Nel "pacco" tedesco il sacrificio italiano. Anzi, ternano. Dalla Germania arrivano più preoccupazioni che certezze sul futuro delle acciaierie di viale Brin dopo che il comitato di sorveglianza della Thyssen Krupp ieri mattina ha approvato e ufficializzato l'annunciato scorporo del settore inox dal gruppo con la benedizione del potente sindacato tedesco Ig Metall.
"Il gruppo non procederà a licenziamenti forzati del personale e se le società verranno vendute ci aspetteremo dai potenziali acquirenti la presentazione di un coerente piano industriale e di dichiarazioni vincolanti sul futuro dei siti e dei posti di lavoro"
, questo si è affrettato a puntualizzare il presidente del comitato esecutivo di Tk, Heinrich Hiesinger. Ma le sue parole non convincono appieno i sindacati ternani che non lo dicono esplicitamente ma temono che dietro l'angolo ci sia il "pacco" e che alla fine gli stabilimenti tedeschi saranno tutelati e a essere sacrificato e messo in vendita sarà solo il mercato italiano dell'inox. E quindi l'acciaieria di Temi. Tanto più che nei giorni scorsi i sindacati nazionali dei metalmeccanici avevano chiesto (invano) nei giorni scorsi degli incontri alla Fem (il sindacato europeo) e alla Ig Metall, tanto più che lo stesso Hiesinger nella conferenza stampa che ha seguito la riunione del comitato a Esseri ha annunciato
"investimenti di parecchi miliardi nei mercati del futuro"
, primi fra tutti la Cina e il Brasile e quindi India e Russia.
"É inaccettabile - dicono le rsu e le segreterie territoriali di Fiom, Fim, Uil, Fismic e Ugl che il piano sia stato discusso solo con le organizzazioni sindacali tedesche ignorando il confronto con le parti sociali italiane. Non intendiamo delegare la nostra rappresentanza e volontà al confronto e troviamo particolarmente sgradevole che altri abbiano deciso sulle sorti delle produzioni anche italiane."
E così, ribadendo la strategicità del sito temano e l'importanza del mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali, i sindacati chiedono di aprire un confronto con le istituzioni locali e la Regione e quindi di attivare il Governo
"per una importante politica di alleanze in grado di proteggere l'eccellenza italiana."
Perché ormai la partita è nazionale, anzi internazionale. Per questo ieri sono intervenute anche le segreterie nazionali di Fiom, Fim e Ugl che chiamano alla mobilitazione che inizierà nei prossimi giorni con le assemblee dei lavoratori.
"É sbagliata la scelta strategica di Tk - dicono dalla Fiom - anche perché, sappiamo bene che, spesso, le dismissioni, gli scorpori e le vendite non garantiscono il mantenimento dell'occupazione, nè il futuro stesso dei siti caratterizzati da produzioni di qualità standard di eccellenza, quali quelli che attualmente sono tipici del sito ternano."
Il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, rincara la dose contestando alla Ig Metal di aver dato rassicurazioni nei giorni scorsi circa la sua contrarietà allo scorporo dell'inox.
"Riteniamo - dice - che l'opposizione alla chiusura degli stabilimenti in tutto il mondo e la tutela dei lavoratori non possano essere indebolite da atteggiamenti di protezionismo nazionalistico."
E poi attacca:
"é ancora più grave che la decisione di Tk, da alcuni mesi in gestazione, sia stata nei giorni scorsi strumentalmente ricondotta alla sentenza di condanna del Gruppo da parte del tribunale di Torino."
L'appello al Governo e alla diplomazia italiana affinché la questione assuma una rilevanza nazionale arriva anche dal sindaco di Temi, Leo Di Girolamo e dal presidente della Provincia, Feliciano Polli, dalla governatrice dell'Umbria Catiuscia Marini e dall'assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi. Un coro unanime che chiede al management della Tk di conoscere i dettagli dell'iniziativa di scorporo e vendita dell'inox.UTILI e Debiti Intanto in mattina il 1 gruppo ThyssenKrupp aveva diffuso i risultati del primo semestre dell'anno fiscale 2010/2011 (al 31 marzo 2011) con un aumento dell'utile operativo del 22% a 770 milioni di curo a fronte di un fatturato in crescita del 21% a 23,6 miliardi di curo. Nel periodo, gli ordinativi sono aumentati del 22% a 24,1 miliardi di curo. Per l'intero esercizio, il gruppo prevede un aumento del fatturato del 10-15% (42,6 miliardi di curo nel 2009/2010) e ha riaffermato che l'Ebit sarà di circa 2 miliardi di curo (era stato di 1,2 miliardi di curo nel 2009/2010). Sui conti della multinazionale tedesca pesano però i 6.492 milioni di indebitamento al 31 marzo 2011 aumentato di oltre 2.712 milioni rispetto al settembre 2010. Un incremento dovuto in particolare agli investimenti per il nuovo carbonio e per l'acciaio inox in Brasile e Usa oltre che per l'aumento delle materie prime. La necessità di rientrare dai debiti è strettamente collegata alle decisione di "disinvestire" sull'area Stainless Global (acciaio inox).
"Per avere una maggiore libertà d'azione per ulteriori miglioramenti strutturali e risparmi sui costi"
come ha precisato Hiesinger, durante il suo intervento di apertura di una conferenza stampa. La divisione Stainless Global, ha ricordato il manager, ha oltre 1lmila dipendenti e ha chiuso lo scorso anno fiscale (2009/2010) con un fatturato di 5,9 miliardi di curo. Queste attività, quindi, rappresentano circa il 60% del fatturato totale (circa 10 miliardi di curo) delle attività che il gruppo si prepara a vendere e circa un terzo in termini di organico (oltre 1lmila dipendenti su un totale di circa 35mila).
Il Giornale dell'Umbria Sabato 14 Maggio 2011

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