La Sangemini vara un piano per cercare di garantire la continuità aziendale ed evitare il default. Il gruppo umbro operante nel settore del beverage ha, infatti, ottenuto dal Tribunale di Terni nelle scorse settimane l'omologa all'accordo di ristrutturazione del debito che, almeno per ora, ne assicura la sopravvivenza. La notizia è stata diffusa dal quotidiano economico milanese Mf, che parla di un accordo tra soci di maggioranza, il gruppo armatoriale napoletano Bottiglieri-Rizzo, e quelli di minoranza, capitanati dalla Hopa, che aveva ceduto nel 2006 il controllo del gruppo, che occupa circa 300 dipendenti nei diversi centri produttivi che fanno capo a quello di San Gemini, in provincia di Terni.La crisi è scoppiata nel corso del 2010, quando - a partire dall'acqua di Fiuggi, il marchio più esposto alle difficoltà economiche e produttive - l'azienda è entrata in uno stato di difficoltà finanziaria, pressato da un'esposizione nei confronti di vari istituti di credito e da una contrazione dei mercati di riferimento.
Il fatturato, che nel 2006 si aggirava intorno agli 80 milioni di euro, nel 2010 (secondo la ricerca condotta da Esg Group) è sceso a 65 milioni. In più il rapporto tra i soci, la Sangemini Holding guidata dai Bottiglieri-Rizzo e la Hopa, passata sotto il controllo di Mittel, la finanziaria presieduta da Giovanni Bazoli, sono tesi dal 2009, anche per la difficoltà di quest'ultima ad uscire dalla compagine azionaria.
Ora, secondo quanto scritto da mf e rilanciato dall'agenzia Dow Jones, per fronteggiare questa difficile situazione i soci di Sangemini sarebbero corsi ai ripari e firmando una lettera d'intenti con le banche finanziatrici (a cominciare da Unicredit) per procedere alla ristrutturazione del debito. Il Tribunale di Terni ha omologato l'accordo di ristrutturazione, una condizione fondamentale per garantire la sopravvivenza del gruppo.
Ma la manovra non è stata indolore: Sangemini Holding, controllante di Sangemini S.p.a. con una quota del 64,8%, è stata costretta ad abbattere il capitale sociale di oltre 10 milioni, passando da 48 a 37,2 milioni. E successivamente è stato necessario varare un aumento di capitale da 8,32 milioni per ripianare le perdite.Le risorse raccolte con la sottoscrizione dell'operazione, nelle intenzioni dei vertici aziendali (Sangemini S.p.a. è presieduta da Roberto Rizzo) dovranno essere utilizzate per rilanciare i marchi e tentare di riconquistare le quote di mercato perdute negli anni scorsi. Ma anche in questo caso le manovre non saranno indolori: l'impegno preso di fronte al Tribunale di Terni e con gli istituti di credito prevede infatti il varo di politiche di riduzione dei costi, che potrebbero interessare anche il personale.
Ma quest'ultimo aspetto dovrà essere chiarito nelle prossime settimane, quando il piano sarà oggetto di analisi da parte delle organizzazioni sindacali di settore.Il Gruppo Sangemini rappresenta un importante polo imprenditoriale, interamente italiano, che opera nel mercato del beverage con i brand Sangemini, Fiuggi, Fabia, Effeviva, Amerino, Vita di Sangemini. Il Gruppo gestisce lo sviluppo e la commercializzazione dei marchi industriali nel canale moderno e tradizionale oltre a produzione conto terzi.
Federico Zacaglioni
Corriere dell'Umbria Giovedì 14 Aprile 2011

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