Il sistema economico umbro tiene il fiato sospeso per il futuro della ThyssenKrupp Ast. Non si è ancora dissolta l'eco della sentenza del tribunale di Torino che ha portato alla condanna dell'ad Harald Espenhahn per omicidio volontario e di altri cinque manager e che fa paura a tutta l'Umbria. Il timore che serpeggia tra categorie economiche e istituzioni è quello di un possibile disimpegno. Dall'azienda non sono uscite dichiarazioni su questo punto, ma la sensazione è che questa sentenza possa raffreddare gli entusiasmi del gruppo tedesco nel voler investire in Italia. E per l'Umbria la paura è doppia: gran parte del sistema economico ruota infatti al colosso dell'acciaio. Con un valore della produzione di 2,4 miliardi di euro, la ThyssenKrupp-Acciai speciali Terni (Ast) è di gran lunga la prima azienda dell'Umbria.
A questo va sommato il giro di affari mosso dall'indotto. Si stima intorno al sistema Ast un giro di affari che sfiora i 4 miliardi di euro annui, cioè un quarto del Pil della regione, calcolato sui 16-17 miliardi.
”Terni senza Ast è una città che non riesco ad immaginare” . E una questione di identità, per il presidente di Confindustria Umbria, Umbro Bernardini, ternano doc, non solo di Píl, fatturati ed export. Lo spettro del disimpegno di ThyssenKrupp Ast dall'Italia, dopo la sentenza per il rogo di Torino con la condanna dell'ad Harald Espenhahn per omicidio volontario e di altri cinque manager, fa paura a tutta l'Umbria.
"Quella di Torino è una tragedia che ci ha toccato tutti e crediamo nella giustizia, ma il territorio ha diritto di difendersi perché rischia grosso"
chiosa Bernardini.E i numeri gli danno ragione. Con un valore della produzione nel 2008 dí 2 miliardi e 400 milioni di euro, la ThyssenKrupp - Acciai Speciali Terni (Ast) è d i gran lunga la prima azienda dell'Umbria. A questo va sommato il giro di affari mosso dall'indotto soprattutto nel campo dei servizi. Un nugolo di aziende d i costruzioni, impiantistica, trasporti ottiene commesse dalla Thyssen. Cna Terni, secondo alcune stime, valuta come quasi il 60% delle imprese locali sia, in un modo o in un altro, legato al gigante d'acciaio. Si può calcolare intorno al sistema Ast un giro di affari che sfiora i 4 miliardi dì curo annui, cioè un quarto del Pil della regione, stimato sui 16-i7 miliardi. Quanto all'export, l'Istat nel 2010 valuta in quasi 819 milioni di curo quello prodotto dal settore metallurgico ternano (in pratica l'Ast), cioè il 60% dell'export provinciale e circa il 25% di quello dell'intera Umbria."L'Ast ha dato a Terni ricchezza e identità - spiega Bernardini -, la città si è plasmata intorno alla grande industria ". Alla vigilia della seconda guerra mondiale nel polo della 'Terni" (come ha iniziato a chiamarsi dal 1922) lavoravano 22milapersone. Oggi sono 3milagli addetti Ast (compresi quelli delle controllate Sdf, Aspasiel e Tubíficio), più alcune migliaia del sistema Thyssen . […]
Anche per il direttore regionale della Cna, Paolo Arcelli,
"seppure non sia più come negli anni 6o in cu i Terni sì identificava con l'acciaieria e il tessuto è andato diversificandosi, la perdita dell'Alt sarebbe un danno irreparabile."
Le preoccupazioni, per la verità, circolavano sottopelle anche prima della sentenza del 1s aprile. Ma è stato il verdetto della seconda sezione della corte d’assise di Torino a rendere quella paura concreta tra istituzione e sistema economico. Su questo punto bocche cucite nello stabilimento ternano: l'unica reazione ufficiale è stata all'indomani della sentenza, definita "incomprensibile e inspiegabile". La ThyssenKrupp ha anche espresso "ai familiari delle vittime il suo più profondo cordoglio"e ha rinnovato "il suo grande rammarico per il tragico infortunio."
Nel frattempo le voci levate dall'Umbria hanno stonato, per alcuni, nel coro di chi ha celebrato la sentenza nell'ottica del richiamo al rispetto della sicurezza sul lavoro. Dalla presidente di regione Catiuscia Marini fino al sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, passando per il presidente della Provincia Feliciano Polli e i vertici della Camera dì commercio, ma anche i sindacati,tutti hanno sottolineato la preoccupazione per le possibili ricadute della sentenza sul sistema economico locale. Prese di posizione "giuste", secondo Bernardini.
"L'azienda non si è espressa ufficialmente - dice ma io stono propenso a temere un sostanziale disimpegno che, si badi bene, non significa chiudere dall'oggi al domani. Ci sono molti modi. E avventurarsi oggi in previsioni è quantomeno avventato."
Anche per questo il leader degli industriali umbri spiega coni e, all'indomani della sentenza, abbia messo per iscritto la sua preoccupazione in una lettera alla presidente nazionale Emma Marcegaglia.
"Mi ha richiamato al telefono e ha condiviso i miei timori che un caso simile possa costituire un ulteriore elemento di perdita di attrattività dell'Italia perle imprese estere. Io le ho chiesto di adoperarsi ai più alti livelli per difendere Terni e l'Umbria: a mio modo di vedere il tema dovrebbe finire nei colloqui tra Berlusconi e la Merkel."
Ivano Porilrl
Il Sole 24 Ore Mercoledì 4 Maggio 2011

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