Al Collasso il settore della cooperazione sociale, con pesanti conseguenze sui lavoratori. Non solo i tagli all'assistenza, ma ancora gravi risultano i ritardi dei pagamenti degli enti locali. E la Cgil-Fp lancia l'ennesimo allarme.
"Insostenibile - attacca il sindacato - la situazione del settore, stretto in una morsa intollerabile per qualsiasi altra impresa, che ha subito prima il taglio di circa 6mila ore mensili ai servizi convenzionati con la Asl con gravi ricadute occupazionali solo in parte sopperite con gli ammortizzatori sociali, poi il perdurare di una situazione di inesigibilità dei crediti vantati verso le stazioni appaltanti, Comuni del territorio ed Azienda sanitaria. Si sta determinando il vero e proprio collasso della cooperazione sociale nel nostro territorio, tant' è che le imprese più piccole minacciano la chiusura. Non è stato minimamente rispettato l'impegno assunto dalle stazioni appaltanti in sede regionale, con un accordo che fissava i piani di rientro dai debiti verso il settore in due anni. Nulla è stato fatto in tal senso, anzi, la situazione di insolvenza degli enti locali si è ulteriormente appesantita.
Drammatico rilevare - continua la Cgil-Fp - che operatori e operatrici della cooperazione sociale sono le uniche vere vittime della situazione, rischiando di pagare un alto prezzo in termini di perdita dei posti di lavoro. I lavoratori subiscono, in molti casi, il ricatto del sistema datoriale che ricorre a scelte anche illegittime e lesive dell'etica di impresa per sopperire al problema dell'erogazione delle retribuzioni; dall'altro le vessazioni dei responsabili delle stazioni appaltanti che in questo grave momento di difficoltà compiono scelte lesive della stessa dignità degli operatori sociali, richiedendo una flessibilità che di fatto ne disconosce il ruolo e la stessa qualificazione professionale."
L'attivo dei delegati del comparto condanna fortemente
"sia verso il sistema di alcune cooperative che hanno abbassato drasticamente il livello dei diritti e delle tutele, sia le scelte degli enti locali che hanno contribuito ad aggravare la crisi.
"Mal si comprende aggiunge ancora il sindacato un ritardo nei pagamenti, di prestazioni regolarmente prestate ed ascritte nei bilanci degli enti, che si aggira intorno ai 20 mesi per il bilancio sociale e a circa 4 mesi per quello sanitario, determinando oltretutto una situazione assolutamente peculiare per il nostro territorio rispetto ad esempio al perugino, dove l'esposizione debitoria è di circa 6 mesi per il bilancio sociale e di 90 giorni per il bilancio sanitario.
Necessario ed urgente - tuonano i delegati che i Comuni di Terni, Orvieto, Narni ed Amelia e l'Asl svincolino quanto prima risorse a favore del sistema della cooperazione sociale, fornendo ossigeno e risorse dovute ad imprese ormai prossime al collasso. Non sfuggono i mancati trasferimenti del Governo, ma la situazione che si è determinata non è espressione di tali scelte che agiranno nei bilanci dal 2011"
La Nazione Lunedì 28 Febbraio 2011

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