Ospedale ed Università a Terni

Un nuovo modello di integrazione tra università e ospedale che consenta di superare conflitti e diffidenze. Nel polverone della discussione sulla riforma sanitaria regionale e sulla prospettiva dell'azienda ospedaliera integrata con l'università, il direttore generale del "Santa Maria", Gianni Giovannini, ha rilanciato la proposta che l'azienda ospedaliera ternana formulò circa un anno fa presentando l'atto di indirizzo triennale 2010-2012 perla definizione del programma di attività assistenziale e amministrativa.
Il tutto davanti alla "vecchia" giunta regionale, quando la riforma Gelmini sull'università era ancora soltanto un disegno di legge, quando la "517" di cui tutti oggi si riempiono la bocca poteva essere anche il numero di un tram di Roma. Ma proposte e contenuti di allora sono più che mai attuali ora che Terni e il suo ospedale si interroga sul modo in cui relazionarsi con l'università e se e come il modello dell'azienda integrata che propone la Regione con l'applicazione della 517/99 possa essere modellato sulla sanità ternana. E cosa si diceva, dunque, un anno fa? Si partiva ovviamente dalla convenzione quadro tra Regione e Università che ora si vorrebbe superare e se ne evidenziavano le criticità. Ieri come oggi la parola chiave è "integrazione" economica e normativa che si traduce in una "parità" tra medici universitari e medici ospedalieri per garantire da una parte una maggiore "penetrazione" dell'università nell'ospedale e dall'altra "apri re" le docenze anche agli ospedalieri per far fronte alle carenze dell'ateneo.
"É necessario - si legge nella proposta dell'azienda ospedaliera di Terni - un approfondimento dei contenuti fissati nella convenzione quadro Regione Università per renderli efficaci nei confronti delle regole che presiedono ai meccanismi di attribuzione degli incarichi di docenza, nonché di responsabilità organizzativa all'interno dei dipartimenti di cui si compone l'azienda ospedaliera. Oltre all'integrazione economica che equipara dal punto di vista retributivo il docente universitario al dirigente medico ospedaliero occorre introdurre anche una analoga parità normativa per quanto attiene i meccanismi che normano gli incarichi. La ricadute che si potrà ottenere, adottando queste nuove regole, consentirebbe una più ampia e forse completa penetrazione delle linee di insegnamento universitario all'interno di tutte le discipline che compongono la rete dei servizi dell'azienda ospedaliera."
Un nuovo modello di relazioni, propongono i vertici del "Santa Maria", che dovrebbe anche
"contribuire a creare le condizioni per far coltivare le giuste ambizioni di carriera anche ai medici ospedalieri. Infatti - spiegano - il superamento del conferimento a tempo indeterminato di una apicalità universitaria, in una determinata disciplina, sicuramente concorrerà ad attenuare la diffidenza e gli atteggiamenti di chiusura dei dirigenti medici ospedalieri nei confronti dell'istituzione universitaria."
Una risposta indiretta a una delle critiche più frequenti in questi giorni, ovvero quello che la convenzione tra università e azienda ospedaliera ternana abbiapro dotto una "moltiplicazione" dei primariati.
"Detto in altri termini - si legge ancora nel documento - si tratterebbe di adeguare il conferimento degli incarichi di responsabilità ai docenti universitari agli stessi meccanismi previsti dal contratto nazionale del lavoro dei dirigenti medici. Quindi non più apicalità assitenziale a vita per nessuno e contestuale aperture per l'insegnamento anche nei servizi in cui l'apicale è un ospedaliero ma in cui è garantita, almeno, una presenza di dirigenti medici universitari convenzionati."
E come ha ribadito lo stesso Giovannini anche l'altro giorno, il nuovo modello di integrazione potrebbe far sopperire alle carenze di docenti dell'università sfruttando i medici ospedalieri a fini didattici. Aspetto che sarebbe consentito ora dalla riforma Gelmini e che veniva sottolineato anche nella proposta formulata un anno fa.
"Al fine di favorire anche una maggiore integrazione del personale ospedaliero nelle attività didattiche - si legge ancora - si prevede l'attivazione di incarichi remunerati da parte dell'azienda in analogia a quanto previsto per le retribuzioni di posizione dei dirigenti medici. Le procedure di conferimento di questi incarichi dovranno ovviamente avvenire attraverso un organismo paritetico costituito da università e azienda ospedaliera di Terni."
Proposte e prospettive, tutte queste, che il direttore generale del "Santa Maria" dovrebbe tornare a ribadire mercoledì prossimo nell'audizione della seconda commissione consiliare di palazzo Spada che lavorerà all'elaborazione di una proposta da presentare alla Regione nell'ambito della riforma sanitaria:

"Occorre equiparare dal punto di vista retributivo il docente universitario al dirigente medico"

Vincenzo Carducciterni
Il Giornale dell'Umbria Mercoledì 23 Febbraio 2011

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