Lo diventerà? Forse. Ma per ora non lo è. Per capirlo, basta andare a vedere come stanno messe le stazioni intermedie, già pronte ma mai collaudate ed ora abbandonate.
Sette stazioni intermedie, tra quella di Cesi e quella di Terni. Attraverso Campomaggiore, Campitello, Borgo Rivo e via Bramante. Mancano di manutenzione. Non si sa chi deve farla, visto che alcune opere non possono definirsi completate ed a norma. Per questo motivo, neanche il Comune può ancora farcene carico. E si aspetta ancora quella "benedetta" perizia di variante sulla quale il Cipe deve decidere. La perizia che serve per autorizzare l'apertura delle stazioni, per completare il raddoppio del binario (che costa più di un milione) e per altri interventi e collaudi. Invece, ancora si allunga il collo.
E i risultati si vedono proprio addosso a queste stazioni. L'itinerario della desolazione parte già dallo scalo di Cesi, dove ci sono intonaci che si staccando dai sottopassi e dove si vede qualche bottiglia vuota di birra. Nulla di così ripugnante, se paragonato al resto. Dalla stazione di Campomaggiore le cose cambiano. A parte dalle tabelle illeggibili: Su quella vicina al parcheggio, "Campomaggiore", a causa di alcune lettere bianche che si sono staccate dal pannello azzurro, diventa un improbabile "ggior" (?). Quella a ridosso del binario addirittura non si legge più. Su di essa campeggia la scritta a spray "Trottolo e Papero" (ma chi sono?). Poi i ciuffi di ebaccia che crescono sulle passerelle e sulle piattaforme che dovrebbero servire come appoggio a chi aspetta il treno. Un aspetto, questo, che si ripete pure nelle altre stazioni intermedie, così come le scritte sulle pareti. E così come sono completamente imbrattati tutti i tabelloni, naturalmente inutilizzati, che servirebbero per resporre gli orari di arrivi e partenze.
Campomaggiore presenta anche cestini stracolmi di immondizie, pacchetti i sigarette e bottiglie. Spiega un cittadino che passeggiando transita di lì:
"Ci vengono di note a fare di tutto. Tutto cosa? Se dico tutto, vuol dire... tutto."
E sorride.
Quasi un chilometro più avanti ed ecco la stazione di "Fosso canale". La situazione non migliora. Qui dalla tabella con il nome dello scalo non c'è più una lettera. Omettiamo quale, per decenza, ma lo lasciamo immaginare. Risultato: Ne viene fuori una denominazione non proprio raffinata... L'unica cosa suggestiva è l'eco che si sente quando si accede al sottopasso.
Abbandono anche a Campitello. E abbandono pure a Borgo Rivo, dove abbondano scritte e imbrattamenti sulle barriere antisuono. C'è anche l'accenno del secondo binario (il radoppio è fermo per i motivi già spiegati), con erbacce cresciute lungo la ferrovia.
Ma la stazione che sembra messa peggio è quella di Cerqueto. Qui le tabelle che indicano il nome della stazione ancora si leggono. Ma il resto è da mettersi le mani nei capelli. Le rampe di accesso dalla strada sono ricoperte di terra, fango ed erbacce. I muri sono imbrattati, le tabelle degli orari pure, ci sono ciuffi d'erba ovunque. Così come un senso di abbandono lo dà la stazione di Ponte Le Cave, vicino al Tulipano dove sono in corso i lavori per la riqualificazione dell'intero complesso. I "soliti" balordi si sono diveriti ad imbrattare le insegne e le tabelle per gli orari, ma anche a scrivere e dipingere sulle pareti ed a gettare in terra le bottiglie di birra in vetro ed altri tipi di immondizie dopo i bivacchi notturni. Anche qui le erbacce non mancano.
Sta messa meglio, invece, la stazione di Cardeto, di fronte a via Bramante. Anche qui ci sono murales e tabelle imbrattate, ma non c'è traccia di immondizie, né di erbacce. Alcuni mesi fa non era così. Sembrava una jungla, tra cespugli e canneti. Sembrava quasi di aguzzare bene la vista e vedere Tarzan saltare con le liane. Sembrava quasi portarsi una mano all'orecchio ed udire pure il caratteristico urlo del noto personaggio di Edgar Rice Burroughs. Non è più così, perché è stata ripulita da un intervento della cooperativa Ultraservizi (meno male che ci hanno pensato loro). Questa è la situazione.
La situazione delle stazioni di quella che da tanti anni si aspetta che diventi la metropolitana di superficie. E che non ci diventa. Della sperimentazione, ancora, neanche l'ombra. Un'opera costata milioni. Ai tempi delle lire miliardi. Che per adesso è un fantasma lungo quasi sette chilometri.
Il Messaggero Sabato 12 Febbraio 2011

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2 commenti

  1. Luca Simonetti  

    13 febbraio 2011 12:10

    Senza considerare che ( questo dovevano capirlo prima dei lavori)
    dal tulipano in poi le fermate, sono divise dal nucleo urbano più densamente popolato, da una ripidissama salita/discesa.
    Perchè il cittadino medio dovrebbe preferire un Km. di strada scomoda (carico di libri, spese e qual si voglia bagaglio),per rinunciare ai mezzi di trasporto tradizionali?

  2. francesco neri  

    13 febbraio 2011 15:46

    faccio presente che i murales che circondano la stazione dietro al tulipano sono stati regolarmente autorizzati, tant'è che quei muri nessuno li considera imbrattati ma al massimo colorati.

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