Il conto alla rovescia si avvicina all'ora fatidica. É pronto per essere lanciato con lo shuttle Endeavour verso Iss, la Stazione spaziale internazionale, l'Alpha Magnetic Spectrometer. É Ams, il "cacciatore" di antimateria realizzato in gran parte dall'Agenzia spaziale italiana e dall'Istituto nazionale di fisica nucleare. Il decollo tra poco più di un mese, in aprile.
"é un cerchio che si chiude dopo quindici anni di lavoro, un'emozione molto forte"
racconta Roberto Battiston, professore all'Università e Infn di Perugia, che ormai conta i giorni. Ordinario di fisica generale, è vice responsabile di questo importante progetto scientifico guidato dal Nobel Samuel Ting. C'è una rilevante quota di ricerca made in Umbria nell'esperimento, al quale lavorano da tre lustri seicento scienziati di 16 nazioni e di 56 istituzioni. E l'Italia con Asi e Infn è il primo contributore, economico e tecnologico. É stata realizzata a Terni, nel laboratorio del dipartimento di fisica, una strumentazione fondamentale di Ams. Ovvero il tracciatore al silicio che permette d'intercettare l'antimateria nello spazio, distinguendo particelle da antiparticelle. Grazie a un magnete superconduttore posto al suo interno e capace di produrre un campo magnetico ventimila volte superiore a quello della Terra. Non solo, un gruppo di scienziati umbri da mesi si trova al Kennedy Space Center, in Florida, per collaborare alle fasi finali prima del lancio di Ams, trasportato lì lo scorso agosto.
"Un mastodontico cargo dell'Airforce americana - racconta Battiston - ci è venuto a prendere a Ginevra, al Cern, per condurci al Kennedy: siamo scesi proprio sulla striscia di atterraggio dello shuttle. E già questa è stata un'emozione grandissima. Per accompagnare Ams a destinazione, in aprile, partirà Roberto Vittori insieme ad altri cinque astronauti. Sarà una sorta di passaggio di consegne tra italiani. Perché sulla Stazione internazionale da dicembre, e per sei mesi, c'è Paolo Nespoli, la prima lunga missione di un italiano sulla Iss. Mentre Vittori resterà dieci giorni, poi farà ritorno sulla terra."
E la soddisfazione di Battiston è "enorme", anche perché nel 1998 il professore era nella commissione che aveva selezionato i due astronauti per questo importante esperimento. Dice, ed è letteralmente entusiasta:
"Si sta concludendo per me una fase scientifica di portata davvero enorme, incredibile."
Ma come è possibile distinguere particelle da antiparticelle? Nel cuore di Ams, un cubo di quattro metri di lato che pesa quasi otto tonnellate, c'è il grande magnete umbro, diametro di un metro.
"Dentro - spiega il professore - abbiamo messo un sistema al silicio che riesce a determinare il percorso delle particelle che lo attraversano. Vede in sostanza se piegano in campo magnetico a destra o a sinistra, a seconda della carica elettrica che hanno."
Non solo. Sempre a Terni, nel laboratorio di fisica, in una sezione superspecializzata chiamata Serms, sono state sottoposte a qualifica spaziale tutte le componenti del rilevatore, cioè di Ams, che ha seicento personal computer a bordo e trecentomila canali di lettura.
"é una vera corazzata dello spazio."
Spiega ancora Battiston:
"Sappiamo che troveremo antiprotoni, antielettroni ma se vedessimo antielio, antiossigeno, cioè antinuclei più pesanti, sarebbe una scoperta clamorosa. Vorrebbe dire che da qualche parte nell'universo ci sono antimondi, antipianeti, antigalassie… Chi lo sa? Noi non abbiamo ancora capito perché dopo il Big Bang l'antimateria sia sparita. Sappiamo che nei raggi cosmici la quantità di antimateria rispetto alla materia è meno di una parte su un milione. Se saremo fortunati riusciremo a vedere qualcosa… qualcosa che non è possibile realizzare nei laboratori terrestri."
E capiremo di più dell'origine dell'universo. Di cosa accadde in quei pochi istanti dopo il Big Bang, quando c'era tanta materia quanto antimateria. Ma è "sopravvissuta" solo la prima dando origine a stelle e galassie. Quindi, a noi
Donatella Murtas
Corriere dell'Umbria Martedì 15 Febbraio 2011

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