Con l'approvazione della riforma Gelmini, si apre un periodo molto particolare per l'Università di Perugia e per il Polo di Terni.
Nel corso dei prossimi 5 mesi verranno fatte delle scelte sulla futura struttura dell'Ateneo. Alcuni punti della riforma sono molto chiari. Essa punta ad uno snellimento sostanziale del sistema universitario: riduzione di corsi, riduzione del personale, del numero di strutture dipartimentali, del numero di strutture gestionali. Le Facoltà, storicamente il centro fondamentale del potere accademico, spariscono.
I Dipartimenti assumono invece un ruolo molto importante nella gestione delle risorse umane, della ricerca e della didattica: dovendo avere una dimensione minima di 40 docenti saranno necessarie numerose fusioni fra quelli esistenti, per cui ne rimarranno probabilmente solo 18. La parte della riforma collegata alla ricerca è probabilmente quella che risulta più convincente.
L'eccellenza nella ricerca diventa un parametro molto importante perla valutazione dell'Università, da cui dipenderà una frazione sempre maggiore del finanziamento pubblico.
L' Università di Perugia ha deciso, giustamente, che sarà una "research university" e non una "teaching university", per cui i Dipartimenti saranno incentivati ad accogliere solo i ricercatori e i docenti più produttivi dal punto di vista scientifico, in quanto quelli improduttivi rappresenteranno, dal punto di vista della valutazione, un elemento fortemente penalizzante.
La didattica verrà invece organizzata per Scuole dove potranno collaborare due più Dipartimenti, ma ogni Dipartimento potrà partecipare solo ad una Scuola.
Presso l'Ateneo si prevede quindi l'attivazione di 6 Scuole: Sanità, Ingegneria, Scienze, Economia-Scienze politiche, Scienze umanistiche e Agro-alimentare.
Questa è una parte della riforma che risulta meno convincente. La didattica per l' Università è naturalmente una parte essenziale le Scuole hanno un ruolo e una autonomia decisionale minima rispetto a quella delle vecchie Facoltà. Le risorse in termini di personale ed investimenti, verranno gestite dai Dipartimenti e dal Consiglio di Amministrazione. Alla luce di tutto questo, quali prospettive si aprono per il Polo di Terni?
L'operazione di snellimento imposta dalla riforma ridurrà inevitabilmente l'offerta didattica su Temi, per il semplice motivo che il forte calo di docenti dell' Ateneo (in alcune aree fino a-30%0 a causa dei pensionamenti non sostituiti da nuove assunzioni) non permetterà di mantenere aperti tutti i corsi di laurea attualmente presenti a Terni.
Probabilmente le Scuole più radicate a Temi, Medicina ed Ingegneria, continueranno la loro offerta didattica, focalizzando il più possibile su un numero ridotto di corsi di laurea. E noto ad esempio che la laurea triennale in Ingegneria Gestionale è a rischio a meno che non vengano trovate risorse sul territorio, per assumere un significativo numero di ricercatori. Con ogni probabilità Ingegneria Industriale, che include anche la Laurea Magistrale, rimarrà nei prossimi anni, ma anche in questo caso occorre fare attenzione.
Se l'offerta didattica non riuscirà ad attrarre un numero di studenti adeguato all'investimento dell'Università in termini di docenti impiegati a Temi, tenere aperto questo corso di studi potrebbe diventare un fattore negativo nella valutazione della Scuola di Ingegneria. Per cui occorre impegnarsi come Università e come Istituzioni per mantenere e consolidare l'attrattività di questo corso di laurea, ad esempio con una adeguata strategia comunicativa, risolvendo gli attuali problemi dell'edilizia, assicurando le necessarie risorse untane per fare fronte al calo degli organici, migliorando l'offerta complessiva, in termini non solo di didattico-scientifico ma anche logistici e sportivi.
Per quanto riguarda la ricerca invece il Polo di Terni contribuisce in modo significativo alla competitività dell'Ateneo, in particolare con i Laboratori di Pentima, conosciuti a livello nazionale ed internazionale per le ricerche nei settori dei materiali, dello spazio, dell' energia, dei campi elettromagnetici. Questi laboratori sono il risultato di investimenti effettuati nel corso di più di 15 anni con fondi provenienti dalla Comunità Europea, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), dalla fondazione Carit e dal Miur. L'insieme dei Laboratori dei Pentima riconosciuto e apprezzato anche dal Ministero della Ricerca, rappresenta una risorsa importante per l'Università a Temi, su cui occorre continuare ad investire e che allo stesso tempo che deve essere sfruttata per rafforzare l'offerta formativa della futura Scuola di Ingegneria a Temi, per esempio realizzando una Piattaforma Tecnologica, strumento previsto dal nuovo statuto, che graviti intorno alle attività di ricerca svolte a Pentima
Il Messaggero Venerdì 4 Marzo 2011

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