza sogni non nascono progetti, tipico anche di chi ha solo pensieri negativi e quindi l'elevarsi di qualcuno lo definisce negativamente, quando va bene, con ironia da saputo quando va male.
Avrei apprezzato che al lungo elenco delle cose negative, del piagnisteo del tutto va male, ci fosse almeno un elenco di cose positive fatte, intraprese o in progetto, magari suggerendo soluzioni o meglio cercando di stimolare il privato a portarle avanti e realizzarle, visto che il pubblico è completamente asfittico.
Credo fermamente che i progetti per una Terni avanzata erano e rimangono entusiasmanti e tanti altri comunque se ne dovranno aggiungere, senza crogiolarsi nel disfattismo prendendo ad alibi la crisi, perché la crisi, individuale o collettiva, deve portare nuove idee e stimoli che tendono a superarla se non addirittura a sfruttarla a proprio vantaggio per una sana crescita.
Non è velleitarismo l'immaginare, sognare e progettare il miglioramento, non è col mettere in ridicolo quanto ancora non realizzato o non approdato a buon fine definendolo velleitaria grandeur che si costruisce il futuro, piuttosto si alimenta un disfacimento dell'autostima collettiva che non può che essere negativa in tutti i campi della vita pubblica.
Ho visto naufragare ben altre grandeur in città poco più grandi della nostra in cui ho vissuto ed operato, là dove si è raggiunti buchi di bilancio che vanno dai 200 ai 600 M.l di Euro, variabile a seconda delle fonti, là dove è naufragato il progetto di una metropolitana interrata con 11 stazioni e treni in frenetico andirivieni per collegare uno spazio di poco più ampio della nostra città, percorribile in bicicletta, là dove si era predisposto un progetto urbanistico per raddoppiare il numero degli abitanti portandoli da 170 a 400.000, dove i cantieri faraonici esistono davvero e sono fermi ma là dove nessuno degli abitanti si sognerebbe di sminuire né il nome della propria città né tanto meno giudicherebbe "Grandeur" il sogno di una città sempre più importante sul piano nazionale e su quello internazionale e fa di tutto per raggiungere gli obbiettivi.
Ed ho visto, nel corso degli anni passati, questa città esplodere, nella sua voglia di grandeur, in ogni campo e raggiungere vette di importanza internazionale, dove l'autostima della popolazione si autoalimentava in maniera esponenziale anche attraverso la stampa locale, producendo una voglia di fare, di innovare, di intraprendere sempre maggiore, tale da attirare interessi e capitali reali.
Sento che anche nella nostra città, anche se non da molto tempo mi dicono, è arrivato, crisi permettendo, questo spirito positivo che alimenta l'autostima collettiva, altrimenti non mi spiegherei il mutamento radicale che questa città ha avuto, nella cura del centro storico, nell'introduzione della cultura, nella voglia di progredire e, per la gente, di essere orgogliosi di appartenere a questa comunità.
Certo, i gufi hanno ancora voce e a qualcuno di questi ho rivolto qualche breve domanda: hai mai visitato il museo Archeologico? No. Hai visto la mostra su Giulio Turcato? E chi è? Hai seguito i concerti o le conferenze in città? Non ho tempo. Ma allora mi chiedo, come si fa a dire che a Terni non c'è niente, che non si fa cultura, che non offre stimoli se sei tu per primo che non vuoi niente, non chiedi, segui e contribuisci a fare cultura, non rispondi agli stimoli, non proponi niente ma sai solo spargere negatività intorno a te?
Ed infine, riferendomi ancora all'articolo sulle cose mancate, ripeto, ma possibile che solo e sempre le cose negative debbano far notizia? Perché accanto ai progetti sfumati o non ancora realizzati non si fa un pari elenco delle cose positive realizzate o da realizzare? Perché chi ha in mano l'informazione locale piuttosto che informarci continuamente sui fatti di cronaca nera e sulle negatività della vita cittadina quotidiana non introduce notizie, inchieste, reportage che abbiano un minimo motivo di orgoglio, di voglia di appartenenza e perché no, di sana esaltazione, qualche volta almeno, per le cose che si fanno?

Architetto Vladimiro Paiella
Lunedì 3 Gennaio 2011

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