Il grido si leva alto nel cielo limpido di Terni. Che sembra proteggere una basilica che fa fatica a contenere tutto questo amore. Il giorno dedicato a San Valentino ha una luce forte che illumina e travolge quel mare di fedeli che è ai piedi del caro patrono. A cui affidare le forti preoccupazioni di una città che sembra non credere più in se stessa, che rinuncia ai propositi di trasformazione e che appare quasi rassegnata alle politiche e ai comportamenti di sempre. Come a non voler crescere. Eccolo, appunto, il grido. Che arriva dal profondo del cuore di monsignor Vincenzo Paglia. Nell'attesa omelia non poteva mancare da parte del vescovo della diocesi un monito a istituzioni e forze sociali, con un lungo intervento che ha riproposto una delle facce della "questione Terni" dentro il contesto regionale. Con un'ottica troppo ristretta che non può che far emergere un serio e inquietante interrogativo: c'è ancora spazio per la nostra città in Umbria? e in quel preciso istante gli sguardi si sono presto incrociati con la governatrice della Regione Umbria Catiuscia Marini, seduta in prima fila insieme alla nutrita schiera di autorità politiche e non.
"Confesso che negli ultimi mesi è cresciuto in me il timore - ha esordito. - La città è come se stesse perdendo l'anima, indispensabile invece per rialzare subito la testa. Se non cresciamo cancelliamo già oggi il futuro nostro e dei nostri figli. Si, stiamo rischiando di perdere il futuro. Il contesto generale di crisi condiziona ormai tutto - ha continuato monsignor Vincenzo Paglia - ma dobbiamo essere consapevoli che non mancano di certo le energie per ripensarsi e di reinventarsi in vista dell'appuntamento con la ripresa. Perciò è necessario scegliere le priorità e fare uno sforzo comune oltre i confini dei propri interessi di gruppo."
Valorizzare qualsiasi tipo di risorsa e ripartire dalle persone e dalle loro capacità è la parola d'ordine. Che non può che investire le realtà sociali: dell'impresa, dell'economia, della scuola, dell'università, delle famiglie, delle fondazioni bancarie, della politica e della chiesa.
"Purtroppo - ha rimarcato il vescovo - sembra riemergere una mentalità chiusa, fatta di ricette vecchie e di progetti fragili, senza sostanza e gestita in una logica di compromesso"
L'omelia finisce con il toccare le questioni 'storiche', quelle che fanno ancora più male. Ferite aperte e mai rimarginate. A partire dal lavoro.
"I dati circa la perdita del posto, la cassa integrazione, la disoccupazione giovanile e il lavoro nero non possono non preoccuparci. Il lavoro è l'espressione più genuina della dignità della persona umana. C'è bisogno di rinnovare il nostro modo di pensare e analizzare il mondo del lavoro nelle nostre realtà economiche e produttive, come recenti ricerche condotte proprio alla Thyssen-Krupp hanno tentato di fare con successo. La ferita di oggi si chiama polo chimico la cui salvezza è vitale non solo per frenare la disoccupazione ma anche per avviare un nuovo e promettente sviluppo sia per Terni che per l'intera regione. Ai lavoratori della Basell diciamo che il nostro sostegno non verrà mai meno."
Manca soprattutto coerenza sulla questione riguardante la cultura,
"dove mai come in questo momento servono creatività e idee. Abbiamo necessità di aprirci, di sperimentare, di respirare e di invertire la logica del ripiegamento. La partita sulla cultura si gioca nel campo dell'arte, dell'architettura, dello spettacolo, delle nuove tecnologie e della ricerca. La cultura ha bisogno di libertà, di più risorse provenienti da più fonti indipendenti. La libertà di cui parlo non è l'assenza di limiti, è piuttosto presenza di istituzioni e di conseguenza di regole e di comportamenti aperti all'imprenditorialità."
E cosa dire della questione universitaria?
"Anche su questo fronte assistiamo a processi di cambiamento di cui Terni subisce, per così dire, gli effetti. Cogliere le opportunità è vitale. La crisi dell'esperienza universitaria non dipende dalla riforma nazionale. Dobbiamo piuttosto verificare la ragionevolezza del percorso intrapreso ormai da oltre trenta anni, giudicarne schiettamente gli esiti e aprire se possibile nuove strade. Siamo chiamati a lasciare da parte - ha terminato monsignor Vincenzo Paglia - atteggiamenti consolatori e chiederci se ci sono strategie da intraprendere, dei modelli alternativi su cui puntare."
Si chiude qui. La sfida è stata lanciata. Caro San Valentino, pensaci tu.Lunga e profonda o ella Quella del vescovo monsignor Vincenzo Paglia che non ha nascostola preoccupazione sul futuro di Terni:
"Si rischia di restare ai margini."
Lavoro, università e cultura i temi caldi
Corriere dell'Umbria Martedì 15 Febbraio 2011

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